Cento bimbi ostaggi a Mosul degli jihadisti

di Maria Rosa Tomasello wROMA Lo Stato islamico tiene in ostaggio cento bambini iracheni. Nessuno viene risparmiato, nella strategia del terrore degli jihadisti: i piccoli, secondo «fonti interne» citate del giornale on line curdo Rudaw (non confermate da fonti indipendenti), vengono tenuti prigionieri in un orfanotrofio di Mosul, la città del nord dell'Iraq trasformata dai miliziani nella loro roccaforte. I bimbi - 50 sciiti e 45 yazidi - farebbero parte di un gruppo di civili, per lo più donne e minori, rapiti a giugno a Tellafar e Shingal, a est di Mosul, tra giugno e agosto, e sarebbero rinchiusi nella struttura Dar-al-Baraim, circondata da guardie armate dell'Is. È la notizia che accoglie in Iraq il vice presidente americano Joe Biden, atteso a Baghdad - spiegano fonti parlamentari irachene - per «assistere nella formazione del nuovo governo il premier incaricato Haider al Abadi», chiamato a risolvere in fretta le divergenze sul nuovo esecutivo con la componente sunnita, alleato fondamentale nella lotta agli jihadisti di osservanza sunnita. In cambio del suo sostegno, la coalizione sarebbe intenzionata a chiedere il rilascio di due uomini-chiave del regime di Saddam Hussein: l'ex vice presidente iracheno Tareq Aziz e l'ex ministro della Difesa Sultan Hashem. La loro liberazione, secondo la tv panaraba al Arabiya, potrebbe avvenire «a breve». Tareq Aziz, 78 anni, cristiano, in carcere da 12 anni, era stato condannato a morte nel 2010 per «crimini contro l'umanità»: l'anno scorso si era rivolto al Papa chiedendo di essere giustiziato al più presto per mettere fine alle sue sofferenze. Sul terreno, intanto, nuovo successo delle forze di sicurezza irachene in collaborazione con i peshmerga curdi, che hanno ripreso ieri il controllo di Bartalah, nella provincia di Ninive, costringendo i miliziani dell'Is a lasciare la città. A Baghdad è stato annunciato un piano per la liberazione di Mosul, capoluogo della provincia, occupata a giugno. Nelle ultime 48 ore, le forze aree Usa hanno bombardato altre due volte postazioni jihadiste nel nord dell'Iraq, distruggendo quattro Humvees, un veicolo per il trasporto delle truppe e due mezzi pesanti dello Stato islamico, portando a 133 i raid dall'8agosto. Il Pentangono, tuttavia, ha smentito ieri l'uccisione del leader del Califfato, Abu Bakr al Baghdadi, che secondo notizie circolate nelle ultime ore, accompagnate su Twitter dalle foto di un cadavere, sarebbe rimasto vittima di un bombardamento Usa: «Voci infondate». Ucciso invece il suo vice, Fades Ahmed Abdullah al Hiyali e il comandante dell'ala militare dell'Is Salah Mustafa Qrpash. Con una dichiarazione del ministro degli Esteri Hoshyar Zebari, il governo iracheno ha accolto con favore la nascita della coalizione internazionale contro lo Stato islamico promossa da Barack Obama: «È un messaggio di sostegno forte all'Iraq» ha detto, sottolineando che l'Is rappresenta un pericolo per il mondo intero e che l'Iraq «ha bisogno di sostegno» perché ha una capacità «limitata». A confermare la necessità di un fronte unito con l'Europa è stato ieri l'Egitto: l'Is «è un fenomeno che va affrontato a livello globale» ha detto il ministro degli Esteri Sameh Shoukry, sottolineando che «c'è coordinamento fra vari Stati arabi contro il terrorismo per scongiurare la frammentazione di Siria, Iraq e Libia» ha detto. In Egitto c'è allarme per la presenza di «cellule operative dello Stato islamico» che sarebbero presenti, seppure in maniera «limitata», nella regione del Sinai, al confine con Israele, a sud di Rafah: l'esercito si prepara a una massiccia offensiva nell'area nei prossimi giorni. Il gruppo sarebbe alleato con il movimento quaedista Ansar beit al Maqdis, responsabile negli ultimi giorni di una serie di decapitazioni. Ieri invece la tv Al Jazira ha messo in dubbio l'autenticità dei video delle decapitazioni dei giornalisti James Foley e Steven Sotloff: «Messinscena in stile hollywoodiano che potrebbe essere stata usata per provocare un intervento occidentale in Siria». ©RIPRODUZIONE RISERVATA