Sprint per immunizzare i professori e un certificato per entrare in aula

il retroscenaFlavia Amabile Ilario LombardoAccelerare sulle vaccinazioni, e valutare anche la possibilità di un green pass nelle scuole. Il rientro in presenza e in sicurezza nelle classi a settembre non può che passare attraverso l'immunizzazione del personale scolastico e di studentesse e studenti. Il governo stava già cercando la soluzione migliore per superare gli ostacoli giuridici e politici ma gli esiti drammatici delle prove Invalsi hanno fatto capire che bisogna agire e anche in fretta. Il Cts vorrebbe permettere il rientro senza distanziamento né mascherine se tutto il personale scolastico di una classe fosse vaccinato. È necessario però trovare il modo di convincere gli oltre 200mila docenti che ancora non lo sono. E superare le difficoltà normative di privacy con un provvedimento che consenta alle scuole di conoscere la posizione vaccinale degli studenti e del personale.Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha affrontato in questi giorni il tema con i leader della maggioranza. Il segretario del Pd Enrico Letta gli ha detto che il modello francese sull'obbligo del green pass può anche andar bene. Il leader leghista Matteo Salvini, invece, non ne vuole sentir parlare. A Mario Draghi toccherà trovare la sintesi, sapendo di dover approfondire la questione mentre di ora in ora l'idea del green pass vaccinale per gli insegnanti diventa un'ipotesi sempre più realistica. Ci sta lavorando il Pd, in particolare Manuela Ghizzoni, responsabile scuola in segreteria, e l'ex viceministro alla Salute Sandra Zampa conferma l'intenzione: «Se vale per gli operatori sanitari l'idea che il green Pass sia una delle condizioni contrattuali - ha detto ai microfoni di Radio popolare penso - che anche gli insegnanti abbiano questo dovere. Deve valere la stessa regola». Il presidente del Consiglio Draghi ancora non si è espresso, ma il ministro politico considerato più vicino all'ex banchiere, il titolare della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, di Forza Italia, ha spiegato con una nota di essere favorevole a rendere vincolante il certificato anche a scuola e negli uffici pubblici. Fonti vicine al premier confermano la preoccupazione di Draghi per lo stato deteriorato delle competenze scolastiche e la necessità di intervenire prima della riapertura delle aule. Di certo, trapela una convinzione del presidente del Consiglio: la didattica è «e deve» rimanere in presenza. Il tempo stringe e il capo del governo sa che molto del suo operato dipenderà anche dalla soluzione offerta su questo fronte, considerato sin dai primi discorsi come una delle massime priorità politiche del suo mandato a Palazzo Chigi. Chi ha seguito il dossier sulle norme per la vaccinazione obbligatoria tra i sanitari conferma che un margine per allargarlo agli insegnanti è possibile. Vanno combattute le resistenze dei sindacati della scuola, è chiaro, ma sarebbe teoricamente possibile lasciare a casa chi non vuole immunizzarsi, soprattutto se le sanatorie e le stabilizzazioni in corso garantiranno il turn over sulle cattedre. Una decisione però - e su questo concordano tutti nel governo - va presa subito, proprio per dare tempo fino a settembre al 30 per cento residuo di insegnanti che ancora non sono vaccinati di poter scegliere. Superando le divisioni interne al governo oltre che alla maggioranza.Il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi sta lavorando da settimane a un rientro in presenza e con un alto numero di vaccinati. «Bisogna completare le vaccinazioni, siamo all'85% per gli insegnanti, meno per i ragazzi. Serve solidarietà collettiva per cui faccio appello. Gli strumenti tecnologici servono per aprire, non per chiudersi», ha spiegato. L'obbligo, però, è un argomento che non prende per il momento in considerazione «Non abbiamo in mente di farlo», ha affermato una settimana fa. Non è per nulla convinto nemmeno della possibilità di esentare dalla dad gli studenti vaccinati in caso di focolai, la proposta avanzata dall'assessore della Sanità dell'Emilia Romagna Raffaele Donini.Diverso il tono usato ieri dal ministro della Salute Roberto Speranza che ha spiegato che per la ripresa dell'anno scolastico in presenza «l''arma che abbiamo è la vaccinazione». Sull'obbligatorietà - ha aggiunto - «voglio ricordare che noi siamo stati il primo Paese in Europa a disporre l'obbligatorietà per il personale sanitario. Una decisione alla quale oggi altri Paesi si stanno adeguando». --© RIPRODUZIONE RISERVATA