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Giovanni Scarpa / paviaProduzione, sostenibilità economica in un contesto di controllo e protezione della biodiversità possono convivere in un delicato equilibrio. Ne sono convinti Stefano Greppi (Coldiretti), Claudio De Paola (Parco del Ticino) e Marco Paravicini (azienda agricola biodinamica Cascine Orsine) e che fianco a fianco dal palco del Fraschini ne hanno parlato nell'ambito della manifestazione "C'è l'ambiente nel mio piatto", terzo evento di Green&Blue, l'hub del gruppo Gedi dedicato alla sostenibilità. Tre attori importanti del settore, tre punti di vista diversi sulle problematiche legate a cibo e ambiente, ma un'unica visione sul tema. Ambiente e produzione economica possono dunque convivere? Stefano Greppi, presidente pavese di Coldiretti che rappresenta oltre 5000 agricoltori in provincia, è stato chiaro. il nodo della sostenibilità«La sostenibilità è la parola chiave _ ha detto _. L'agricoltura in questi ultimi dieci è totalmente cambiata. L'introduzione di misure agroalimentari hanno rimodulato il modo di coltivare in Italia, facendo capire alla nostra categoria che produzione agricola e ambiente devono andare di pari passo. E gli agricoltori hanno lavorato con serietà e professionalità. Non è un caso che siamo il primo Paese al mondo per biodiversità». «L'equilibrio fra produzione e ambiente è molto delicato, ma da noi è ormai una realtà _ ha sottolineato Claudio De Paola, direttore del Parco del Ticino _. C'è un ottimo rapporto fra le aziende agricole che ci sono all'interno della nostra area protetta e il rispetto delle buone norme per preservare la natura». Come ci si riesce?la ricerca al primo posto«Noi abbiamo investito in questi anni molto nella ricerca _ ha proseguito De Paola _. Abbiamo lavorato per trovare modelli per la sostenibilità, passando attraverso la sperimentazione per introdurre buone forme di produzione. Non abbiamo imposto regole, ma piuttosto un percorso da condividere per crescere». Insomma, seppure il Parco del Ticino abbia il compito istituzionale di "vigilare" all'interno dell'area, «l'agricoltore non è il nemico da combattere e le aree coltivate sono un elemento imprescindibile della biodiversità». Ne è testimonianza il consorzio che raggruppa una cinquantina di aziende agricole del Parco che possono usufruire, da qualche anno in qua, di un marchio ad hoc per i loro prodotti. l'esperienza di cascine orsineChe la convivenza, anzi l'alleanza, fra produzione e salvaguardia dell'ambiente sia l'unica strada percorribile è convinto anche Marco Paravicini che da suo padre Aldo e da sua nonna, Giulia Maria Crespi, ha ereditato proprio all'interno del Parco, a Bereguardo, l'azienda di famiglia, quelle Cascine Orsine diventate simbolo dell'agricoltura biodinamica. «Il cibo come prima cura per il buon vivere è stata un'intuizione di mia nonna, che capì subito come mangiare bene e sano fosse essenziale dopo essersi ammalata di cancro _ ha raccontato _. Così negli anni '70 iniziò l'avventura della nostra azienda agricola che si ispirò a questa filosofia». Col tempo, da sperimentale, Cascine Orsine diventarono un'azienda moderna e all'avanguardia. Ma ci sono ancora tante battaglie da combattere. Una di queste è l'approdo finale della legge sull'agricoltura biodinamica, ancora impantanata in Parlamento. L'altra è quella sull'etichettatura dei cibi. «È la conditio sine qua non per andare avanti _ ha ribadito ancora Greppi _. È inconcepibile come nel 2021 manchi ancora trasparenza su un punto fondamentale come questo. Con il made in Italy i consumatori sono più tranquilli, ma c'è ancora tanta strada da fare, soprattutto a livello europeo». --