Graffi e pedali, gli indizi dimenticati
dall'inviato Lorella Gualco wMILANO Pedali scambiati e graffi sul braccio dell'unico imputato mai fotografati nè verbalizzati. La nona udienza del processo d'appello bis contro Alberto Stasi, 31 anni, accusato di avere ucciso, il 13 agosto 2007, a Garlasco, la fidanzata 26enne Chiara Poggi, è stata una corsa alla ricerca del possibile indizio perduto o trascurato. In otto ore di confronto processuale a porte chiuse è stato chiesto a sei nuovi testimoni (il settimo, assente giustificato, sarà sentito nell'udienza del 13 novembre) di aggiungere altri elementi a quello che non hanno detto due precedenti processi, sempre chiusi con l'assoluzione dell'imputato. «Pedali non originali». Per scavare di più in un mistero lungo sette anni diventa quindi importante anche la testimonianza di un imprenditore. Così Massimo Panzeri, amministratore delegato della fabbrica di bici Atala, si è seduto davanti ai giudici della Corte d'assise d'appello di Milano e ha detto che i pedali della bici bordeaux sequestrata a Stasi non sono quelli originali. Nessuno dei 32modelli fabbricati dalla Atala dal 2002 al 2008 del modello "Umberto Dei" hanno quei pedali. Gli avvocati della famiglia Poggi, Gianluigi Tizzoni e Francesco Compagna, hanno accolto quelle dichiarazioni come un punto a favore. La parte civile sostiene, infatti, che Stasi, dopo aver sentito che due vicine di casa avevano visto una bici nera appoggiata al muro di casa Poggi il giorno del delitto, avrebbe sostituito i pedali della sua bicicletta nera e li avrebbe montati su una "insospettabile" bici bordeaux, che non corrisponde alla descrizione delle vicine. Questo potrebbe spiegare, sempre seguendo questa ipotesi, perchè sui pedali della bici bordeaux sia stato trovato materiale organico riferibile a Chiara Poggi, mentre niente di tutto ciò risulta sulla bici nera. Ma anche questa ricostruzione deve aggirare un ostacolo, frapposto dalla stessa pubblica accusa. Il sostituto procuratore generale, Laura Barbaini, ha escluso che sulla bici nera sequestrata a Stasi in aprile fossero stati scambiati i pedali. Ha invece dato ragione agli avvocati dei Poggi dicendo che sulla bici bordeaux i pedali non sono quelli originali, circostanza confermata oggi da Panzeri. Il punto di collegamento tra le due versioni potrebbe essere l'esistenza di una seconda bici nera, mai trovata. La bicicletta sarebbe stata consegnata nel 2005 all'azienda di autoricambi della famiglia Stasi da una ditta di pedali nell'ambito di una campagna promozionale. Rita Officio, la responsabile della produzione della ditta, ha testimoniato confermando di avere avuto in catalogo sia una bici nera sia un modello grigio e nero, ma non ricordava quale delle due fosse stata consegnata all'azienda della famiglia Stasi. Di quella presunta seconda bici nera sembrano essersi perse le tracce. Solo negli ultimi mesi sono state fatte ricerche attraverso fatture e documentazioni di consegna, ma non è mai stata vista nè materialmente rintracciata, anche perchè sono ormai passati nove anni dalla data in cui sarebbe avvenuta la consegna. I graffi «dimenticati». Nell'elenco dei testimoni c'erano anche il brigadiere Pennini e l'allora vicebrigadiere Serra. I due militari erano stati tra i primi ad arrivare sulla scena del crimine con Alberto Stasi dopo che il giovane si era recato in caserma per denunciare di avere trovato il corpo senza vita della fidanzata, e avevano notato due graffi all'interno dell'avambraccio sinistro di Alberto. Graffi che però non furono nè fotografati nè fu messa a verbale la spiegazione che Stasi aveva dato dicendo che se li era procurati venendo a contatto con il suo cane. Anche questo particolare è venuto alla luce solo quest'estate grazie alle indagini svolte dalla procura generale. «I carabinieri - ha detto ieri il consulente della parte civile, Paolo Reale, al termine dell'udienza – hanno confermato in aula di avere notato graffi veri, non presunti e che erano freschi, senza croste, nella parte interna del braccio sinistro, sotto la manica della maglietta». Entrambi i militari hanno affermato di aver fatto presente ai loro superiori gerarchici della presenza dei due segni rossi. «Nel momento in cui hanno visto i graffi – continua Reale – erano davanti alla villetta dei Poggi in via Pascoli, dove Chiara è stata uccisa. Allora si sarebbe deciso di scattare le foto una volta arrivati in caserma perchè attorno si erano già raccolti fotografi e giornalisti. Ma poi le foto non furono scattate. Invece, a nostro parere, se la presenza di quei graffi era stata segnalata a chi allora coordinava le indagini, sarebbe stato doveroso approfondire».