Stato-mafia: altre accuse per Mancino
PALERMO L'annuncio di una nuova aggravante per l'ex ministro dell'Interno, Nicola Mancino, ha segnato la prima udienza del processo per la trattativa Stato-mafia che si è aperto ieri mattina a Palermo nell'aula bunker di Pagliarelli. Ad anticipare la contestazione nei confronti dell'ex esponente Dc è stato il procuratore aggiunto Vittorio Teresi, che non ha potuto specificare meglio la natura dell'accusa perché il presidente della Corte di Assise, Alfredo Montalto, lo ha interrotto invitandolo a procedere solo dopo le formalità preliminari. Al momento dovuto e non in apertura di dibattimento. Mancino, presente all'udienza, si è detto «sereno»: «Ho fiducia e speranza di uscire da questo processo. Ho combattuto la mafia, non posso stare nello stesso processo con i mafiosi. Chiederemo lo stralcio», ha affermato l'ex ministro dell'Interno. «La prima ragione, comunque, di un cittadino è difendersi nel processo ed è quel che intendo fare», ha aggiunto prima di salutare con una stretta di mano il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo. Oltre a Mancino, in aula si sono affacciati solo altri due imputati: l'ex comandante del Ros Antonio Subranni e Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo Don Vito Ciancimino. Erano invece collegati in videoconferenza i boss mafiosi Totò Riina, Leoluca Bagarella, Nino Cinà e Giovanni Brusca. Assenti l'ex generale del Ros Mario Mori, l'ex colonnello Giuseppe De Donno e l'ex senatore del Pdl Marcello Dell'Utri. Eccetto Mancino, che per ora risponde solo di falsa testimonianza, tutti gli altri sono accusati di attentato mediante violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato. Il solo Ciancimino anche di concorso esterno in associazione mafiosa e calunnia. Un altro politico, l'ex ministro Dc Calogero Mannino ha chiesto e ottenuto di essere processato col rito abbreviato: il giudizio si aprirà stamane. Stralciata resta poi la posizione di Bernardo Provenzano, detenuto a Parma in pessime condizioni di salute. Il processo è stato rinviato a venerdì poiché la procura ha chiesto un termine prima di esprimere il proprio parere sulle domande di costituzione di parte civile, dato l'alto numero delle istanze presentate ieri. Tra queste la Regione Toscana, il Comune di Firenze, l'Associazione vittime dei Georgofili, Addiopizzo, Libera, Salvatore Borsellino. Il gup aveva già ammesso tra le parti offese la presidenza del Consiglio, la Regione Sicilia, il Comune di Palermo, l'ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro, Rifondazione comunista e il Movimento delle Agende rosse che ieri, fuori dall'aula bunker, ha duramente contestato Mancino.