«Alberto si sente come in un tritacarne è il quarto processo»

MILANO «Alberto si sente come in un tritacarne e deve prendere atto continuamente di tutte queste novità e sorprese che vengono fuori ogni volta che si arriva ad un risultato che esclude la sua responsabilità. È arrivato al quarto processo che lo segna ormai da sette anni». Mentre Alberto si è limitato a un laconico: «Ci penserò» di fronte alla possibilità di rilasciare dichiarazioni spontanee, come indicato dai giudici, è invece l'avvocato Fabio Giarda, nei corridoi di palazzo di giustizia, a sintetizzare le emozioni e i sentimenti dell'imputato tornato davanti ai giudici dopo due assoluzioni e dopo l'annullamento delle sentenze da parte della Cassazione, che ha ordinato di ricominciare dall'appello. Giacchino grigio e maglia verde, Alberto è arrivato in tribunale di prima mattina da un ingresso laterale schivando fotografi e giornalisti. In aula si è misurata ancora la distanza, il gelo tra lui e i genitori di Chiara Poggi. «Ma l'atmosfera era rilassata – ha continuato l'avvocato Fabio Giarda, figlio del professor Angelo che difende Alberto insieme all'avvocato Giuseppe Colli – Alberto era emozionato, ma non ha mancato di prendere appunti durante l'udienza». Ieri hanno parlato l'avvocato Colli e il professor Giarda, che proseguirà il suo intervento mercoledì. «Noi non abbiamo nessuna preclusione, qualora la Corte decidesse di ripetere le perizie – sostiene la difesa – ma la rinnovazione del processo sarebbe inutile, perché il quadro indiziario è stato esaminato a fondo, non possono emergere altre novità a smentire l'innocenza di Stasi». La fiducia nella verità è invece la speranza che anima Rita e Giuseppe Poggi, i genitori di Chiara. «Certo, vedere di nuovo Alberto sarà un'emozione – ha affermato mamma Rita prima di arrivare in aula, assediata dai cronisti sulle scale del palazzo di giustizia – . Anche noi siamo un po' tesi, emozionati, ma abbiamo sempre fiducia. Speriamo sia il giorno della verità. Ho fiducia nella giustizia». A margine dell'udienza c'è spazio anche per una polemica. Paolo Reale, consulente informatico della famiglia Poggi e cugino di Chiara, si è detto «allibito» davanti «all'attacco fatto alla parte civile. Il professor Giarda ha definito il nostro ruolo come quello di una parte accessoria del processo». La replica è affidata ancora a Fabio Giarda: «Non è un insulto ma una considerazione che deriva dalla lettura del codice».(l.g.)