Carta verde e vaccini, la confusione al potere

Il green pass sta lacerando il già sfibrato tessuto sociale di una nazione avvilita da un dibattito pubblico carico di faziosità. Non è ancora chiaro come e quando la "carta verde" rilasciata ai bi-vaccinati potrà essere esibita e utilizzata, ma i protagonisti del teatrino della politica la sventolano come una bandiera identitaria. Letta, Speranza e un po' meno convinti i cinquestelle ne fanno una questione di rigore e di sicurezza nazionale: no green pass, no party, parafrasando una vecchia trita pubblicità. Senza il documento diventi un cittadino meno cittadino, secondo un retropensiero statalista tipico della cultura di sinistra. Che però sembra aver contagiato persino Confindustria secondo cui chi è senza certificato non potrebbe più lavorare.Matteo Salvini e Giorgia Meloni invece giocano a fare bisboccia inseguendo le pulsioni tardo-adolescenziali degli amici del "Papeete", immemori degli effetti nefasti della passata estate. In effetti, come sempre più spesso sta accadendo, i due schieramenti accentuano le divisioni perché costretti a convivere in un governo degli opposti. Tutto il dibattito sul green pass appare ideologico, pregiudiziale, ruffiano nei confronti di quel pezzo dei rispettivi elettorati che innanzitutto Pd e Lega devono rassicurare e solleticare per non finire schiacciati dal peso specifico di Mario Draghi. Pure Giorgia Meloni, per quanto all'opposizione, è costretta a esagerare oltre misura nella competizione con la Lega, prossima a trasformarsi da leader di un partito residuale a prima donna premier in un governo di centrodestra.Draghi assiste alla rissa intorno al green pass con apparente distacco. Eppure la confusione di questi giorni è frutto della pessima comunicazione sua e dell'esecutivo da lui presieduto. Le ipotesi si rincorrono alimentando l'ansia collettiva. Fosse capitato tutto ciò con Conte ancora a Palazzo Chigi, all'avvocato del popolo sarebbero state attribuite tutte le colpe. L'attuale presidente del consiglio invece gode di un'evidente immunità. Resta a capo del governo dei migliori anche se, di fronte alla pandemia, il suo governo non appare migliore di quello che lo ha preceduto. Non ho alcuna nostalgia di "Giuseppi" premier; la gestione dell'emergenza sanitaria è ardua e complicata per tutti, come si vede nel resto dell'Europa. Ma dopo lo sprint iniziale impresso dal generale Figliuolo, la campagna delle vaccinazioni fatica. Non solo per la ritrosia di una fascia di popolazione. Mancano le dosi. In Toscana trentenni in lista da settimane vengono convocati solo per fine agosto. Ci sono regioni in grado di organizzare con intelligenza gli "open day" vaccinali aperti a tutti, Campania in testa, altre dove un insegnante su tre si è imboscato mettendo a rischio l'anno scolastico, è il caso della Liguria. A proposito di scuole, ricordate l'ipotesi di tenerle aperte nei mesi estivi? Un annuncio ministeriale perso nel nulla. Un miraggio, come il green pass. --© RIPRODUZIONE RISERVATA