La protesta si allarga ad altre città Gelmini: «Già il 20 prime riaperture»
Gabriele De Stefani /torinoLa protesta del popolo dei piccoli imprenditori schiacciati da mesi di chiusure si allarga ma, dopo gli scontri e le occupazioni di martedì tra Roma e Napoli, nella seconda giornata di manifestazioni in giro per l'Italia i cortei sono tutti pacifici. In ogni caso resta alto l'allarme del Viminale, che vigila soprattutto sulle infiltrazioni di movimenti violenti e di estrema destra pronti a soffiare sul fuoco delle tensioni sociali. Due le speranze a breve termine per commercianti, ambulanti e ristoratori: lo spiraglio aperto dal ministro per gli Affari regionali Mariastella Gelmini, che parla di riavvio delle attività «soprattutto a maggio, ma forse per qualcosa già dal 20 aprile»; e poi il nuovo decreto Sostegni, che porterà 30 miliardi di quelli che ai tempi del governo Conte si chiamavano ristori. Arrivati fin qui troppo magri e lenti, lamentano le categorie produttive, che ieri sono scese in piazza in tutta Italia: isolati i violenti, è stata la giornata delle iniziative simboliche. Nel capoluogo piemontese, in piazza Vittorio Veneto, una quindicina di banchi di prodotti gastronomici, capi di abbigliamento, oggetti per la casa: in ossequio alle norme anti-Covid, la merce si poteva guardare, ma non acquistare. A Roma ancora commercianti e operatori turistici a sfilare Montecitorio. A Napoli e in giro per la Campania più di 500 negozi di abbigliamento hanno esposto mutande in vetrina, senza accogliere clienti. Firenze è stata attraversata da un corteo di oltre 1.200 furgoncini di venditori ambulanti giunti da tutta la Toscana. Ad Aosta un gruppo di ristoratori ha consegnato un «lunch bag» a ciascuno dei 35 consiglieri regionali: «Ci sono polenta, cotechino, birra e tutto l'occorrente per consumare: mentre voi mangiate, noi moriamo di fame» ha attaccato Jean-Claude Brunet, ristoratore tra i promotori della protesta. A Taranto sulla rotonda del Lungomare buste nere della spazzatura con la scritta «un sacco di debiti» perché, hanno lamentato i manifestanti, «in questo anno il governo ci ha dato solamente tanta immondizia piuttosto che ristori, assistenza e certezza sulle vaccinazioni». La maggioranza tende la mano alle proteste pacifiche. Lo fanno il M5s con Luigi Di Maio («serve un decreto per le piccole imprese»), il Pd con Debora Serracchiani («dobbiamo rasserenare gli animi dei nostri cittadini») e la Lega con il governatore friulano Massimo Fedriga («superiamo la stagione dei divieti»). Anche i sindacati guardano al decreto Sostegni per chiedere maggiori tutele per i lavoratori. La priorità di Cgil, Cisl e Uil resta la proroga del blocco dei licenziamenti, che secondo Maurizio Landini deve essere esteso dal 30 giugno al 31 ottobre per tutti e non solo per le aziende che non possono contare sulla cassa integrazione. E poi i sindacati spingono per un'altra modifica del Sostegni che già era stata al centro di uno scontro interno alla maggioranza: lo stralcio del condono fiscale, «una vergogna, uno schiaffo per chi rispetta le regole», secondo la Uil. --© RIPRODUZIONE RISERVATA