Renzi:«Napolitano garanzia per tutti»
di Gabriele Rizzardi wROMA L'indiscrezione riportata da Repubblica, e non smentita dal Quirinale, sulle possibili dimissioni di Giorgio Napolitano entro la fine dell'anno comincia ad agitare la politica. Il patto del Nazareno potrebbe avere i giorni contati e l'ipotesi che Matteo Renzi possa prendere in considerazione maggioranze diverse per l'elezione del nuovo capo dello Stato preoccupa Forza Italia ma anche il Nuovo centrodestra. Nell'attesa di conferme o smentite, il premier si limita ad una dichiarazione di stima per Napolitano, senza commentare l'ipotesi di sue dimissioni e, anzi, lasciando intendere che lui sarebbe felice se il presidente restasse ancora al suo posto. «Giorgio Napolitano è e resta una assoluta garanzia per questo Paese e un punto di riferimento molto importante» dichiara Renzi, che partecipa all'abbattimento dell'ultimo diaframma della variante di valico in Val di Sambro e preferisce non commentare l'ipotesi delle dimissioni. «Non mi preoccupo del futuro del capo dello Stato. Mi preoccupo di fare bene il mio lavoro» dice il capo del governo, che non rinuncia a una metafora: «Se l'Italia è riuscita a completare un'opera titanica come questa che si trascina da 32 anni, allora sarà in grado di uscire dal tunnel della crisi. A patto, naturalmente, che affronti sua maestà Burocrazia...». Quanto al nodo del Quirinale, resta il fatto che nei mesi scorsi diverse volte il presidente della Repubblica (che il prossimo mese di giugno compirà 90 anni) aveva evocato possibili dimissioni a breve e a questo punto in molti cominciano a parlare esplicitamente della questione. Anche perché Napolitano non vuole farsi condizionare dagli scontri tra i partiti sull'Italicum, non è disposto a portare il Paese alle elezioni anticipate e lascerà anche senza la riforma della legge elettorale. Il Parlamento sarebbe in grado di eleggere il successore? La possibile rottura del patto del Nazareno avrebbe ripercussioni anche su questo delicatissimo passaggio. Non a caso, due giorni fa, Luigi Di Maio (M5S) ha lanciato l'ipotesi di estendere il metodo Consulta, ovvero l'accordo tra Pd e grillini, anche per la scelta del nuovo capo dello Stato. Ipotesi che ieri è stata bloccata da Grillo con un attacco contro Napolitano («Decide lui quando dimettersi ricattando di fatto il Parlamento»), contro Renzi («Un ciarlatano mai eletto») e contro Berlusconi («Capo di un partito creato dal condannato Dell'Utri»). Quel che è certo è che l' ipotesi che Renzi possa rompere con Berlusconi per cercare un accordo con i 5 Stelle, sulla legge elettorale e quindi sull'elezione del nuovo capo dello Stato, toglie il sonno ai maggiorenti di Forza Italia e del Nuovo centrodestra. Nelle indiscrezioni sulle scelte di Napolitano, il Mattinale (nota politica di Fi) vede una chiave di lettura per interpretare le ultime mosse di Renzi: «In questa scelta del Colle c'è una certa profezia, che l'accelerazione improvvisa del premier nel sistemare a comodo suo la legge elettorale svela». Per Giovanni Toti, invece, la discussione sulle possibili dimissioni è «largamente prematura» e comunque Napolitano «è un elemento di stabilità, e se sta lì non è male». Quanto al successore, Toti tira il freno a mano: «Nessuno pensi a forzature di maggioranza». Sulla questione interviene anche Renato Schifani (Ncd): «Dobbiamo garantire il massimo della convergenza di tutte le forze politiche su una figura che deve rimanere terza». E Cicchitto aggiunge: «Ncd è un interlocutore determinante per il governo...». Il capo dello Stato si dimetterà? «Napolitano farà per il meglio», risponde Pier Luigi Bersani, che da segretario del Pd si trovò a gestire il caso Prodi (impallinato da 101 franchi tiratori del Pd) e chiese a Napolitano di restare al suo posto. A commentare le possibili dimissioni è anche il presidente del Senato, Pietro Grasso: «Il presidente della Repubblica sono certo darà, come ha fatto e continuerà a fare, il massimo per essere utile al nostro paese, in qualsiasi modo e con qualsiasi funzione». ©RIPRODUZIONE RISERVATA