Sfida a Napolitano i grillini chiedono l'impeachment

di Maria Berlinguer wROMA La messa in stato di accusa? «Faccia il suo corso». Giorgio Napolitano liquida con poche battute la richiesta di impeachment che dopo giorni e giorni di minaccie il Movimento 5 stelle ha infine presentato contro di lui malgrado i forti maldipancia di almeno dieci senatori grillini che avrebbero votato contro l'iniziativa. «Oggi abbiamo chiesto ufficialmente l'impeachment perché un uomo come lui non può continuare ad essere il presidente degli italiani, perché lui fa il presidente del Consiglio non il presidente della Repubblica, deve dimettersi come consigliò di fare a Cossiga», posta sul suo blog Beppe Grillo che questa mattina verrà a Roma per galvanizzare i parlamentari che hanno trasformato in 24 ore il Parlamento in un ring a cielo aperto. Il riferimento a Cossiga del leader pentastellato non è casuale. Solo due presidenti nel passato hanno infatti rischiato la messa in stato d'accusa da parte del Parlamento. Il primo fu Giovanni Leone che le opposizioni volevano chiamare sul banco degli imputati per lo scandalo Lockheed. Il presidente però si dimise prima che l'atto fosse consegnato. Una ventina di anni fa invece fu il Pds a presentare l'impeachment contro Francesco Cossiga, accusato di essere uno dei dirigenti della struttura parallela e segreta della Nato, Gladio. Anche Cossiga però lasciò il Quirinale prima della procedura di messa in stato d'accusa. Su Napolitano però i cinquestelle hanno voluto esagerare. Nella richiesta di messa in stato d'accusa infatti non è uno solo il «reato» che avrebbe commesso il capo dello Stato e non c'è che l'imbarazzo della scelta: Napolitano si è reso responsabilie di una forma di governo «presidenziale», di ingerenze sulla magistratura che indaga sulla trattativa stato-mafia, di aver convocato la maggioranza al Quirinale per discutere di riforme escludendo le forze politiche di minoranza e dunque i cittadini che queste rappresentano e di aver espropriato il Parlamento della funzione legislativa, controfirmando i decreti d'urgenza del governo. Quanto basta ai grillini per configurare l'attentato alla Costituzione. «Abbiamo depositato l'atto di messa in stato d'accusa questa mattina alle 9,30, il presidente Grasso ha già comunicato il nostro atto alla presidente Boldrini», avverte Vincenzo Santangelo. «Se qualcuno dubita che Napolitano da arbitro è diventato giocatore ha gli occhi chiusi», tuona anche Luigi Di Maio, vicepresidente grillino della Camera. Malgrado fosse attesa la richiesta di impeachment spiazza sia il presidente del Senato che quello della Camera. «A me pare qualcosa di assolutamente fantasioso», dice Grasso. «C'è una procedura e va applicata io ho trasmesso la denuncia alla presidente della Camera, lì si attiverà il processo prescritto dalla legge», aggiunge. Laura Boldrini è più esplicita. «E' una richiesta infondata e inaudita, tenta di gettare fango sulle istituzioni e va respinta, tutta la mia solidarietà al presidente Napolitano», dice al Tg1, ricordando che il presidente è garanzia di democrazia. Ma tutto il mondo politico si schiera in difesa del Colle. Il gruppo Pd del Senato gli esprime «un ringraziamento per la preziosa opera in difesa della Costituzione». E al Colle arriva la solidarietà bipartisan di tutte le forze politiche. Napolitano, fanno sapere dal Quirinale, è assolutamente sereno perché convinto di aver fatto sempre e solo il suo dovere, restando nell'ambito dei poteri che la Costituzione riconosce al Presidente della Repubblica. Il contenuto del provvedimento è materia di dibattito parlamentare e il Quirinale ha intenzione come sempre di rispettare le regole. Semmai a preoccupare il capo dello Stato è la bagarre in corso in queste ore alla Camera che potrebbe bloccare l'iter delle riforme, impedendo al Parlamento di legiferare. ©RIPRODUZIONE RISERVATA