Lo squadrismo ormai padrone della provincia sfratta il "rosso" Malagugini dal Mezzabarba
Roberto LodigianiI conti col nemico di classe erano già stati regolati da tempo, con implacabile brutalità, e il 28 ottobre 1922, mentre le squadre marciano su Roma, i fascisti pavesi occupano i centri nevralgici del potere senza incontrare resistenza. Angelo Nicolato, figura emergente del Pnf, coordina i movimenti dalla locanda Tre Re di Cava Manara, trasformata in quartier generale, ma i suoi elaborati piani tattici sono del tutto superflui, in mancanza di un'opposizione. Alla guida del consiglio provinciale si insedia Cesare Forni, il ras dello squadrismo lomellino che appare il padrone indiscusso del partito e degli equilibri politici (ma sarà una leadership di breve durata, presto la rottura con Mussolini e la messa all'angolo, con l'inevitabile corollario di una selvaggia bastonatura, da cui lo salvera solo la tempra robusta). Resta praticamente un'unica partita ancora da risolvere, quella con l'amministrazione "rossa" di Pavia, ancora in carica a Palazzo Mezzabarba. «Alle cinque del pomeriggio di domenica 28 - scrive Giulia Celegato, autrice di una tesi di laurea su Alcide Malagugini, il maestro e pedagogo, ultimo sindaco socialista della città prima del ventennio - si presenta negli uffici del sindaco il capitano Maso Bisi, accompagnato da altri tre rappresentanti del fascismo locale, per accertarsi che l'indomani Malagugini avrebbe convocato la giunta e dichiarato le dimissioni». La firma avviene il mattino di lunedì 29: lasciano Malagugini, gli assessori e i consiglieri comunali (Giovanni Agradi, Ercole Bioni e Pietro Gambini si erano già dimessi, "per ragioni personali"). Malagugini, dopo aver passato le consegne al commissario prefettizio, il generale Oddone Ganassini, si congedò con una dignitosa lettera di commiato ai concittadini, ai quali «augurò che Pavia trovasse sempre nei suoi reggitori la devozione illimitata e il fervore di lavoro, coltivati dall'uscente amministrazione.»Le reazioni nella stampa "La Plebe", storico organo socialista (controllato dal Psu di Montemartini dopo la scissione con i massimalisti) era sotto sequestro e avrebbe ripreso le pubblicazioni solo il 14 novembre. Improntata alla prudenza la linea della "Provincia Pavese". L'edizione del 1 novembre riferisce in modo asettico, in terza pagina, dell'uscita di scena della giunta di sinistra e della nomina del commissario, pubblicando la lettera di dimissioni del sindaco alla prefettura, nella quale Malagugini spiega che Bisi lo aveva posto di fronte al fatto compiuto della presa del «potere assoluto della provincia. "Siamo soldati e obbediamo agli ordini del quartier generale che ci impone di chiarire la situazione", aveva detto il comandante squadrista, dimostrando nella circostanza un tatto inusuale. Seguivano l'elenco degli amministratori e dei consiglieri dimissionari. Gli altri sindaci "sovversivi" dei principali centri della provincia erano già stati messi fuori gioco e il fallimento dello "sciopero legalitario" di luglio, l'ultimo estremo tentativo di fermare la montante marea nera aveva già spianato la strada al trionfo fascista. Di libertà e democrazia si sarebbe tornati a parlare nel 1945. --© RIPRODUZIONE RISERVATA