Andrea Bonafede, il geometra di Campobello di Mazara che ha prestato l'identità al boss Matteo Messina Denaro, arrestato ieri, sarebbe un uomo d'onore riservato. Lo scrive il gip nella misura cautelare. «Si è in presenza, in sostanza, sia pure in termini di gravità indiziaria, di un'affiliazione ver
Video Il drone in volo su Campobello di Mazara, dove è stato individuato mercoledì un secondo covo di Matteo Messina Denaro. Nelle immagini, anche la casa di proprietà della madre di Andrea Bonafede, il prestanome del boss. L'abitazione è stata posta sotto sequestro giovedì.
Video L'individuazione del covo a Campobello di Mazara "fa più rabbia, perché un personaggio del genere ha potuto vivere indisturbato in questo territorio". Così commenta la scoperta del rifugio di Matteo Messina Denaro Giuliano Panierino, Comandante della Polizia Municipale del Comune trapanese in cui si trova l'ormai ex rifugio del boss mafioso. Video di Niccolò Lupone/Localteam
Video "Mi ha dato fastidio non vederlo in manette nel momento dell'arresto". Il 19 luglio '92 Salvatore Borsellino perse il fratello, il giudice Paolo. Oggi a Metropolis commenta le immagini della cattura del boss mafioso Matteo Messina Denaro dopo 30 anni di latitanza: "La mia paura è vedere tra pochi anni liberi i fratelli Graviano, come predetto da Baiardo".
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Video Pierfrancesco Dilibero in arte Pif commenta nello speciale Metropolis la cattura di Matteo Messina Denaro poco dopo l'arresto del superlatitante. Palermitano, autore di "La mafia uccide solo d'estate", da sempre voce potente contro la i il potere e le infiltrazioni mafiose nella sua terra, Pif sorride: "È un giorno di festa, non importa avere atteso trent'anni, oggi è un giorno sano, voluto dallo Stato, molto diverso dal caso Riina". E aggiunge: "I carabinieri non possono fare tutto, oggi è inaccettabile che un candidaro accetti chi porta voti mafiosi. Il giorno in cui questo non accadrà, solo allora avremo davvero vinto".
Video Il generale di divisione Pasquale Angelosanto, comandante del Ros, annuncia l'arresto del boss Matteo Messina Denaro
Video È arrivata al cimitero di Castelvetrano (Trapani) la salma del boss mafioso Matteo Messina Denaro, morto lunedì notte all'ospedale dell'Aquila. La bara, come stabilito dalla Questura di Trapani, non ha attraversato la città di Castelvetrano ma ha raggiunto direttamente il cimitero. Il feretro è partito da L'Aquila ieri sera al termine dell'autopsia eseguita nell'ospedale abruzzese, su ordine delle Procure de L'Aquila e di Palermo. Il cimitero è blindato da ieri, dopo un sopralluogo degli agenti della Questura di Trapani. Presenti solo alcuni familiari del boss, tra cui la sorella Giovanna e il fratello Salvatore. Oltre alla nipote Lorenza Guttadauro, che era anche la sua legale e che si è occupata in questi giorni delle procedure burocratiche. Presente anche la figlia Lorenza Alagna, che qualche tempo fa ha chiesto di potere prendere il cognome del padre. Non ci saranno funerali religiosi. La salma verrà tumulata senza alcune cerimonia.
Video Pochi secondi di immagini "d'archivio", risalenti al 19 aprile 1997. Maria Mesi che esce più volte da un appartamento ad Aspra, frazione marinara di Bagheria, per entrare in auto. Già 25 anni fa la donna, allora poco più che trentenne, era controllata dalle forze dell'ordine perché legata sentimentalmente a Matteo Messina Denaro e gli inquirenti erano andati vicinissimi alla sua cattura. Era stato individuato il covo – appunto l'appartamento di Aspra – in cui i due si incontravano ma qualcuno avvertì il boss e l'arresto sfumò. Ora, 25 anni dopo, l'accusa per Mesi è sempre di favoreggiamento: i carabinieri del Ros hanno perquisito l'abitazione della donna lunedì 30 gennaio.
L'esame durato più di 4 ore. La salma deposta in una bara di cedro da 1.500 euro, le spoglie saranno traslate con la scorta della polizia penitenziaria e dalle altre forze dell'ordine
Video E’ stato arrestato poche ore fa a casa della sorella a Campobello di Mazara, località Tre Fontane. Andrea Bonafede, l’uomo che ha ceduto la sua identità al superlatitante Matteo Messina Denaro che coi suoi documenti si è curato per almeno due anni e mezzo negli ospedali e nelle cliniche della Sicilia occidentale. La posizione di Andrea Bonafede – quello vero – si era complicata da giorni e uno degli ultimi tasselli in ordine di tempo era stata la scoperta che la Giulietta, utilizzata dal latitante per i suoi spostamenti, era intestata alla mamma di Bonafede, C’è poi la conoscenza con Messina Denaro fin da bambini, la vicinanza delle due famiglie fin dai tempi del padre del latitante e dello zio del suo alias, entrambi mafiosi di rango uniti da battesimi, cresime e comparati. Il boss, con l’identità di Bonafede, ha usufruito del medico di base del suo alter ego. Che ha ammesso ai magistrati anche di aver comprato la casa di Campobello di Mazara di via Cb 31/7, ultima, comoda, residenza dell’ex latitante che gli ha consegnato i soldi.