Juncker, corsa a ostacoli

BRUXELLES Il Ppe ha vinto le elezioni europee ma è tutt'altro che scontato che il suo candidato arrivi alla guida della Commissione: la corsa di Jean Claude Juncker alla testa dell'esecutivo europeo inizia ora, e per raggiungere la mèta non basta il sostegno accordato ieri da tutti i gruppi politici del Parlamento Ue né l'endorsment di Angela Merkel, che suona più come un atto dovuto che come un sostegno realmente convinto a quell'ex premier lussemburghese che criticò aspramente le sue ricette a base di austerità prima di dimettersi dalla guida dell'eurogruppo. Gli ostacoli sono diversi: dal premier britannico David Cameron che sta già arruolando altri leader per bloccare il candidato Ppe, alla partita su tutte le altre nomine, che vanno fatte entro l'anno e calibrate con quella del presidente. È quindi solo l'avvio formale del cammino che poterà alla nomina: come previsto dalle regole del Trattato di Lisbona, la Conferenza dei presidentì dei gruppi uscenti del Parlamento ha affidato a Juncker il compito di tentare «per primo» di formare la «richiesta maggioranza». Questo perché non basta l'accordo tra i capigruppo, da quello del Ppe Joseph Daul, quello dell'S&D; Hannes Swoboda, a Nigel Farage dell'Ukip, ma serve anche la maggioranza assoluta del nuovo Parlamento. Per ottenerla, Juncker dovrà presentare un programma che piace a tutti. Ma la partita si gioca su due fronti, e il secondo è quello del Consiglio: il vertice informale di ieri avrebbe dovuto sulla carta «prendere atto» dei risultati e appoggiare Juncker, ma molti Paesi non sono d'accordo e cercheranno di bruciare in partenza il tentativo del lussemburghese. «Discuteremo come condurre le consultazioni con il Pe e daremo a Van Rompuy il mandato per farlo, anche in collaborazione con Juncker», ha detto la cancelliera Merkel ieri al suo arrivo, spiegando che Junker è «il nostro candidato di punta» ma bisognerà trovare «ampie maggioranze», perché «nessuno dei gruppi politici da solo ha la maggioranza». Un modo per dire che il nome di Juncker non è poi così scontato. Apertamente contraria e intenzionata a dimostrare polso ai tanti euroscettici di casa sua è la Gran Bretagna, che cerca una sponda in Svezia, Ungheria, Olanda. Cameron ha evocato la possibilità di un vertice in Svezia a giugno con Merkel e l'olandese Mark Rutte per trovare un accordo. Difficile che lo faccia senza l'Italia, che farà sentire la sua voce su tutte le nomine, comprese quelle del presidente del Consiglio europeo e dell'Alto rappresentante della politica estera. Carica presa di mira dal "perdente" Martin Schulz, merce di scambio col Ppe per avere il sostegno dei socialisti a Juncker. Per trovare un accordo c'è tempo fino a ottobre.