Iovine: a Napoli struttura per comprare le sentenze

di Ferruccio Fabrizio wNAPOLI Tre omicidi e trent'anni da scontare. Ma per i boss del clan dei Casalesi la salvezza era proprio dentro l'aula di giustizia: bastava corrompere i giudici del tribunale di Napoli e farla franca. Il prezzo dell'assoluzione? Dai 200 milioni di vecchie lire a 250 mila euro. La rivelazione, al vaglio degli inquirenti, è del pentito Antonio Iovine, che da qualche mese sta raccontando fatti e intrecci tra malavita e istituzioni ai magistrati dell'Antimafia. Iovine ha fatto le sue nuove rivelazioni in due interrogatori del 13 e 28 maggio, ascoltato dai pm Antonello Ardituro e Cesare Sirignano, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. E ha riferito di aver di aver saputo dall'avvocato Michele Santonastaso, suo difensore storico oggi imputato di collusioni con la camorra, «che c'era la possibilità di ottenere l'assoluzione (in un processo d'appello per un duplice omicidio ndr) e per questo occorrevano 250 mila euro per comprare, per corrompere i giudici». Secondo le sue confessioni fatte nell'ambito del processo in corso a Napoli per le minacce dei Casalesi a Roberto Saviano e Rosaria Capacchione, l'ex "ministro economico" del clan avrebbe pagato tre volte. Il boss ha disegnato un sistema più ampio di corruzione che serviva a aggiustare processi e coinvolgerebbe alcuni magistrati e ha fatto i nomi di un presidente di Corte d'assise d'Appello a Napoli Pietro Lignola, ora in pensione, e di un altro avvocato penalista, ex deputato di An, oltre al suo difensore Michele Santonastaso. Dopo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, la procura di Roma ha aperto un fascicolo con l'ipotesi di reato di corruzione. «Negli incontri con il mio avvocato - ha dichiarato Iovine - parlavamo di esigenze particolari legate ai processi ed in alcune occasioni Santonastaso mi ha chiesto dei soldi per aggiustare i processi e farmi avere delle assoluzioni». Iovine entra nel dettaglio. «Una prima volta è accaduto a proposito del processo per l'omicidio di Nicola Griffo per il quale avevo avuto una condanna a trent'anni. L'avvocato Santonastaso mi promise che in appello avrebbe visto cosa si sarebbe potuto fare. Mi consigliò di nominare anche un altro avvocato in quanto aveva un buon rapporto con il presidente della sezione di Corte d'appello dove si celebrava il processo. L'avvocato mi rassicurò dicendo che poteva trovare la soluzione per aggiustare il processo e farmi assolvere. Ad un certo punto mi fu detto che l'avvocato voleva 200 milioni di vecchie lire che erano necessari per farmi ottenere l'assoluzione. Io accettai e fui assolto, pagai i 200 milioni in due rate da 100 milioni che gli furono portate da persone a me vicine». A lui vicino sarebbero stati insospettabili uomini dello Stato. Quando nel processo per il duplice omicidio di Ubaldo e Antonio Scamperti, a San Cipriano D'Aversa, racconta Iovine «fui condannato all'ergastolo in primo grado e con le medesime modalità fui poi assolto in appello». ©RIPRODUZIONE RISERVATA