Video Sono 111532 le cartoline per dire basta alle violenze e alle violazioni dei diritti umani in corso in Iran dallo scorso settembre, quando un'ondata di proteste ha investito il paese in seguito all'uccisione di Mahsa Amini, colpevole di non aver indossato correttamente il velo. Sono state sottoscritte da cittadini italiani e raccolte da Coop e Amnesty Italia in un gigantesco sacco di yuta per essere simbolicamente consegnate all'ambasciata iraniana a Roma. "Lì dentro c'è la volontà di centinaia di migliaia di persone di lottare per la libertà e per la dignità delle donne in Iran", ha spiegato Marco Pedroni, presidente dell'Associazione Nazionale delle Cooperative. "Quando abbiamo chiesto alle attiviste iraniane cosa potessimo fare per aiutarle - ha aggiunto Maura Latini, presidente Coop Italia - loro ci hanno risposto chiedendoci una mano per tenere alta l'attenzione"
di Francesco Giovannetti
Il regista due volte premio Oscar racconta a Torino la rivoluzione delle donne che pretendono uguaglianza: «Avere timore per me e la mia famiglia sarebbe ridicolo di fronte ai quindicenni che rischiano la loro vita»
Annalisa Cuzzocrea
Il regime di Teheran accusa le studentesse per gli attentati nelle scuole. Attivisti: «Detenute a Shiraz senza contatti con le famiglie»
GIACOMO GALEAZZI
Verranno inviati prima degli ammonimenti e poi le multe, perché «apparire in pubblico senza velo offusca l'immagine spirituale della società e provoca insicurezza»
Il ministero dell'Istruzione ha annunciato che non saranno forniti servizi alle studentesse che «non si attengono al codice di abbigliamento delle scuole»
Il padre della 22enne Amini e quello di un ragazzo giustiziato rendono omaggio ai due giovani sulla tomba della donna-simbolo. Un gesto di condivisione del dolore che diventa atto di accusa per l’Iran
CATERINA SOFFICI
Video L’aggressione a due donne senza velo a Shandiz sta facendo indignare e discutere l’Iran. Le telecamere a circuito chiuso di un negozio di alimentari della città nel Nord Est del Paese hanno ripreso il momento in cui un uomo, sostenitore del governo ultraconservatore, inveisce contro la madre e la figlia che non indossano l’hijab e gli versa addosso con violenza un vasetto di yogurt. Ma a differenza di quanto accadeva in passato il proprietario del negozio e un altro cliente si ribellano, cacciando l’aggressore dall’alimentari.
L'uomo è stato fermato per "disturbo all'ordine pubblico", ma anche le due donne sono state arrestate per aver mostrato i capelli in pubblico, mentre il negoziante ha ricevuto un ammonimento formale per aver consentito loro l’accesso nonostante non avessero l’hijab.
Da mesi le donne iraniane guidano il movimento di protesta in Iran che ha fatto della battaglia contro il velo obbligatorio uno dei punti cardine di una piattaforma politica più ampia che chiede la fine della Repubblica Islamica e l’avvento della democrazia. In un primo momento sembrava che le autorità iraniane avessero allentato la presa sulla società civile dopo la morte di Mahsa Amini: la cosiddetta polizia morale, che vigilava sui rigidi codici di abbigliamento imposti alle donne, è scomparsa dalle strade. Ma le autorità stanno usando altri metodi per far rispettare le loro regole contestate. Diversi negozi sono stati chiusi per aver consentito l’accesso a donne senza velo, molte ragazze continuano ad essere aggredite verbalmente o arrestate. E gli stessi funzionari pubblici hanno ripreso ad alzare la voce: nessuna tolleranza per chi non indossa l’hijab, ha dichiarato il capo della magistratura, Gholamhossein Mohseni Ajeei, secondo il quale togliere il velo è un'offesa al sistema e ai suoi valori, e deve essere punito "senza alcuna tolleranza".
di Gabriella Colarusso
La paura non funziona più. Dopo averle braccate per quasi una settimana, le autorità iraniane hanno scovato e arrestato le ragazze protagoniste del video diffuso l'8 marzo scorso in cui danzavano senza velo sulle note di "Calm Down" per le strade di Ekbetan Town. Ma la paura non funziona più e la ri
Dopo l’arresto di cinque ragazze si moltiplicano i video di sfida a Ekbetan, alla periferia della capitale, in migliaia scendono in strada
francesca paci
La risposta alla confessione estorta alle cinque prigioniere è un fiorire di trailer musicali analoghi nelle strade del Paese e sui social. Ieri sera gruppi di giovani hanno guidato manifestazioni a Teheran, Mashhad, Qazvin, Malayer
francesca paci
Dalla fine di novembre, centinaia di casi di avvelenamento respiratorio sono stati segnalati tra le giovani allieve principalmente nella città a Sud di Teheran. Alcune di loro sono state ricoverate
Pegah Moshir Pour ricorda che «c’è un posto nel mondo dove non si può amare liberamente, né vivere liberamente. I ragazzi e le ragazze vengono impiccati»
Con Morandi, Ranieri e Al Bano canta tutto l’Ariston. I Black Eyed Peas fanno ballare l’Ariston. Il rap politico di Fedez
alice castagneri, roberto pavanello
In occasione dell'anniversario della Rivoluzione islamica del 1979 la mossa della Guida Suprema iraniana. Hacker di Stato contro Charlie Hebdo. Sos per le donne accecate deliberatamente. Arrestata giornalista, è sorella del reporter che rivelò la morte di Mahsa Amini
GIACOMO GALEAZZI
In carcere da sette mesi, l’autore di “Taxi Teheran” è in sciopero della fame: «Rifiuterò cibo e finché non sarò liberato o lo farà il mio corpo senza vita»
caterina soffici
Al Arabiya: “Coinvolta l’aviazione statunitense”
Video Il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, ha incontrato la scacchista iraniana Sara Khadem, 25 anni, nota per aver giocato senza velo all'ultimo campionato mondiale di scacchi, Rapid e Blitz, svoltosi ad Almaty, in Kazakistan. Così facendo si è schierata apertamente contro la morte di Mahsa Amini e contro le repressioni pepetrate dalle autorità a Teheran. L'atleta iraniana, al termine dell'evento, ha deciso di non tornare in patria ma di trasferirsi in Spagna ed evitare future rappresaglie.
Khadem e Sanchez hanno giocato una partita davanti ai giornalisti e fotografi presenti. Sanchez, invitando l'atleta al Palazzo della Moncloa ha voluto esprimerle personalmente il suo sostegno. Khadem, nota anche come Sarasadat Khademalsharieh, si è trasferita in Spagna all'inizio di gennaio con il marito, il regista Ardeshir Ahmadi, e il figlio Sam di 10 mesi.
In un'intervista rilasciata domenica scorsa a El Pais (rilasciata in una località segreta per ragioni di sicurezza) Khadem ha dichiarato che prima del torneo di Almaty avrebbe indossato l'hijab solo "se ci fossero state le telecamere, perchè in quel momento rappresentavo l'Iran". "Ma con il velo non sono me stessa, non mi sento più a mio agio, e quindi volevo porre fine a questa situazione. E ho deciso di non indossarlo più". Le atlete iraniane sono tenute a rispettare il rigido codice di abbigliamento femminile della Repubblica islamica, principalmente coprendo il capo, quando rappresentano il loro Paese in eventi internazionali. Khadem ha detto di sperare che i suoi parenti in Iran non subiscano "rappresaglie perché se c'è qualcuno che deve dare spiegazioni per le mie azioni, sono io, non loro, dato che la decisione è stata solo mia". Ha detto di aver iniziato a pensare di trasferirsi all'estero dopo la nascita di suo figlio. "Ho iniziato ad apprezzare il fatto di vivere in un posto dove Sam potesse uscire per strada e giocare senza che noi fossimo preoccupati, e molte altre cose del genere. La Spagna era l'opzione migliore". Khadem ha detto che vorrebbe continuare a rappresentare l'Iran nei tornei di scacchi e che intende diventare una streamer online, presentando programmi di scacchi. "Ho quest'idea da anni, ma non volevo farlo dall'Iran e indossando il velo".
Mmes Melika Hashemi, Saideh Shafiei e Mehrnoush Zarei sono state trasferite nel carcere Evin a nord di Teheran. Non si conoscono i capi di imputazione
Chi sono i guardiani della rivoluzione e cosa succede ora
Lo riportano i media iraniani, che parlano di tentativo di far passare la morte per suicidio. E l’Ue condanna l’esecuzione di Akbari: “Precedente spaventoso”