Al via gli interrogatori sulla truffa milionaria ai danni dello Stato

Adriano AgattiVIGEVANO. Inizieranno oggi gli interrogatori dei sette arrestati per la maxi frode dell'Iva. Un'operazione eseguita dagli agenti della Guardia di finanza di Pavia, che hanno arrestato nuovamente Francesco Caruso, l'ex direttore dell'ufficio postale Vigevano 2 di via San Giovanni.PADRE E FIGLI NEI GUAIAgli arresti domiciliari sono finiti anche i due figli gemelli di Caruso, Filippo e Daniele di 31 anni. Sono finiti in carcere anche Paolo Dellai, 61 anni, domiciliato a Ranco in provincia di Varese e il fratello Andrea di 55 anni anche lui domiciliato a Ranco (entrambi hanno spostato la loro residenza in Svizzera). Ai domiciliari sono finiti, oltre ai figli dell'ex funzionario delle poste, Valerio Morari, 56 anni, abitante a Nerviano, e Laura Gentilin, 55 anni, residente a Casarile, in provincia di Milano. Altre nove persone risultano indagate. Dovranno rispondere, a vario titolo, di peculato, frode fiscale e uso indebito di carte di credito.L'INCHIESTAL'operazione «Iron Coin» è stata coordinata dal procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti e dal sostituto procuratore Valeria Biscottini e ha permesso di smantellare un'associazione a delinquere transnazionale capeggiata da due imprenditori italo-svizzeri. Oltre agli arrestati altre nove persone sono state inscritte sul registro degli indagati per la stessa inchiesta. Tra loro anche P. S., una donna di 47 anni che abita a Cassolnovo in via Buccella e C. V, un 59enne residente a Vigevano in via Della Pressa. Denunciato anche C. G, un vigevanese di 59 anni che abita in via Madonna degli Angeli. Segnalata alla magistratura anche una donna di 49 anni che risiede a Vigevano in via Aguzzafame.L'ex direttore delle Poste Francesco Caruso, secondo l'accusa, avrebbe rubato le identità di decine di clienti per poter aprire i conti e intestare le carte su cui far transitare denaro occulto. Era sufficiente, secondo gli accertamenti dei finanzieri, che il cliente andasse in posta a ritirare una raccomandata o facesse una qualsiasi operazione che richiedesse l'esibizione di un documento di identità. Quei dati finivano per essere utilizzati dall'allora direttore per altri scopi.Quando Caruso fu arrestato la prima volta, un anno fa, i finanzieri gli sequestrarono 58 carte. Lo scopo, per l'accusa, era usare le prepagate per "pulire" il denaro che arrivava di volta in volta dalle società riconducibili ai due fratelli italo-svizzeri. --© RIPRODUZIONE RISERVATA