Matteo Salvini: fermarsi allo stop è un obbligo

ROMA «La morte soprattutto se di un giovane è sempre una tragedia, ma fermarsi all'alt dei carabinieri è un obbligo». Matteo Salvini rischia di gettare benzina sul fuoco con il suo tweet scritto all'indomani dell'uccisione di Davide Bifolco, il giovanissimo ragazzo freddato da un carabiniere a Napoli. Soprattutto perché il segretario leghista sembra in qualche modo impegnato a minimizzare quanto accaduto nel rione Traiano di Napoli. «L'illegalità eletta a sistema: Prima del carabiniere l'ha ucciso Napoli», titolava sabato mattina "Libero". «Non è normale che un minorenne giri senza patente, senza assicurazione, senza casco sullo scooter con un pregiudicato e non si fermi la posto di blocco: ma sotto il Vesuvio sembra di sì, è una cultura che va estirpata», aggiungeva il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro. A Salvini replica a stretto giro di posta il capogruppo dei deputati di Sel alla Camera. «Per Matteo Salvini fermarsi allo stop è un obbligo. Giusto. Ma sparare a un ragazzo che non lo fa è inaccettabile: la vita vale di più» scrive De Petris. A Roma sono apparse scritte contro le forze dell'ordine su un muro di via Carlo Felice. «Sbirri assassini pagherete anche Napoli», compare accanto a un'altra trentina di scritte, alcune della quali pro Palestina. «Acab», «Boicotta Israele», «Digos Merde»,«Per sempre ribelli». La tragedia di Napoli rischia dunque di deflagrare in un clima già pesante e con il campionato di calcio che è appena ricominciato. Ieri anche Pietro Grasso, ha chiesto di accertare le responsabilità della tragedia. «Ho sempre fiducia nel lavoro della magistratura per accertare le responsabilità: se ci sono responsabilità penali e civili chi ha queste responsabilità deve pagare», ha detto il presidente del Senato rispondendo a una domanda dei cronisti sulle tensioni scoppiate a Napoli dopo l'uccisione del ragazzo diciassettenne. La morte di Davide Bifolco ha riaperto vecchie ferite. «È sconvolgente che un ragazzino di 17 anni possa morire così, non posso non pensare a Dino Budroni che il 30 luglio del 2011 fu ucciso da un colpo di pistola esploso da un agente di polizia, dopo un lunghissimo inseguimento sul raccordo anulare di Roma», scrive Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, arrestato nel 2009 per droga e morto una settimana dopo in ospedale. «L'agente è stato recentemente assolto: purtroppo quando accadono fatti del genere si tende a infangare le vittime, l'ho vissuto in prima persona con mio fratello, e mi auguro che questo non accada per Davide», aggiunge Ilaria esprimendo solidarietà vicinanza e sostegno ai familiari.