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Ilario Lombardo/RomaNelle ultime ore prima di diventare a tutti gli effetti la prima donna premier incaricata della storia d'Italia, Giorgia Meloni ha fatto vibrare più volte a vuoto il telefono. Al punto che gli altri due leader della coalizione, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, sono rimasti all'oscuro della versione definitiva della lista fino a pochi minuti prima che la presidente di Fratelli d'Italia risalisse al Colle per ricevere l'incarico senza riserva da Sergio Matterella e leggere la lista dei ministri. Quello che lei ha riferito al Capo dello Stato, quando nel pomeriggio sono rimasti soli uno di fronte all'altra, è significativo per indagare il futuro del neonato governo e dove potrebbe inciampare l'apparente coesione della coalizione. «Non tutte le scelte dei ministri sono state condivise con gli alleati. E di questo me ne assumo le responsabilità». Lei lo ammette davanti a Mattarella, ma, d'altronde, è cronaca. Sulla Giustizia non molla, nonostante gli ultimi assalti del fondatore di Forza Italia. Resta Carlo Nordio. Nel primo pomeriggio, mentre attende da Villa Grande la telefonata che gli comunicherà la composizione della squadra, Berlusconi appare stremato. Ad Antonio Tajani, ministro degli Esteri e vicepremier, consegna il mandato di vigilare su tutti i provvedimenti che passeranno da Palazzo Chigi. Anche sull'altro fronte dell'alleanza, Meloni rischia subito un incidente con Salvini. Nella Lega non apprezzano di non essere stati avvisati della nuova denominazione del ministero del Sud e delle politiche del mare, guidato da Nello Musumeci, FdI. Non appare subito chiaro se toccherà le deleghe sulle capitanerie, che oggi fanno capo alle Infrastrutture. Per Salvini sono vitali, per poter in qualche modo incidere sulla gestione dei migranti e delle imbarcazioni dirette in Italia. Il leghista pretende un chiarimento, costringendo i vertici di FdI a precisare che non cambierà nulla, che ministero di Musumeci farà da coordinamento su altre deleghe, come quella del demanio marittimo, finora assegnati ad altri dicasteri. Per Salvini è sufficiente ma il sospetto che Meloni abbia provato un blitz e possa rifarlo in futuro, per neutralizzare la campagna sui migranti, soprattutto quando inizierà la corsa verso le Europee, rimane in casa Lega. Da oggi però la premier dovrà concentrarsi sui dossier più urgenti. Domani mattina ci sarà il passaggio della campanella con Mario Draghi, poi il primo rituale Consiglio dei ministri. Servirà per immortalare i sorrisi e per le fotografie. I primi impegni arriveranno la prossima settimana. Anche nelle ultime ore Meloni ha tenuto i contatti con Draghi, per farsi aggiornare sul Consiglio europeo e per capire di più del compromesso che è stato raggiunto al vertice dei leader sul tetto al prezzo del gas. L'Europa e le bollette sono le prime grandi sfide della nuova premier italiana. Il primo provvedimento che passerà dal Cdm sarà sui costi delle bollette. Difficile che il governo riesca a fare molto più di una proroga, con qualche ritocco, delle misure di contenimento per le imprese e le famiglie licenziate dai predecessori.L'altra grande preoccupazione di Meloni sono i rapporti europei. In agenda sono appuntati i primi viaggi che avrebbe intenzione di fare. Quasi sicuramente a Bruxelles, per omaggiare quell'Unione che per tanti anni ha combattuto e criticato come crogiuolo di burocrati indifferenti alle sensibilità nazionali dei singoli Paesi membri. La revisione del sovranismo rivendicato per lungo tempo passerà dalla capacità di recuperare la fiducia di Francia e Germania. La prima occasione le verrà offerta tra domani e dopodomani. Il presidente francese Emmanuel Macron è a Roma, per incontrare il presidente della Repubblica e il papa. Gli ambasciatori di Meloni stanno lavorando per organizzare un faccia a faccia. Sarebbe il debutto internazionale della premier. E se andrà bene, dicono fonti di FdI, una delle prime tappe fuori dall'Italia potrebbe essere proprio Parigi. Non si esclude una visita successiva in Germania, anche se nei piani dei meloniani si preferirebbe dare anche un segnale ai leader conservatori, di Polonia e, fuori dell'Europa, il Regno unito, appena i Tories saranno in grado di esprimere un nuovo premier. Per l'Ucraina invece bisognerà aspettare che la situazione si tranquillizzi. Come aveva promesso, Meloni ha fatto in fretta. Con il presidente della Repubblica avevano concordato sui tempi. Poi ha forzato, per evitare di farsi risucchiare nel pantano delle trattative con Berlusconi. Il colloquio dei leader con il Capo dello Stato è durato appena 11 minuti. Il Cavaliere è stato il primo a parlare e a dare l'investitura a Meloni. Subito dopo è toccato a Salvini: «La mia amica Giorgia...», l'ha chiamata così, con una frase che presto scopriremo quanto sia stata sincera o se sia già corrosa dal veleno. Berlusconi alla fine ha mantenuto la promessa. Non ha parlato, né ha tentato di prendersi la scena. Si è invece soffermato con Mattarella per chiarirsi sulle dichiarazioni a favore di Vladimir Putin e garantire che non ci sarà nessuno sbandamento dalla linea atlantica. Poi sono usciti tutti assieme a parlare. Avevano deciso di affidare a una nota una dichiarazione più impersonale. Ma prima che si aprisse la porta, è stato lo staff di Mattarella a suggerire che come inizio non sarebbe stato un granché. --© RIPRODUZIONE RISERVATA