Cinquestelle al bivio: movimento nel caos verso il voto emiliano

Dopo la pax grilliana, Luigi Di Maio resta leader; ma l'alleanza è con il Partito democratico, i pentastellati sono, comunque, a un bivio. Certo, il fondatore blinda, prima ancora che il "capo politico", l'accordo con i dem: condizionando la permanenza al vertice del primo, tentato dal ritorno all'asse verdegiallo, alla prosecuzione dell'esperienza di governo con i secondi. Tutti sanno, però, che se anche la Befana portasse in dono un nuovo "contratto", parola e cosa che evocano vecchi fantasmi nel Pd, il nodo sono le elezioni in Emilia-Romagna. Hic Felsina, hic salta! Qui è Bologna, qui salta!Il Pd non potrebbe assistere, senza colpo ferire, a una sconfitta in quella che un tempo era l'Emilia rossa. Non reggerebbe un'alleanza con un riluttante partner di governo che localmente corre in proprio, in nome della surreale idea che il M5s non è né di destra, né di sinistra, mentre a Roma l'esangue esecutivo che guida è sorretto dalla generosa donazione di plasma del partito di Zingaretti.Già i pentastellati, a parte l'ala di Fico, si comportano nei confronti dell'esecutivo come fossero degli estranei, come se la frattura establishment/populismo passasse anche dentro la maggioranza. Se poi la volontà di misurarsi alle regionali sancita dalla piattaforma Rousseau, si traducesse anche nell'indicazione di un proprio candidato governatore, e la scelta si rivelasse decisiva nel determinare la vittoria della Lega, l'esecutivo andrebbe in frantumi. Di Maio, che non pare troppo preoccupato da un simile esito, confidando forse in una rinnovata intesa con Matteo Salvini, si appiglia alla teoria dell'argine, sostenendo che la presenza del M5s consente di sottrarre voti che, altrimenti, andrebbero a Salvini. L'argomento, pur politicamente rivelatore sulla natura di parte dell'elettorato grillino, vale quel che vale di fronte a una sconfitta destinata a scatenare un terremoto politico.Resta il fatto che, come ha ammesso lo stesso Beppe Grillo, il MoVimento è nel caos. Spaccato tra quanti vogliono governare con il Pd, quanti si sentono opposizione sempre e comunque, anche quando sono al governo, e quanti auspicano una rinnovata alleanza con la Lega. Mettere fine a una simile cacofonia non è semplice.I cinquestelle governisti, quelli che vogliono proseguire il cammino con il Pd, dovrebbero chiedere una nuova consultazione, che coinvolga solo gli iscritti delle regioni che votano, riguardante le eventuali alleanze.Solo una convergenza su Stefano Bonaccini attutirebbe gli effetti legati alla ricerca di un consenso che, come ha detto lo stesso Grillo, assume le sembianze di un'«elemosina chiesta agli elettori». Questua capace, però, di provocare la liquidazione pentastellata nelle elezioni politiche che seguirebbero al tracollo emiliano. Prospettiva, quest'ultima non irrealistica, dal momento che, dopo la sbornia del 4 marzo, l'elettorato sembra nuovamente orientarsi verso un sistema politico fondato su una logica bipolare. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI