di BRUNO MANFELLOTTO Lo chiamarono metodo De Mita. È quello che nel giugno 1985 elesse Francesco Cossiga presidente della Repubblica al primo scrutinio e con una vastissima maggioranza, 752 su 977 votanti, i sì di Dc, Pci, Psi, Pri, Pli e sinistra indipendente. Dopo di allora lo si è sempr
di BRUNO MANFELLOTTO Lo chiamarono metodo De Mita. È quello che nel giugno 1985 elesse Francesco Cossiga presidente della Repubblica al primo scrutinio e con una vastissima maggioranza, 752 su 977 votanti, i sì di Dc, Pci, Psi, Pri, Pli e sinistra indipendente. Dopo di allora lo si è sempr
di BRUNO MANFELLOTTO Lo chiamarono metodo De Mita. È quello che nel giugno 1985 elesse Francesco Cossiga presidente della Repubblica al primo scrutinio e con una vastissima maggioranza, 752 su 977 votanti, i sì di Dc, Pci, Psi, Pri, Pli e sinistra indipendente. Dopo di allora lo si è sempr
di Maria Berlinguer wROMA La data delle dimissioni ancora non la dice ma conferma con la fine del 2014 «l’imminente conclusione» del suo mandato presidenziale. Giorgio Napolitano sceglie la platea dei diplomatici per ribadire che non ci sarà nessun ripensamento e che, al termine della pres
Trovato l’accordo tra Forza Italia e Pd sull’Italicum. Si farà come chiede Matteo Renzi. La legge elettorale sarà approvata in Parlamento prima della elezione del successore di Giorgio Napolitano. Ma entrerà in vigore solo nel 2016, come chiedeva il Cavaliere, che teme che l’improvvisa acc
di Maria Berlinguer wROMA La data delle dimissioni ancora non la dice ma conferma con la fine del 2014 «l’imminente conclusione» del suo mandato presidenziale. Giorgio Napolitano sceglie la platea dei diplomatici per ribadire che non ci sarà nessun ripensamento e che, al termine della pres
Trovato l’accordo tra Forza Italia e Pd sull’Italicum. Si farà come chiede Matteo Renzi. La legge elettorale sarà approvata in Parlamento prima della elezione del successore di Giorgio Napolitano. Ma entrerà in vigore solo nel 2016, come chiedeva il Cavaliere, che teme che l’improvvisa acc
(segue dalla prima pagina) L'allora presidente uscente accettò la rielezione perché il Parlamento si era incartato. Marini e Prodi erano stati impallinati dai franchi tiratori; Amato e D'Alema, nomi pronti a venir fuori, non avevano i numeri, così come, per motivi opposti, Rodotà. Era l'ep
(segue dalla prima pagina) L'allora presidente uscente accettò la rielezione perché il Parlamento si era incartato. Marini e Prodi erano stati impallinati dai franchi tiratori; Amato e D'Alema, nomi pronti a venir fuori, non avevano i numeri, così come, per motivi opposti, Rodotà. Era l'ep
di Maria Berlinguer wROMA La data delle dimissioni ancora non la dice ma conferma con la fine del 2014 «l’imminente conclusione» del suo mandato presidenziale. Giorgio Napolitano sceglie la platea dei diplomatici per ribadire che non ci sarà nessun ripensamento e che, al termine della pres
Trovato l’accordo tra Forza Italia e Pd sull’Italicum. Si farà come chiede Matteo Renzi. La legge elettorale sarà approvata in Parlamento prima della elezione del successore di Giorgio Napolitano. Ma entrerà in vigore solo nel 2016, come chiedeva il Cavaliere, che teme che l’improvvisa acc
(segue dalla prima pagina) L'allora presidente uscente accettò la rielezione perché il Parlamento si era incartato. Marini e Prodi erano stati impallinati dai franchi tiratori; Amato e D'Alema, nomi pronti a venir fuori, non avevano i numeri, così come, per motivi opposti, Rodotà. Era l'ep
di Maria Berlinguer wROMA Nervi tesi tra Pd e Forza Italia sulle riforme. Matteo Renzi vuole chiudere la partita sulla legge elettorale e sulle riforme costituzionali prima dell’elezione del nuovo capo dello Stato anche a costo di rompere con Silvio Berlusconi. Galvanizzato per l’esplicito
Matteo Renzi parte oggi per Bruxelles determinato a giocare la sua partita fino in fondo. E alza la posta in gioco: combattere per ottenere lo scorporo degli investimenti per le grandi opere dal patto di stabilità. Una posta alta che lo stesso premier sa non è proprio a portata di mano. Br
di Maria Berlinguer wROMA Nervi tesi tra Pd e Forza Italia sulle riforme. Matteo Renzi vuole chiudere la partita sulla legge elettorale e sulle riforme costituzionali prima dell’elezione del nuovo capo dello Stato anche a costo di rompere con Silvio Berlusconi. Galvanizzato per l’esplicito
Matteo Renzi parte oggi per Bruxelles determinato a giocare la sua partita fino in fondo. E alza la posta in gioco: combattere per ottenere lo scorporo degli investimenti per le grandi opere dal patto di stabilità. Una posta alta che lo stesso premier sa non è proprio a portata di mano. Br
CITTÀ DEL VATICANO Un compleanno, il numero 78, rallegrato da tremila ballerini di tango e dall’incontro con i suoi amati poveri, anche se nell’animo di papa Francesco c’era il dolore per la strage della scuola in Pakistan e dello scuolabus nello Yemen. Tra il festoso abbraccio della folla
di Maria Berlinguer wROMA Nervi tesi tra Pd e Forza Italia sulle riforme. Matteo Renzi vuole chiudere la partita sulla legge elettorale e sulle riforme costituzionali prima dell’elezione del nuovo capo dello Stato anche a costo di rompere con Silvio Berlusconi. Galvanizzato per l’esplicito
Matteo Renzi parte oggi per Bruxelles determinato a giocare la sua partita fino in fondo. E alza la posta in gioco: combattere per ottenere lo scorporo degli investimenti per le grandi opere dal patto di stabilità. Una posta alta che lo stesso premier sa non è proprio a portata di mano. Br
CITTÀ DEL VATICANO Un compleanno, il numero 78, rallegrato da tremila ballerini di tango e dall’incontro con i suoi amati poveri, anche se nell’animo di papa Francesco c’era il dolore per la strage della scuola in Pakistan e dello scuolabus nello Yemen. Tra il festoso abbraccio della folla