IL CREPUSCOLO DEL FASCISMO
di Roberto Lodigiani wPAVIA Un anarchico, un filosofo, un maresciallo d'Italia e un generale della Milizia fascista. Sono i personaggi che si muovono tra Pavia, Milano e il lago di Garda nel crepuscolo della repubblica di Salò, mentre gli Alleati e l'Armata Rossa avanzano verso il cuore del Terzo Reich. Febbraio 1945. Tutto sta crollando, la fine della guerra si avvicina e i gerarchi non animati da cieco fanatismo cercano una via di salvezza. E' il caso di Rodolfo Graziani, ex governatore d'Etiopia, feroce massacratore dei ribelli libici ora a capo dell'esercito della Rsi. Graziani, classe 1882, originario di Filettino, in Ciociaria, ha il suo comando a Vidigulfo (vedi articolo sotto) e in quei giorni chiede al prefetto di Pavia, il rilascio di due passaporti falsi per sè e la moglie Ines Pionetti. Probabilmente intende servirsene per cercare rifugio nella neutrale Svizzera, oppure per una fuga in aereo fino all'amica Spagna. In ogni caso, non ha alcuna intenzione di seguire Mussolini in un'ultima disperata battaglia, nel «ridotto» della Valtellina vagheggiato dagli irriducibili alla Pavolini, o in qualsiasi altro luogo. Alla fine riuscirà ad arrendersi agli americani e salverà così la pelle, diventando, nel dopoguerra, dopo un breve periodo in carcere, presidente onorario del Movimento sociale. Tuninetti, nativo di Valenza,e probabilmente aveva conosciuto Graziani quando era commissario straordinario del partito fascista (Pnf) in Cirenaica: condannato a 24 anni dal Tribunale del popolo, usufruirà dell'amnistia Togliatti. Il filosofo e l'anarchico sono Edmondo Cione, campano, già allievo di Benedetto Croce e Germinale Concordia, capo della brigata partigiana Bruzzi Malatesta che opera nel Pavese tra Belgioioso e Corteolona. Perseguitato dal regime nel Ventennio, Cione dopo l'armistizio si avvicina alla Rsi sognando un ritorno alle origini "socialiste" del fascismo. Fonda il Ponte, un movimento fascista "di sinistra" che cerca contatti con i partigiani delle Matteotti per un passaggio indolore di poteri dalla repubblica al Psi che tagli fuori la componente socialista. In questo disegno si inserisce il generale Renzo Montagna, generale della Milizia (Mvsn), poi alla guida della polizia di Salò. Montagna combatte strenuamente i partigiani ma capisce che tutto è ormai perduto e cerca di guadagnarsi meriti in vista del dopo. Contribuisce alla scarcerazione di Ferruccio Parri (vedi box), tesse il filo con Bonfantini, il comandante delle Matteotti che finge di stare al gioco soprattutto per neutralizzare la famigerata banda Koch (come in effetti avverrà). L'operazione del Ponte fallisce, dopo una serie di incontri a cui partecipa anche Concordia: Montagna si rifugia per qualche anno a Napoli facendo poi ritorno nella «sua» Santa Giuletta. ©RIPRODUZIONE RISERVATA