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Carlo Bertini / romaL'appello «vaccinatevi», dopo aver chiuso l'ultima mediazione sul Green Pass, lo ripete per far capire da che parte bisogna stare per il bene del paese. Niente esitazioni, perché «se riusciamo a garantire sicurezza e fiducia in tutti noi, l'economia andrà sempre meglio». Parola di Mario Draghi. «Noi abbiamo fatto di tutto per evitare che la pandemia si aggravi, non sappiamo se basterà». La domanda più scivolosa, quella sulla durata del suo governo, la schiva volutamente, ben sapendo che tutti lo attendono al varco nella partita per il Colle che si aprirà tra pochi mesi: «L'orizzonte del governo è nelle mani del Parlamento», dice il premier. Ma la risposta successiva fa capire che confida di poter andare avanti. «Ieri - racconta sorridendo - ho ringraziato tutti i ministri e il sottosegretario Garofoli per tutto il lavoro, tanto e buono fatto in questi mesi, ma ho anche aggiunto che io era il meno adatto a farlo, ho messo le mani avanti, perché ho interesse costituito nel lodarmi e apprezzarmi». Insomma, se avesse sul tavolo un bilancio semestrale del suo primo esercizio, il capo del governo lo firmerebbe senza esitazioni.Due settimane di pausa estiva, prossimo consiglio dei ministri tra 15 giorni, giustificano dunque un saluto informale con la stampa a Palazzo Chigi, con la bandiera italiana alle sue spalle: Draghi è felice, «un altro giorno da incorniciare», twitta per i risultati strabilianti di Tokyo. Così contento che si mostra magnanimo con i partiti politici, entità poco amate dai cittadini: «Contano i risultati, i politici guardano a quello. Può sembrare strano, ma lavorano anche loro per il bene degli italiani, non esiste contrapposizione di fini tra questo governo e il presidente del Consiglio, si lavora tutti insieme». Tradotto: non c'è un premier al di sopra di tutto grazie al consenso di cui gode nel paese. Non c'è una democrazia sospesa, è il messaggio. Insomma, il premier vuol far passare l'idea che si lavori in armonia con le forze della sua maggioranza. Sarà per questa buona disposizione di spirito che il presidente del consiglio, solitamente parco di giudizi politici, si spinge a benedire una delle riforme più controverse degli ultimi anni, il reddito di cittadinanza. Certo non lo blinda del tutto quando dice che «è presto per capire se andrà ridisegnato ma condivido in pieno il concetto alla base della misura». I cantori del celebrato reddito saranno contenti, gli affossatori del vituperato assegno vedranno nelle parole del premier la celata volontà di cambiarlo. Tutti soddisfatti dunque. Anche i maligni che, dietro le quinte, si affrettano a cogliere nelle parole a favore del Reddito di cittadinanza una captatio benevolentiae del premier verso i grillini, in vista della sfida al Colle che però molti nel Palazzo sono convinti non gli interessi (in questa fase). «Come presidente del consiglio lo appoggio», si affretta a confermare Matteo Salvini, «poi a febbraio vediamo chi si candida al Quirinale, faremo le nostre valutazioni». Una frenata rispetto all'endorsement di mesi fa, che fa pensare come il leader leghista sia meno convinto che gli convenga correre alle urne la prossima primavera.Ma se le questioni da affrontare alla ripresa sono tante e urgenti, dall'occupazione alle crisi aziendali che si trascinano il bisogno impellente di una riforma degli ammortizzatori sociali, è vero pure che il premier si attende «una crescita molto elevata». Ma è sulla sicurezza del lavoro che spende qualche parola in più. «Sta a cuore a me più di ogni altra cosa, cercare di migliorare quella che è una situazione inaccettabile sul piano della sicurezza del lavoro». Rivolge «un pensiero commosso, affettuoso, a tutti coloro che volevano bene a Laila El Harim. Due mesi fa era D'Orazio. E così via... ogni giorno. E' stato fatto molto ma evidentemente occorre fare molto di più». --© RIPRODUZIONE RISERVATA