lo scontro politico
di Gabriele Rizzardi wROMA Enrico Letta brucia sul tempo Matteo Renzi e annuncia l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti per decreto. Il provvedimento varato dal governo, che entrerà a regime nel 2017 e recepisce il testo del disegno di legge già approvato dalla Camera, prevede solo donazioni volontarie. La decisione, presa ieri dal Consiglio dei ministri, viene anticipata dal premier con un tweet: «Ad aprile avevamo fatto una promessa. Ora in Cdm la manteniamo». Poi, davanti ai giornalisti convocati a palazzo Chigi per la conferenza stampa, il presidente del Consiglio illustra il provvedimento. «Con l'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti assegnamo tutto il potere ai cittadini, che potranno dare il loro contributo attraverso il 2 per mille o con una contribuzione volontaria. Il sistema non frega il cittadino perché l'inoptato rimane allo Stato» precisa Letta, che spiega perché il governo ha scelto la strada del decreto legge. «Quando il governo è nato tra le priorità aveva l'abolizione del finanziamento pubblico e indicammo entro fine anno il termine di approvazione perché la riforma ha una fase transitoria e scavallando l'anno ci sarebbe stato un rinvio». Nella nuova disciplina sul finanziamento dei partiti c'è anche l'obbligo della certificazione esterna dei bilanci. «Questo meccanismo molto stringente» assicura Letta «renderà impossibile che si torni agli scandali degli anni scorsi». Casi come quello di Franco Fiorito, il «Batman» della Regione Lazio, non dovrebbero più verificarsi. Il via libera al decreto legge,il cui esame comincerà mercoledì prossimo in Senato, è stato subito "venduto" dal ministro delle Riforme, Gaetano Quagliariello, e da tutti gli altri ministri alfaniani come «la realizzazione di un punto qualificante del programma del centrodestra». «I cittadini faranno donazioni solo se si fideranno dei partiti» aggiunge un soddisfattissimo Alfano. Dopo la fiducia incassata mercoledì scorso, il governo vuole marcare il "nuovo inizio" senza Berlusconi mentre dal Pd rivendica l'effetto scossa sul governo dopo le primarie. Chi invece reagisce con rabbia alla decisione di procedere con un decreto è Beppe Grillo, che non crede all'abolizione del finanziamento pubblico e sfida il Pd a rinunciare, fin da subito, anche alla parte di denaro che gli spetterebbe da qui al 2017. «Per rinunciare ai finanziamenti pubblici è sufficiente non prenderli coma ha fatto il M5S» scrive il comico genovese, che intima al premier di restituire quel che il Pd ha già incassato. «Basta con le chiacchiere Enrico Letta. Restituisci ora 45 milioni di euro di rimborsi elettorali del Pd a iniziare da quelli di luglio» ringhia il leader 5 Stelle, che definisce il decreto di Letta «l'ennesima presa per il culo». A bocciare il provvedimento «porcata» voluto dal governo è anche il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio (M5S): «I finanziamenti così come li conosciamo se li pappano fino al 2018, poi mutano geneticamente per diventare corsi di formazione ai partiti e soldi per bollette e fitti a cui si aggiunge il 2 per mille...». Ma il decreto, seppure per ragioni opposte, non convince nemmeno Forza Italia. «Un grave errore» secondo Altero Matteoli, una iniziativa dei «furbetti del governino» per il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta, che parla di un «trucco» per trasformare in decreto legge un disegno di legge sul quale bastava porre la fiducia: «Adesso, invece, si deve ripartire da zero». Ma il più preoccupato è Sandro Bondi, che arriva a denunciare un provvedimento «contra personam», cioè contro Silvio Berlusconi, perché «limita» i finanziamenti da parte dei cittadini e impedisce al Cavaliere di finanziare Forza Italia «come è avvenuto fino ad oggi, garantendo comode carriere a traditori come Alfano». ©RIPRODUZIONE RISERVATA