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«Competition is competition», ebbe modo di dire Romano Prodi. La crisi esplosa con la Francia sulla nave ong Ocean Viking - a proposito della quale il quotidiano Le Monde ha titolato "Un disastro europeo" - presenta, infatti, anche una (forte) motivazione tutta interna alle dinamiche competitive tra i partner dell'esecutivo. Ed è quello a cui l'opinione pubblica sta assistendo all'indomani del debutto del governo Meloni. Senza dimenticare, comunque, che la questione viene da più lontano, ovvero dal rovesciamento dei rapporti di forza in seno alla coalizione di destracentro, con il primato di FdI sulla Lega. Un cambio negli equilibri tra le destre neopopuliste italiane che ha scatenato Matteo Salvini, il quale, una volta perduto il "tocco magico", si è ritrovato alle prese con una crescita dell'area del dissenso interno (anche se, come tipico del "cesarismo leghista", molto attento a non manifestarsi fuori dalle stanze del Carroccio).E, dunque, l'impressione è che la premier e il vicepremier si marchino stretti e si inseguano, ribattendo l'una all'altro colpo su colpo. L'identitarismo di destra-destra che sta connotando i primi atti di questo esecutivo si può così leggere all'insegna di una chiave duplice. Sicuramente la volontà di lanciare segnali di "rassicurazione" e conferma nei confronti dei bacini elettorali tradizionali e specialmente verso quelli che guardano con maggiore disagio a una certa (quanto meno asserita, e comunque obbligata) continuità nel campo delle politiche di bilancio tra il governo Meloni e le linee indicate da Mario Draghi. Ma anche un crescendo che evidenzia come dietro ogni provvedimento si possa leggere la concorrenza tra un Salvini all'arrembaggio (e desideroso di tenere sotto tutela il "suo" ministro Giancarlo Giorgetti) e Meloni impegnata in una specie di strategia "di contenimento" nei suoi confronti, che esaspera la spinta a destra. Talmente forte, difatti, da avere ricollocato Forza Italia "alle sue origini" quale formazione politica portatrice di un orientamento garantista e attento alle libertà individuali. Dai migranti alle concessioni ai no-vax, dall'impostazione iper sicuritaria allo scontro con il governo transalpino e con Emmanuel Macron, lo spettacolo è quello di una competizione ossessionata dal "marcare il territorio" sul terreno della destra populista in una rincorsa identitaria ben lontana dai proclami pacificatori del discorso meloniano in vista della fiducia parlamentare.Lo confermano le incredibili dichiarazioni del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato (già responsabile del dipartimento in materia di Fratelli d'Italia) sull'assenza di prove del fatto che senza i vaccini la pandemia di Covid sarebbe risultata più grave: un modo per non dismettere il presidio dei consensi antivaccinisti già difesi dai salviniani.E, per certi versi, si spiega così anche uno degli eventi più inusitati che siamo stati costretti a vedere, l'autentico sgarbo istituzionale consumato dal presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha rapidamente dismesso le vesti super partes nei riguardi del Quirinale sulle relazioni con la Francia.Appare pertanto palese l'intenzione di Salvini di dettare l'agenda del governo, approfittando anche dei ripetuti impegni internazionali a cui deve assolvere la presidente del Consiglio. E i buoni propositi del debutto si rivelano così già dissolti sull'altare di una concorrenza che si radicalizza a destra vieppiù. Perché, appunto, competition is competition... --Massimiliano Panarari