Giolden Dome, perché la (carissima) cupola spaziale di Trump può rendere il mondo meno sicuro

Video Il 23 marzo 1983 Ronald Reagan ha annunciato il piano per costruire una rete difensiva anti-missile nello spazio: le sue Star Wars hanno rappresentato il momento più cupo della Guerra Fredda, ma paradossalmente hanno contribuito a determinare la lunga stagione di pace e disarmo. Ora Donald Trump lancia un’iniziativa simile: Golden Dome, la cupola satellitare che proteggerà gli Stati Uniti da qualsiasi aggressione condotta con armi balistiche, missili ipersonici e droni. Trump sostiene che sarà completata in tre anni, con una spesa di 175 miliardi di dollari: stime che paiono pura propaganda perché finora i preventivi ipotizzavano almeno otto anni per renderla operativa con un costo superiore a 500 miliardi di dollari. A beneficiare dei contratti saranno i nuovi protagonisti dell’industria militare hi-tech: Elon Musk e Peter Thiel, animatore di Anduril e Palantir. L’aspetto più preoccupante è quello psicologico: chi dispone di uno scudo, è più tentato di usare la spada. Se il Golden Dome un giorno proteggerà l’America da qualsiasi minaccia nucleare russa, cinese, nordcoreana, allora la Casa Bianca potrebbe essere incentivata a usare l’arma atomica. E’ la stessa considerazione che portò a limitare negli anni Settanta lo schieramento dei primi sistemi antimissile con un accordo tra Washington e Mosca. E che torna a riproporsi oggi, mentre sempre più spesso viene evocato l’impiego di testate tattiche: quelle che mirano a ottenere risultati sul campo di battaglia ma che hanno una potenza distruttiva superiore alla bomba di Hiroshima. I “Sentieri di guerra” in video di Gianluca Di Feo per Metropolis. Montaggio di Lorenzo Urbani. Metropolis è la nostra striscia di politica, attualità e società che va in streaming tutti i giorni alle 18 dal lunedì al venerdì con i protagonisti della politica, del giornalismo e della cultura  GUARDA TUTTE LE PUNTATE E LE CLIP

Collisione aerea sul Potomac: i familiari delle vittime in visita al luogo dello schianto

Video I familiari delle 67 vittime del tragico scontro tra un aereo di linea e un elicottero dell’esercito hanno visitato il luogo dell’incidente lungo il fiume Potomac, scortati dalla polizia. Lo riportano i media locali. Le immagini video mostrano un folto gruppo di persone arrivare sul posto a bordo di autobus, nei pressi dell’aeroporto nazionale Ronald Reagan di Washington, ad Arlington, in Virginia. Venerdì 31 gennaio, gli investigatori sono riusciti a recuperare la scatola nera dell’elicottero militare Black Hawk, precipitato dopo la collisione a mezz’aria avvenuta mercoledì 29 gennaio con un aereo passeggeri dell’American Airlines.

Washington, la torre di controllo all'elicottero: "Hai visto l'aereo? Giragli intorno"

Video "Vedi l'aereo? Passagli dietro". Nelle registrazioni audio della torre di controllo dell'aeroporto di Washington diffuse dalle agenzie di stampa americane i secondi precedenti al tragico scontro tra l'elicottero militare e l'aereo avvenuto nella notte allo scalo Ronald Reagan. Dall'elicottero si sente un militare esclamare: "Avete visto?". Poi il controllore continua: "Girategli attorno, mantenete quota 3 mila piedi". Di fronte alle mancate risposte dei militari la torre di controllo chiede: "Black Jack Three, puoi ritornare alla base? Ho bisogno che atterri immediatamente" Segui la diretta