Napolitano, il ricordo di un presidente all'altezza di vecchie e nuove sfide

Nessun elenco, per quanto accurato, di date e di cariche, dalla prima elezione alla Camera dei deputati, 1953, alla elezione e ri-elezione alla Presidenza della Repubblica, 2006-2015, passando attraverso la Presidenza della Camera (1992-94) e la guida del Ministero degli Interni (1996-1998) può dare il segno dell'importanza di Giorgio Napolitano nella vita politica italiana.Le date segnalano eventi e riconoscimenti delle qualità e delle capacità di Napolitano, ma quel che più conta sono le sue idee e le modalità con le quali le ha tradotte in azione politica. Napolitano è stato un raro, importantissimo esempio di uomo politico che ha saputo e voluto imparare e che è riuscito a cambiare alcune sue idee e a tradurle in azioni e comportamenti che rispondessero alle esigenze della politica, dell'Italia, dell'Europa, senza strappi clamorosi, ma con pazienza e impegno. Questo è il significato più profondo e più genuino del suo migliorismo. Chi studia, impara, conosce acquisisce la capacità di cambiare e di migliorare. La Costituzione, non imbalsamata, ma vivente era e rimase il suo punto di riferimento poiché l'Italia che vi delinearono i Costituenti era anche la sua Italia, un paese che offrisse partecipazione, che creasse opportunità, che aiutasse gli svantaggiati, che riconoscesse i meritevoli, che, ma questo fu un apprendimento successivo, che operasse per stare in Europa in maniera attiva e incisiva. Napolitano fu l'artefice del ritorno nel Partito Comunista del grande europeista Altiero Spinelli, facendolo candidare e eleggere come indipendente al Parlamento europeo. Lui stesso proseguì l'azione europeista vent'anni dopo diventando Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo.Sostenitore di una legge elettorale proporzionale e soprattutto di un Parlamento autorevole e operativo, Napolitano accettò e, in qualche modo, facilitò, in doveroso ossequio all'esito del referendum elettorale del 1993, l'elaborazione della legge Mattarella tre quarti maggioritaria. Pur parlamentarista convinto, si rese rapidamente conto che il declino e il degrado dei partiti italiani obbligavano il Presidente della Repubblica ad ampliare il suo ruolo e a esercitarlo con autonomia e responsabilità. Scontentando molti, ma applicando al meglio la Costituzione, lo fece nominando senza condizionamenti i Presidenti del Consiglio e decidendo se e quando sciogliere il Parlamento a beneficio della Repubblica italiana.La sua da lui non voluta e non gradita rielezione nel 2013 significò che quel che rimaneva dei partiti e i loro dirigenti riconoscevano la correttezza del suo operato e la necessità della sua prosecuzione nella carica che lui meglio di chiunque altro poteva esercitare in tempi difficili. Fu il tributo del Parlamento a un Presidente che lo criticava per le sue inadeguatezze e inadempienze. Quel tributo, al tempo stesso, lo gratificò e lo intristì. Pur flessibile e adattabile, la democrazia parlamentare italiana ha bisogno di riforme significative e incisive per le quali i suoi protagonisti non sono all'altezza. --