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Il piattone spiazzante di Gianni Rivera all'Azteca, insieme con l'urlo di Marco Tardelli al Santiago Bernabeu, è un'immagine che rimane fissa nel tempo, uno dei momenti più emozionanti per il calcio italiano ma anche dell'avventura agonistica di uno dei più grandi numeri 10 di tutti i tempi, che dom

Rivera, Mazzola e la vendetta di Montezuma

Ventimila persone con cartelli e striscioni invadono l'aeroporto di Roma. Sta arrivando un aereo da Città del Messico. C'è grande agitazione. La polizia ferma a fatica i manifestanti. Che cosa succede? E' il 22 giugno 1970. Dal Messico arrivano gli azzurri che hanno appena perso la finale del Campio

Vendrame, il George Best italiano

Ha fatto un tunnel a Gianni Rivera, ma subito dopo si è pentito: «E' il mio idolo, gli ho mancato di rispetto». In campo e fuori si è sempre comportato a testa alta, non ha mai accettato compromessi. Di stranezze ne ha combinate tante. Gioca nel Padova e lì arriva la Cremonese. I lombardi hanno biso

Beppe e Franchino, fratelli contro

Hanno cominciato, uno contro l'altro, sull'aia della cascina dove abitavano, a Travagliato (Brascia) e hanno finito a San Siro, tanti anni dopo. Sempre contro, a parte una breve parentesi in Nazionale. Giuseppe Baresi (detto Beppe), classe 1958, è stato a lungo capitano e bandiera dell'Inter. Suo fr

Gianni Brera, grandezza di un mito

Ha inventato termini ancora in uso nel linguaggio sportivo. E soprannomi per decine di calciatori (a volte apprezzati, a volte no). E' stato, dal dopoguerra alla morte, il più grande (e imitato) giornalista sportivo italiano. Gianni Brera nasce nel 1919 a San Zenone Po e il grande fiume, i suoi bosc

Rivera, l'abatino è diventato no-vax

La scena, memorabile, è del 20 maggio 1973. La Domenica Sportiva invita tutta la squadra del Milan in trasmissione. E' in testa alla classifica e in quel giorno si gioca l'ultima di campionato. Ma i rossoneri perdono a Verona e lo scudetto va alla Juve. L'imbarazzo in studio è totale. Il conduttore,

Senza Titolo

Antonio BarillàEzio Vendrame aveva i capelli lunghi, il piede fatato e il carattere ribelle. Troppo facile paragonarlo a George Best, che costruiva la sua leggenda dannata, soltanto Giampiero Boniperti in quell'ala talentuosa rivedeva Mario Kempes. Era delizia e croce dei tecnici, prezioso e ingesti