Caso Giuli, La Russa: "Report? Non so cos'è". Poi chiama l'applauso a Senaldi: "Lui non infama mai"

Video "Cos'è Report? Quelli vanno guardati da chi ha interesse, non da me". Così il presidente del Senato Ignazio La Russa, arrivato a sorpresa durante i festeggiamenti in Lombardia per i due anni di governo Meloni, risponde a chi gli chiede se domenica sera guarderà la partita dell'Inter (di cui è tifoso) o la trasmissione Report, dalle cui anticipazioni sono scaturite le dimissioni del capo di Gabinetto del ministro della Cultura Giuli. La Russa preferisce sottolinare che viene da Trieste: "Dove ho festeggiato i 70 anni di Trieste italiana. NOn c'era nessuno dell'opposizione". Non si lascia scappare l'occasione per entrare nell'agone politico: "Voi mi avete invitato e siccome - annuncia dal palco della convention - un pochino di destra sono, ho deciso di venire. Sono il presidente del Senato ma sono iscritto al gruppo di Fratelli d'Italia, lo dico ai giornalisti che non lo sanno". Poi il riferimento al caso-Corsini, il direttore degli approfondimenti Rai che ha bollato come "infame" il conduttore di PiazzaPulita Corrado Formigli: "Fate un applauso a un grande giornalista, sempre obiettivo - ha detto La Russa riferendosi al condirettore di Libero Pietro Senaldi, chiamato a moderare la giornata -. Non infama mai nessuno lui. Chi vuol capire capisca".  Di Andrea Lattanzi

Poetry Slam, il fenomeno che ha rilanciato la poesia - Il minidoc

Video Da circoli, parchi, enoteche, università riparte la nuova vita della poesia. Non più come sommatoria di versi da imparare a memoria sui banchi di scuola, ma come performance e spettacolo in forma orale. Il fenomeno del poetry slam, nato negli Stati Uniti a metà anni Ottanta per mano e voce del poeta operaio Marc Kelly Smith, vive in Italia un momento di esplosione. Testi scritti di proprio pugno, nessun elemento di scena o musica e una giuria - scelta rigorosamente in maniera casuale - sono gli elementi essenziali di una competizione fra poeti che si sfidano a colpi di monologhi, rime, racconti. "Quest'anno come Lega Italiana Poetry Slam abbiamo fatto oltre 530 serate, mai così tante", dice il presidente della Lips, Andrea Fabiani. Non stupisce che quindi la Lips, ogni anno, organizzi un campionato nazionale che dà accesso a un europeo, a sua volta base di lancio per i mondiali. E per ben tre volte consecutive (2021-2023) l'Italia ha vinto il campionato mondiale di poetry slam. Ma chi sono questi poeti? Perché scrivono e si esibiscono? E come mai questo fenomeno ha trovato un proprio solido pubblico? Nel nostro minidocumentario cerchiamo di dare risposte a queste domande raccontando atmosfere, aneddoti e storie di poesia. A guidarci in questo viaggio, fra gli altri, il campione del mondo 2021 Giuliano Logos e lo scrittore, speaker e performer Paolo Agrati, nella scena italiana slam fin dalle sue origini. Di Andrea Lattanzi e Gianvito Rutigliano

Lega, il pratone di Pontida acclama Vannacci, Orban e Wilders: "Siamo tutti patrioti"

Video "Non è un reato difendere i confini". Lo slogan di Pontida 2024 è incentrato tutto sul leader Matteo Salvini e il procedimento in corso a Catania che potrebbe condannarlo a 6 anni di reclusione. Il segretario convoca così sul "sacro" prato i leader della destra europea che rispondono all'appello. Arrivano il premier ungherese Viktor Orban, l'olandese Geert Wilders, il portoghese Andrè Ventura, l'austriaca Marlene Svazek, lo spagnolo Antonio Fuster. Ma nel giorno dove il popolo leghista dovrebbe fare quadrato attorno al suo segretario la scena è tutta per il generale Roberto Vannacci, che attacca Tajani per le aperture sulla cittadinanza e, in una ressa di giornalisti, si lascia sfuggire che in futuro "non escluderebbe" una sua mozione congressuale. La giornata, come da tradizione, scorre fra slogan e salamelle, con i militanti sostanzialmente concordi sulla scelta di ospitare su quello che fu il palco della secessione i maggiori leader nazionalisti d'Europa. LEGGI A Pontida la prima di Viktor Orbán: “Salvini patriota europeo. Bruxelles deve essere occupata” di Daniele Alberti e Andrea Lattanzi

Europa, Ilaria Salis: "Ecco perché essere antifascisti nel 2024 ha più senso che mai"

Video "Purtroppo in Europa e nel mondo stanno tornando i nazionalismi, magari che si sono ripuliti e si sono tolti svastica o fascio littorio sullo stendardo, ma sono ideologie che comunque portano solo morte e guerra". L'eurodeputata Ilaria Salis, risponde così a una domanda sull'antifascismo oggi durante la presentazione del volume di Zerocalcare "Questa notte non sarà breve", dedicato proprio alla sua prigionia ungherese. "Mi hanno sbattuta in galera con l'accusa di violenza contro il membro di una comunità che però - ricorda Salis - è un reato pensato in Ungheria per contrastare i crimini d'odio, razziale o di genere, quindi per tutelare quelle persone che sono vittime di attacchi neofascisti o neonazisti. Siamo al paradosso perché il gip ha interpretato questo reato come se i nazisti fossero una minoranza da tutelare".
Di Andrea Lattanzi

Accoglienza trionfale a Linate per la Nazionale femminile di pallavolo: "Fiere della medaglia d'oro, abbiamo fatto qualcosa di grosso"

Video Le pallavoliste azzurre della Nazionale di Velasco sono rientrate in patria dopo il successo alle Olimpiadi di Parigi 2024. Ad accoglierle allo scalo milanese di Linate decine e decine di tifosi, di ogni età e genere. Alle atlete è stato consegnato un mazzo di fiori all'arrivo, mentre i fan cantavano cori e scattavano fotografie. La palleggiatrice Alessia Orro: "È bellissimo tutto questo e significa aver fatto qualcosa di grosso". La schiacciatrice Myriam Sylla, cui è stato chiesto un commento sulle parole dell'eurodeputato Roberto Vannacci: "Non so cosa ha detto e non mi interessa. Io ho questa al collo e ne vado fiera", replica alzando la medaglia d'oro. La sua compagna di reparto Caterina Bosetti si presenta davanti ai giornalisti con ancora gli occhiali da sole: "Abbiamo festeggiato e dormito poco. Non abbiamo ancora ben realizzato". LEGGI ANCHE: Dietro l’oro del volley a Parigi 2024 c’è un po’ di Pavia: Emanuela Longa è il medico del team Video di Andrea Lattanzi e Daniele Alberti

Gioventù meloniana, Schlein: "Gravissimo che Meloni attacchi la stampa"

Video ''È gravissimo che la presidente del Consiglio, anziché rispondere, affrontare e prendere provvedimenti sul merito che emerge dell'inchiesta di Fanpage che rileva un problema molto grande alla base della sua giovanile di antisemitismo, razzismo e apologia del fascismo, abbia colto l'occasione per un attacco molto forte alla libertà di stampa e alla libertà dei giornalisti''. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein a margine del Milano Pride. ''È come se avesse detto che sarebbe stato meglio non venisse fuori. Invece i cittadini hanno il diritto di sapere quello che succede dentro al partito che esprime la presidente del Consiglio di questo Paese. Ed è incredibile che non abbia trovato la forza di prendere le distanze e cacciare queste persone dal suo partito'', ha aggiunto Schlein. Di Edoardo Bianchi e Andrea Lattanzi

C'è un Giovanni Toti alle Olimpiadi e la sua qualificazione è storica: "Tennis o padel? Mi sono innamorato del badminton"

Video "Per me, per la federazione e per tutti i ragazzi che si allenano con me provo orgoglio. Andare alle Olimpiadi è un'emozione che porta con sé senso di responsabilità". Giovanni Toti, classe 2000, nato a Chiari in provincia di Brescia, è il primo atleta maschio (abbiamo avuto già due partecipazioni al femminile) che parteciperà per i colori dell'Italia a un'Olimpiade di badminton. A soli 14 anni il suo talento viene notato e la Federazione Badminton lo manda al centro tecnico di Milano tramite il #ProgettoGiovani, un'iniziativa federale che si era preposta di portare atleti alle Olimpiadi dopo Rio 2016. "Abbiamo raggiunto il traguardo che ci eravamo preposti e - spiega il direttore tecnico della Federbadminton Lorenzo Pugliese - per noi è il coronamento di un percorso a lunghissimo termine". Toti, che gareggia per il gruppo sportivo dell'Esercito Italiano, vive assieme ad altri 12 ragazzi selezionati dalla federazione in un appartamento a Milano. Si allenano assieme, mangiano assieme: "È bello poter stare in gruppo anche se - confessa - qualche volta finiamo per beccarci, non sempre si ha tutti lo stesso stato d'animo". La storica qualificazione di Toti a Parigi 2024 è arrivata proprio in concomitanza con l'inchiesta a carico del governatore ligure e suo omonimo Giovanni Toti: "Tante battute sui social. Ci scherzo su, l'importante è arrivare bene in Francia". La sua storia ci racconta come con dedizione e programmazione anche i traguardi più impensabili possono diventare realtà. Di Andrea Lattanzi

Papa Francesco, il consigliere lombardo Paladini: "Parole omofobe, da film di Lino Banfi anni Settanta"

Video "Il termine 'frocio' è storicamente un insulto verso gli omosessuali. Un linguaggio da film di Lino Banfi degli anni Settanta. Il fatto che lo abbia usato il capo di una delle confessioni più importanti al mondo fa persino sorridere. Ma non siamo al bar e, se il virgolettato è confermato, siamo di fronte a un uomo che non ha contezza delle sue parole".
Luca Paladini, consigliere regionale lombardo (con Patto Civico) e storico rappresentante della comunità Lgbtq+, non usa mezzi termini per commentare le parole attribuite a Papa Bergoglio, che avrebbe liquidato i seminaristi omosessuali dicendo che in giro "c'è troppa frociaggine". In una nota, Paladini aveva detto che il Papa "immagina un numero chiuso per gli omosessuali in servizio presso la Santa Sede, tipo il privé di una discoteca". Ora aggiunge: "Cosa vuol dire che i gay sarebbero troppi? Tra l'altro ci sono tanti preti omosessuali che da oggi vivranno peggio la loro condizione". "In generale - ha concluso Paladini - c'è sempre ingerenza e influenza di queste parole sulla politica italiana e lombarda. L'Ufficio di presidenza della Regione Lombardia, anche quest'anno, ha negato il patrocinio al Pride. Ma noi continueremo a combattere l'omofobia nelle istituzioni". Di Andrea Lattanzi Papa Francesco si scusa: “Non volevo offendere nessuno. Nella Chiesa c’è spazio per tutti, così come siamo”

Il sogno olimpico di Iman Mahdavi, a Parigi con la squadra dei rifugiati: "L'Iran mi manca ma l'Italia è la mia casa"

Video "Ogni atleta, ovviamente, sogna di vincere una medaglia olimpica con i colori del suo paese. Io non ho più questa possibilità ma devo tutto alla squadra dei rifugiati che mi porterà a Parigi". Iman Mahdavi è un lottatore libero iraniano che, ottenuto lo status di rifugiato politico in Italia, si è guadagnato il pass per le Olimpiadi 2024 nella selezione degli Atleti Olimpici Rifugiati. 29 anni e vincitore di alcune competizioni nazionali nella categoria 79kg, è arrivato in Italia nel 2020 attraversando il confine con la Turchia a piedi: una volta giunto in aeroporto ha preso letteralmente il primo volo disponibile per l'Europa. Di giorno passa le ore in palestra fra pesi e allenamenti, di notte si guadagna da vivere come addetto alla sicurezza nelle discoteche. "Per ora mi sta bene, devo lottare per la mia vita, però - si confida - in futuro vorrei allenare i più giovani". La sua partecipazione alle Olimpiadi è un grande traguardo per il suo team, "la mia famiglia", come lo chiama, ma anche per il nostro paese. Per la prima volta dalla creazione della selezione rifugiati, infatti, due membri della squadra provengono dall'Italia (l'altro è Hadi Tiranvalipour, taekwondo categoria -58kg, anch'egli iraniano). “La selezione di Iman Mahdavi e Hadi Tiranvalipour per le Olimpiadi è un traguardo importantissimo non solo per i due atleti ma per ciò che rappresenta per la causa dei rifugiati e per l'Italia che li ha accolti. Le persone in fuga sognano di poter ricostruire il proprio futuro in sicurezza e dignità. Troppo spesso la narrazione che li riguarda mette in luce solo i bisogni primari tralasciando il talento, il coraggio e la determinazione che portano con se” ha dichiarato Chiara Cardoletti, rappresentante UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino. "Il mio sogno è certamente vincere una medaglia ma - conclude Iman - il mio più grande desiderio è riabbracciare mia madre". Di Andrea Lattanzi

Riforma Abodi, Malagò riattacca il ministro: "Vorrei vedere lui come avrebbe reagito. Sbagliati tempi e modi"

Video "Trovo sbagliata la parola scontro ma vorrei vedere cosa avrebbe fatto il ministro Abodi al posto del presidente del Comitato olimpico che ha letto questa notizia da terze persone". Il presidente del Coni Giovanni Malagò, a Milano per la presentazione della coppa del mondo di Tiro a volo di Lonato del Garda (BS), torna sull'annuncio del governo della creazione di una nuova autorità per il controllo finanziario nello sport professionistico al posto della Covisoc.  Una notizia anticipata da Repubblica. "Non sono io l'unico attore in campo per eventuali proposte alternative e i vertici si stanno riunendo in Federazione ma - conclude - questi tempi e modi non possono essere accettati".      Di Andrea Lattanzi

Milano, l'insofferenza del quartiere dove si commemora Ramelli: "Basta saluti romani"

Video Anche quest'anno, in via Paladini a Milano, la manifestazione per ricordare l'omicidio di Sergio Ramelli si è conclusa con il "rito" del saluto romano. La strada, assieme ad altre circostanti ricomprese nel quartiere di Città Studi, è stata chiusa al traffico con divieto di sosta. Tanti abitanti da anni vivono il 29 aprile con un senso di insofferenza: "Non dovrebbero concedergliela più", racconta una residente. "Si parla di una persona deceduta e va il massimo dispetto - dice un altro - però associarlo a gesti di questo tipo provoca sensazioni strane". Altri ci parlano ma non vogliono essere ripresi perché, loro malgrado, assistono ogni anno alla commemorazione: "Possono fare quello che vogliono ma non lo condivido", spiega una giovane.Di Edoardo Bianchi e Andrea Lattanzi

Il 25 aprile di Salvini: "Festeggio la Liberazione. Scurati? Chiedete a chi non lo ha fatto parlare"

Video Milano, 25 aprile, sacrario ai caduti di tutte le guerre. Salvini, per la prima volta, in versione partigiano. "Ho sempre onorato il 25 aprile senza doverlo sbandierare", esordisce davanti ai cronisti e al sindaco Beppe Sala. Eppure, fino all'ultimo, la sua presenza non era stata comunicata ufficialmente: "Per evitare che ci siano quelli che invece di celebrare il passato perché non ritorni vanno in giro a crear problemi, come stamani a Roma con la Brigata ebraica". Il ministro respinge le accuse di provocazione a chi gli fa notare che presentare il suo libro Controvento il 25 aprile potesse aggiungere tensione alla giornata. E rilancia: "Presentare un libro non è mai una provocazione. Viva la libertà di pensiero e di parola". Anche per Scurati? Gli chiediamo in uscita dal sacrario. "Chiedete a chi non lo ha fatto parlare", risponde secco. Di Andrea Lattanzi

Milano, Scurati attacca La Russa: "Dice che siamo eredi del fascismo ma intende che c'è ancora del fascismo in noi"

Video "L'unico modo per fugare il fantasma del fascismo è attraversarlo e ciò significa riconoscere di essere stati fascisti. Ma in un senso antitetico rispetto a ciò che sostiene la seconda carica dello Stato. Esserlo stato significa non esserlo più, mentre invece il presidente del Senato più volte dice che noi siamo eredi del fascismo intendendo che c'è ancora del fascismo in noi". Così lo scrittore Antonio Scurati, alla Fondazione Feltrinelli di Milano per un incontro sulla crisi della democrazia. Scurati, accolto da un caloroso applauso dei presenti che hanno occupato la sala in ogni ordine di posto, ha poi spiegato: "Qualcuno a forza mi ha presentato come un eroe ma io non sono un eroe di niente, però quello che mi era sembrato quando iniziai a scrivere la biografia di Mussolini, e cioè una deriva fascistoide non nel senso di manganello e violenza, è già qui, non serve aspettarla dal domani". Di Andrea Lattanzi  

25 aprile, l'appello di Scurati: "In piazza contro metodi fascisti di membri del governo e fiancheggiatori"

Video "Negli ultimi 19 mesi non sono mancate occasioni a me e ad altri di subire la violenza verbale, l'oltraggio, la denigrazione da parte di esponenti del governo, giornalsquadristi e fiancheggiatori. Vi invito calorosamente a fare ciò che abbiamo sempre fatto, andare in piazza il 25 aprile perché farlo ancora torna ad essere più che mai importante". Lo scrittore Antonio Scurati, alla Fondazione Feltrinelli di Milano per un evento sulla crisi della democrazia, lancia il suo appello per la festa della Liberazione: "Di fronte al fascismo vero e proprio ma anche all'autoritarismo e - ha spiegato - agli aspiranti autocrati nessuno si salva da solo. Spostano sistematicamente il piano del discorso dalle idee all'aggressione personale, dicendo che uno vuole troppi soldi, è un avido. Questo è un metodo fascista". "La sola possibilità che abbiamo - ha concluso - è di restare uniti. Non siamo maggioranza numerica nel paese ma dobbiamo reagire assieme, altrimenti prevalgono loro". Di Andrea Lattanzi

25 aprile, l'appello dell'Anpi Milano: "Bandiere palestinesi e brigata ebraica? Sia un corteo pacifico e unitario"

Video "Abbiamo fatto incontri con comunità ebraica, palestinese e associazioni. L'intento è una manifestazione unitaria e pacifica, senza polemiche". Primo Minelli, presidente dell'Anpi di Milano, si appella a tutti coloro che scenderanno in piazza per la festa della Liberazione affinché il corteo non registri episodi controversi. Ma non sarà facile e Minelli lo sa: "Ci sarà probabilmente qualche fischio alla Brigata ebraica ma - spiega - fatto salvo il diritto di informazione a dare queste notizie, chiediamo alla stampa di non costruirci troppo sopra. Il gesto inconsulto di 30 persone non può sporcare una manifestazione di 70.000". Minelli, che afferma come Anpi sia "contenta" della partecipazione della Brigata ebraica e prenda "positivamente" lo striscione "Ora e sempre la democrazia si difende" che quest'ultima porterà, rivendica anche lo slogan della manifestazione dell'Anpi "Cessate il fuoco ovunque": "Mi pare curioso che sia oggetto di una discussione polemica perché - conclude - lo dicono tutti, dal Papa all'Onu, non può dirlo il comitato antifascista di Milano?".Di Andrea Lattanzi

25 aprile, l'Anpi Milano: "Lollobrigida e Salvini? Pezzi di questo governo non riconoscono la Liberazione"

Video "C'è un pezzo significativo di questo governo che non riconosce il 25 aprile. Immaginano l'antifascismo relegato agli anni '70 ma ha radici molto più antiche. Bisognerebbe che per onestà intellettuale qualcuno spiegasse agli italiani il significato di quella fiamma dentro un simbolo di partito". A dirlo è il presidente dell'Anpi di Milano Primo Minelli durante la conferenza stampa di presentazione della manifestazione prevista per il giorno della Liberazione. "Il ministro Lollobrigida dice che l'antifascismo è violenza. Sì - ha detto Minelli - e si chiama Matteotti, Gramsci, fratelli Rosselli, Don Minzoni. Si chiama coi nomi delle violenze fasciste". E sulla presentazione del libro di Matteo Salvini, proprio il 25 aprile a Milano, Minelli non ha dubbi: "La sua scelta è il non riconoscimento di questa festa, punto. Un pezzo d'Italia non la riconosce e non è una novità. Menomale ci sono tanti rappresentanti del centrodestra che lo festeggiano e che, quindi, Salvini non li rappresenta tutti".Di Andrea Lattanzi

Ramadan, dopo la polemica c'è il pienone per la cena nell'oratorio di Renate: "Siamo tutti figli dello stesso Dio"

Video "Avevamo previsto 250 persone ma al secondo giorno di prenotazioni eravamo già oltre. Abbiamo riaperto per un po' e stasera siamo tra i 350 e i 380, dei quali 180 italiani e 200 musulmani". Mohamed Taidi è il portavoce dell'associazione La Pace, raggruppamento di persone di fede musulmana che nel comune di Renate (MB) ha organizzato nell'oratorio Don Bosco, grazie all'assenso del parroco Claudio Borghi, la cena con cui gli islamici interrompono il digiuno giornaliero durante il ramadan. Mentre parla, nel piazzale cominciano ad affluire pietanze tipiche del mondo arabo (cous cous, falafel, tajine) e una musica dalla melodia mediorientale riempie il cortile dell'oratorio. Sullo sfondo, il campanile della chiesa dei Santi Donato e Carpoforo, in primo piano, invece, donne col velo che orchestrano i preparativi. Le polemiche - alimentate dalle dichiarazioni del capogruppo leghista in Regione Lombardia, Alessandro Corbetta - non toccano don Claudio che tira dritto: "Una tempesta in un bicchier d'acqua, non hanno di meglio di cui occuparsi? C'è un Consiglio pastorale, se non è d'accordo lo farà sapere". Fuori dalla sua abitazione le bandiere della Palestina e di Israele l'una vicino all'altra: "Noi siamo per la pace", dice orgoglioso. Alla cena arrivano anche il vicesindaco di Fratelli d'Italia Luigi Pelucchi e l'assessore esterno alla Cultura Mario Molteni. "È una bella iniziativa ma - dice quest'ultimo - la diatriba è cominciata dal niente perché a noi non è mai arrivata una richiesta ufficiale per gli spazi comunali". Manca proprio solo il primo cittadino. "Questa è una cena (gratuita, ndr) per tutti e - conclude Taidi - non è una celebrazione religiosa. Qualcuno non lo aveva capito...". Di Andrea Lattanzi

Pioltello, nella scuola che si ferma per il Ramadan: "Qui 100 nazionalità, non è politica ma didattica"

Video ""Il calendario scolastico è cominciato un giorno prima in funzione di tenere le scuole chiuse per la festa di fine Ramadan. La normale didattica, in virtù delle tante assenze che si sarebbero registrate, non sarebbe stata garantita. Si vuole dare autonomia scolastica ma poi si criticano questo tipo di scelte, è un dispiacere". Mirko Dichio è sia assessore alle Politiche sociali del comune di Pioltello, che consigliere d'istituto della scuola "Iqbal Masih", la cui decisione di sospendere la didattica per il prossimo 10 aprile ha spinto la piccola cittadina dell'hinterland milanese al centro delle cronache nazionali. A Pioltello, racconta l'assessore, il 25% della popolazione è straniera su un totale di 36.000 abitanti. "Abbiamo 100 nazionalità, qui c'è metà del mondo", spiega di fronte all'istituto. Genitori e abitanti, naturalmente, si dividono tra favorevoli e contrari. "Sono cose che purtroppo succedono ma - cerca di razionalizzare un abitante - dobbiamo capire che la società è cambiata e stare al passo coi tempi". Tranne qualche tono un po' più colorito, infatti, l'impressione è che per i più la questione faccia ormai parte dell'ordine delle cose. "Negli ultimi 20 anni - racconta un avventore di un centro ricreativo parrocchiale - gli stranieri sono aumentati molto. Ho però l'impressione che la Pioltello vecchia, il centro, sia molto più conservatrice della Pioltello nuova, la periferia". Ed è proprio nel quartiere Satellite, ai margini del centro, che troviamo Mohamed Pietro Danova, presidente della Comunità islamica di Pioltello El Huda, che ci ospita per la preghiera delle 16.00. "Noi siamo molto felici di questa decisione perché - dice - dobbiamo trovare strumenti per unirci e non per dividerci". E se nella "vecchia Pioltello" qualcuno dice che una volta concessa questa festa i musulmani chiederanno di far mettere il velo alle donne italiane lui replica: "Noi non abbiamo chiesto niente a nessuno e - cita il Corano - Dio dice che non c'è nessuna costrizione nella religione. E in noi questo crediamo".    di Andrea Lattanzi

Strage di Erba, in aula anche Azouz Marzouk: "Quella casa non era un luogo di spaccio"

Video "L'unica soddisfazione è che la casa di Erba non era un luogo di spaccio, come hanno sempre fatto credere". Lo ha detto Azouz Marzouk, uscendo dal palazzo di giustizia di Brescia, in occasione dell'udienza sulla richiesta di revisione del processo sulla strage di Erba, nella quale furono uccisi sua moglie Raffaella Castagna e il loro bimbo di 2 anni, Youssef Marzouk. Per la strage sono stati condannati in via definitiva all'ergastolo Olindo Romano e Rosa Bazzi, loro vicini di casa."Lo ha detto anche il procuratore generale di Brescia che in quello che è accaduto non c'entra niente il mondo dello spaccio", ha affermato. "L'importante è fare chiarezza e avere giustizia, che finora non è stata fatta". Ai cronisti che gli hanno chiesto che effetto abbiano avuto su di lui le immagini della casa dell'eccidio mostrate in aula, Marzouk ha risposto: "Le ho sul telefono quelle foto, non è cambiato niente". Di Edoardo Bianchi e Andrea Lattanzi