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Federico Capurso / romaCacciarlo subito. Questo, più di ogni altra cosa, vorrebbe fare Giuseppe Conte con Luigi Di Maio. Vorrebbe, eppure non può. Condannarlo all'esilio, però, è possibile. E a questo si sta preparando il Consiglio nazionale grillino, che si dovrebbe riunire oggi per mettere nero su bianco l'isolamento del ministro degli Esteri: «La sua posizione non coincide più con quella dei Cinque stelle». Epurarlo già oggi provocherebbe una slavina. Conte sa bene che si scivolerebbe verso una crisi di governo che ha giurato fino a ieri di non volere. E sa altrettanto bene che un'eventuale espulsione di Di Maio non eviterebbe la spaccatura dei gruppi parlamentari che si profila all'orizzonte, martedì, quando Mario Draghi si recherà in Parlamento e la maggioranza di governo dovrà votare la risoluzione intorno a cui si sta consumando lo scontro sulla guerra in Ucraina. Riacceso ieri dopo la pubblicazione del testo di una vecchia risoluzione a cui stavano lavorando i senatori grillini, superata da tempo, nella quale si chiedeva senza troppi giri di parole di imporre al governo uno stop all'invio di armi a Kiev.Troppo lunghe le procedure per un divorzio e troppo rischiose, perché se il tribunale di Napoli intervenisse nelle prossime settimane contro i vertici pentastellati, potrebbe provocare l'annullamento dell'espulsione e mettere Conte di fronte all'incubo di dover pagare anche delle penali. Meglio un atto di sfiducia, durissimo e mosso a nome del partito, in modo da trasformare il duello personale tra il leader e il ministro degli Esteri in una guerra tra Di Maio e l'intero Movimento. La battaglia a colpi di dichiarazioni violente, d'altronde, non può andare avanti all'infinito. L'ex premier - viene spiegato dai suoi fedelissimi - si rifiuta di accettare un logoramento quotidiano della sua leadership e della linea ufficiale del partito. «Ci sta infangando, non possiamo più aspettare», ha ripetuto ai suoi più volte, ieri, dopo aver scoperto la pubblicazione sulla stampa del vecchio documento. Il sospetto di Conte, fortissimo, è che quella bozza di risoluzione sia stata data in pasto ai media proprio dagli uomini di Di Maio. A farlo davvero imbestialire è stata però una frase, in particolare, usata dal titolare della Farnesina per commentare quel testo: «Se ci disallineiamo dalla Nato mettiamo a rischio la sicurezza dell'Italia». Il leader M5S è andato su tutte le furie: un ministro degli Esteri che strumentalizza una vecchia bozza per dire che il suo stesso partito mette a rischio la sicurezza nazionale - è stato il ragionamento - crea un allarme internazionale e getta sul Movimento di cui fa parte una luce infamante. Nella nota di scomunica che firmerà oggi il Consiglio nazionale si ribadirà anche l'allineamento del Movimento alle posizioni della Nato e dell'Europa, la volontà di promuovere ogni sforzo utile alla pace, il massimo sostegno al governo Draghi. Un sostegno rimarcato anche ieri, nelle ore più concitate, quando dalla sede del Movimento si sottolineava che «non chiederemmo mai, in piena guerra, il ritiro dal governo del ministro degli Esteri». Ma d'ora in poi, sottolineano i colonnelli di Conte, «Di Maio parlerà a nome suo, non del Movimento». Costringerlo a vivere da separato in casa, senza legittimazione, è l'unica arma che il leader M5S ha in mano per costringerlo a lasciare. Ad agitare i vertici del Movimento, però, sono soprattutto le voci di una discesa di Beppe Grillo a Roma, giovedì prossimo. Escludono che il Garante possa avanzare un tentativo di mediazione tra Conte e Di Maio: «Non c'è più niente da ricucire», è il commento secco che arriva dai piani alti del partito. D'altronde la diplomazia non è nelle corde di Grillo. Piuttosto, si aspettano che scenda nella Capitale per provare a tenere unito il gruppo parlamentare e, magari, per mettersi al tavolo con il leader M5S e trovare un accordo sulle possibili deroghe al limite dei due mandati. I segnali di rigidità arrivati venerdì dal Garante non sono stati presi bene da Conte. L'obiettivo è trovare un compromesso. Perché quella regola, più di ogni risoluzione e di ogni diatriba, rischia davvero di mandare in frantumi quel che resta del Movimento. --© RIPRODUZIONE RISERVATA