Verso il modello francese duello governo-Regioni anche sui nuovi parametri
Alessandro Barbera Paolo Russo /ROMANon c'è ancora accordo fra governo e Regioni sull'introduzione del passaporto vaccinale, ma la soluzione oggi si troverà. Lo impone l'andamento dei contagi: se entro la fine della settimana non si trovasse, da lunedì il ministero della Salute sarebbe costretto a imporre la zona gialla in Lazio, Veneto, Campania, Sicilia e Sardegna. È dunque questione di ore. I governatori sono preoccupati delle conseguenze per la stagione turistica, e vorrebbero rinviare la decisione a settembre. Mario Draghi e Roberto Speranza sono decisi ad agire subito, come in Francia, dove il pass entra in vigore oggi, anche se per il momento solo per accedere in cinema e teatri.Ieri in Italia si sono registrati 4.259 casi, 21 decessi, due persone in più ricoverate nei reparti ordinari e tre nelle terapie intensive, e un saldo di meno sette. Se confrontata con quella francese, la situazione non è preoccupante: 21 mila casi e 859 persone gravi contro le 156 in Italia. Ma il governo e gli esperti del Comitato tecnico scientifico temono la velocità di propagazione della nuova variante del virus, molto più contagiosa della precedente. Secondo una stima dell'Istituto superiore di sanità, alle attuali condizioni, il numero di casi gravi fra i non vaccinati potrebbe salire a mille in venti giorni. Insomma, quel che conta per Draghi è spingere gli indecisi a vaccinarsi, e il Green Pass è un ottimo incentivo. Se così non fosse, arriverà l'obbligo vaccinale. Nella scuola non si parla d'altro: l'associazione dei presidi ieri ha chiesto di introdurlo. Insomma, si tratta di scegliere il minor male: Forza Italia e Italia Viva sono d'accordo, e nel governo sono convinti che alla fine anche Matteo Salvini, finora il più restio a cedere all'uso del pass, accetterà il compromesso. Anche fra i governatori di centrodestra c'è chi è convinto non ci siano alternative. Ieri il veneto Luca Zaia ha mandato un messaggio agli ammiccamenti del leader al mondo no vax: «Ho l'obbligo morale di dire che i ricoverati di queste ore sono tutti non vaccinati».Oggi si incontreranno di nuovo le Regioni fra di loro, poi con il governo, che nel frattempo riunirà la cabina di regia della maggioranza. La linea Maginot dell'accordo politico è il limite di riempimento di posti letti oltre il quale far scattare le zone gialle: sarà probabilmente fissato al dieci per cento nelle terapie intensive, al venti nei reparti ordinari. Speranza insiste per mantenere anche un numero minimo di contagiati (cinquanta ogni centomila abitanti), ma il vero nodo è l'estensione del Green Pass. Il ragionamento recapitato da Draghi ai governatori è semplice: quanto più ampio sarà il suo uso, tanto più sarà difficile essere costretti a vere restrizioni. L'esempio delle discoteche, l'ultimo dei luoghi vietati, è emblematico: grazie al passaporto verranno riaperte da subito, anche se solo all'aperto e con una capienza massima del cinquanta per cento. Il passaporto verrà introdotto da subito per stadi, cinema, concerti, teatri (che potranno così essere riempiti al cento per cento), su aerei, treni e pullman a lunga percorrenza. E poi fiere, congressi, centri commerciali, forse i ristoranti al chiuso. Non ci sarà l'obbligo per metropolitane e autobus urbani, sui quali i controlli sarebbero impossibili da garantire senza uno scanner per il codice «QR» del passaporto. Non ci sarà l'obbligo nemmeno nei bar, nonostante Speranza vada ricordando che i primi casi di coronavirus a Codogno sarebbero partiti davanti a un caffé. Di dettagli tecnici da mettere a punto oggi ce ne saranno diversi. C'è dibattito ad esempio su come comportarsi verso chi è in attesa del vaccino. È possibile che in un primo momento si consideri fra gli immunizzati chi ha avuto una iniezione, poi chi ne ha avute due. Si discute anche sull'aumento delle postazioni per i tamponi gratuiti, che però richiedono tempo e denaro. Intanto il direttore generale della prevenzione del ministero della Salute ha firmato una circolare che permette di considerare immunizzati con una sola dose tutti coloro che hanno contratto il Covid, purché l'iniezione avvenga entro sei mesi dal primo tampone e in ogni caso non oltre un anno dalla guarigione. --© RIPRODUZIONE RISERVATA