Senza Titolo

Non c'è solo l'affaire Cospito, sul quale - a proposito della polemica con il Pd - Forza Italia ha avanzato alcuni distinguo sui toni usati. Nel destracentro la maretta risulta inevitabilmente destinata a farsi "tempesta" (e si vedrà se, infine, vocata a rimanere in poco più di un bicchier d'acqua) all'indomani delle elezioni regionali, dalle quali deriverà un'ulteriore ridefinizione dei rapporti di forza interni alla maggioranza. Destinati a divenire ancor più squilibrati, stando ai sondaggi che annunciano una valanga meloniana in arrivo a dispetto dei ripetuti passi falsi - come da ultimo, lo scivolone sull'insegnamento dell'uso delle armi a scuola del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari. Repubblica ha invece riportato le confidenze di Silvio Berlusconi, che si è detto preoccupato per la «deriva a destra» della coalizione di governo, e rammaricato per gli assetti finali della competizione elettorale in Lombardia, dove avrebbe votato volentieri per Letizia Moratti. Immancabilmente, da Forza Italia, affidata alla pasionaria Licia Ronzulli, è arrivata una veemente smentita al riguardo, ma le tensioni tra l'anziano leader e la nuova premier (giudicata dal primo troppo irriconoscente) esistono eccome. Fi cerca di marcare uno spazio politico che, in parte (seppure non determinante), è già smottato verso il Terzo polo e che, se solo quest'ultimo sciogliesse alcuni nodi che permangono, potrebbe farlo ancora maggiormente proprio alla luce della conversione in destracentro a trazione meloniana del vecchio centrodestra.E già oggi il centro non è più rappresentato in maniera significativa dal partito berlusconiano - il quale, peraltro, è sempre stato nutrito di istanze populiste a causa delle inclinazioni e del posizionamento elettorale del suo leader (già) carismatico. Così, la spinta a destra dell'elettorato liberalconservatore è appunto imputabile anche allo scarsissimo rinnovamento e alla mancata designazione di un successore, ovvero alla perdurante e inscalfibile natura di partito personale di quella formazione politica. Di fronte al travaso di voti annunciato anche nella regione un tempo roccaforte della Lega, Matteo Salvini ha optato per quello che si potrebbe chiamare il "basso profilo" (o il fare "buon viso a cattivo gioco"), probabilmente all'insegna di un mix di realismo e di speranza che "passi la nottata". E, d'altronde, a differenza di Berlusconi, il segretario leghista può rivendicare la posizione di Attilio Fontana - anche se dopo la sua prevedibile affermazione FdI (che a Milano significa i fratelli La Russa ancor più di Daniela Santanché) vorrà passare all'incasso, e in caso di vittoria non sarà facilmente gestibile da parte del governatore riconfermato.La preoccupazione che serpeggia - in tutte le forze politiche - riguarda le percentuali che raggiungerà l'astensionismo, ma la partita, dal Lazio alla Lombardia, appare appunto tutta interna ai Fratelli d'Italia, dove le correnti affilano i coltelli, generando così una serie di problemi a Meloni. Per la quale si ripropone, quindi, con ancora maggiore urgenza il tema dell'inadeguatezza della sua classe dirigente mentre i consensi continuano a crescere, al punto che potrebbe arrivare un congresso. Anche se non è tutto oro quello che luccica - e una batosta elettorale berlusconiana e salviniana, giustappunto, non è affatto detto che si riveli proprio indolore per la navigazione dell'esecutivo. massimiliano panarari