«La priorità non è l'art. 18 ma il lavoro»
di Gabriele Rizzardi wROMA «La priorità del piano sul lavoro, che il Pd presenterà a gennaio, non è l'articolo 18 ma creare lavoro con norme che semplifichino le assunzioni e misure come l'indennità di disoccupazione». Alle 7,30 del mattino, davanti ai membri della segreteria Pd costretti ad una nuova levataccia, Matteo Renzi corregge il tiro e dopo aver incassato la disponibilità di Enrico Letta al «confronto» spiega che nella stesura del piano sul lavoro non si partirà dalla revisione dell'articolo 18. Non è una marcia indietro ma gli assomiglia molto. Strattonato da più parti, davanti agli sfottò di Beppe Grillo che ironizza su un piano del lavoro che «non è a 360 gradi ma a 90 gradi», di fronte alla bocciatura del presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano (Pd) («È un'idea vecchia»), e a quella del "turco" Matteo Orfini, che chiede di «non copiare la ricetta Fornero», il segretario del Pd evita di tirare la corda fino a farla spezzare e mette in chiaro che la proposta di legge del Pd, che sarà scritta da Marianna Madia e Filippo Taddei, punta «a semplificare le norme e a rendere più facile assumere». Scontato il no della leader Cgil, Susanna Camusso: «Quando si torna a parlare di articolo 18 non mi viene da sorridere...». La frenata di Renzi, che con un'intervista al Tg4 torna all'attacco («L'articolo 18 è un grande totem ideologico ma il Pd non è la Cgil»), si è resa necessaria perché sulla proposta di abolire l'articolo 18 per i neoassunti non sono arrivati neppure gli applausi degli industriali. «Sicuramente è una buona proposta che va nella direzione giusta ma non è sufficiente perché per assumere bisogna prima creare le condizioni per avere più lavoro» taglia corto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Ma ieri la segreteria del Pd si è occupata anche di legge elettorale. Renzi ha ribadito l'intenzione di dialogare con M5S e Forza Italia e con una intervista al Tg4 (andata in onda alle 19) ha spiegato perché: «Mi si dice che M5S e Forza Italia non la pensano come noi. Per questo dobbiamo farci le regole insieme, in modo tale che nessuno possa poi rivendicare il diritto di veto. Se fai le regole solo con la maggioranza, basta che uno la mattina si alzi con il ciuffo storto che subito si mette in discussione l'idea stessa delle regole». Un concetto che in mattinata viene ripreso anche nella sede del Pd, dove la responsabile delle riforme, Maria Elena Boschi, ammette che i contatti con Forza Italia «non sono un mistero» e poi sale al Quirinale per illustrare a Giorgio Napolitano le ipotesi allo studio. Sulla questione interviene anche la presidente della Camera, Laura Boldrini, che promuove con riserva il nuovo corso del Pd («Renzi è sulla buona strada ma va atteso alla prova dei fatti») e chiede di accorciare i tempi per la legge elettorale: «Ora non ci sonopiù alibi». Ma chi porterà avanti la trattativa con Renzi? Stando ad un retroscena riportato dall'Huffington Post, Silvio Berlusconi avrebbe tolto la "pratica" dalle mani di Renato Brunetta per affidarla a quelle del plenipotenziario Denis Verdini, che avrebbe subito telefonato a Renzi: «O Matteo, io e te ci si deve parlare...». ©RIPRODUZIONE RISERVATA