Poggi, lacrime e sollievo «Finalmente giustizia»

dagli inviati wMILANO «Finalmente abbiamo avuto giustizia per nostra figlia, dopo sette anni. Questa sera a casa nostra Chiara non tornerà ma finalmente la giustizia ha riconosciuto chi è il suo assassino». Occhi lucidi e un accenno di sorriso: i genitori di Chiara, Rita e Giuseppe Poggi, hanno parlato qualche minuto davanti a cronisti e cameramen nell'atrio dell'aula dove si è concluso il processo. Con loro il figlio Marco e gli avvocati Gianluigi Tizzoni e Francesco Compagna, ma prima dei Poggi ha parlato proprio Tizzoni, legale della famiglia da sette anni: «Non volevamo una pena più o meno grave, ma volevamo giustizia. E così oggi è accaduto». La sentenza di ieri è collegata anche alla tenacia dell'avvocato Tizzoni che ha sollevato durante il processo di appello bis nuovi elementi a carico di Alberto Stasi: in particolare, i pedali sostituiti sulla prima bicicletta sequestrata ad Alberto, chiedendo nuove analisi anche sul capello trovato nella mano della vittima e riportando al centro del processo la questione della bici nera. Ieri dopo la sentenza anche il padre di Chiara si è lasciato andare ad uno dei suoi rari commenti con una luce nuova negli occhi azzurri, uguali a quelli della figlia morta. «Anche per i nostri avvocati e consulenti, Chiara era diventata ormai come una figlia. Il loro coinvolgimento è stato anche umano oltre che professionale, e per questo li ringraziamo. Adesso non continuo a parlare, perché potrei non farcela». Poco prima, in aula, Alberto Stasi e i suoi avvocati erano seduti nel primo banco: nel secondo banco i Poggi, con il figlio Marco al centro, e ai lati i loro avvocati. Maglione verde e jeans, Stasi ha dato le spalle a quelli che dovevano diventare i suoi suoceri. Neanche uno sguardo all'ingresso della corte e durante la lettura del dispositivo. Ascoltato il verdetto, Alberto Stasi è uscito da un ingresso secondario dell'aula, apparentemente senza tradire le sue emozioni. A Rita Poggi è stato chiesto se mentre veniva letto il verdetto, abbia guardato nella direzione di Alberto Stasi: «Non lo ho fatto – ha risposto ai cronisti – non ci ho pensato. In quel momento pensavo solo a mia figlia, sperando di avere la giustizia che abbiamo sempre tenacemente desiderato». Poi i Poggi hanno lasciato il palazzo di giustizia con i loro legali, per tornare nella villa di via Pascoli, a Garlasco, dove Chiara è stata uccisa, e dove i genitori e il fratello sono tornati a vivere otto mesi dopo il delitto, non appena la scena del crimine è stata dissequestrata. «Non lasceremo mai la casa dove abbiamo vissuto con nostra figlia per 26 anni – ha sempre sostenuto la madre – andarsene sarebbe come abbandonarla e tradire la sua memoria». In tribunale ieri c'era anche il capitano dei carabinieri Gennaro Cassese, che aveva condotto le indagini subito dopo il delitto: «L'arma ha sempre creduto in questa indagine, che è stata condotta a 360 gradi – ha detto -. Tutti gli elementi portavano ad Alberto». (l.g. e a.m.)