Colle, storia di trame e cecchini
di Pietro Criscuoli wROMA Nelle ultime due elezioni presidenziali (Giorgio Napolitano e Carlo Azeglio Ciampi) tutto è filato secondo logica. Ma la battaglia quirinalizia ha visto ben di peggio: pugnalate alle spalle, cecchini, mercato di poltrone. E perfino l'entrata in scena della mafia, che nel '92 troncò i giochetti dei partiti con l'attentatone di Capaci. Più lontano ancora ci furono le elezioni frutto delle faide democristiane (Antonio Segni, Giovanni Leone, Giuseppe Saragat), nonché l'elezione dell'anziano dirigente socialista Sandro Pertini nel '78, frutto di un dispetto. Il segretario socialista Bettino Craxi ricattò la Dc e condizionò il Pci con una candidatura del Psi (voleva Giuliano Vassalli). Dissero di sì allo schema politico, ma dentro ci misero Pertini, e Craxi non potè dire di no. LA CARTA NAPOLITANO. Le elezioni politiche del 2006 portarono alla vittoria dell'Unione di Romano Prodi, ma con un margine di maggioranza al Senato di poche unità. I voti però erano più che sufficienti al centrosinistra per eleggere, a camere riunite, il nuovo presidente della Repubblica. La contrapposizione con Berlusconi, dopo 5 anni di governo del centrodestra, era a livelli massimi di tensione e non si tentò neppure un accordo per un presidente condiviso. Al primo scuritinio il centrodestra votò Gianni Letta (369 voti), ma poi lasciò perdere. Gli altri due scrutini furono inutili (D'Alema prese sempre una trentina di voti). Poi al quarto, il 10 maggio, quando la maggioranza diventa semplice, il centrosinistra scelse, votò ed elesse Giorgio Napolitano con 543 voti. Fu scelto lui perché era stato presidente della Camera ed era considerato un vecchio saggio e non un feroce antiberlusconiano. IL PLEBISCITO CIAMPI. Cinque anni prima, il 13 maggio del '99, Carlo Azeglio Ciampi viene eletto al primo scrutinio con 707 voti. Candidato proposto da Massimo D'Alema, allora presidente del Consiglio, ex governatore di Bankitalia e presidente del Consiglio, ministro del Tesoro di Prodi che porta l'Italia nell'euro, Ciampi viene accettato anche da Berlusconi. QUEL TRAGICO '92. L'ascesa al Colle del democristiano Oscar Luigi Scalfaro arriva in uno dei momenti più drammatici della storia della Repubblica. Viene eletto il 25 maggio con 672 voti. Ben al sedicesimo scrutinio. Le elezioni iniziano il 13 maggio. Dc e Psi sono appena usciti con le ossa rotte dalle elezioni politiche, ma hanno i voti per il Quirinale. Craxi stringe un patto con il segretario Dc Arnaldo Forlani per mandarlo al Colle e avere in cambio l'incarico di fare il governo. Alla quinta votazione scatta l'operazione, ma Forlani ottiene 469 voti, poi 479 nella quinta, ma non sfiora il quorum di 504. Colpa delle truppe andreottiane che nel segreto dell'urna lo impallinano. Forlani va su tutte le furie e si dimette dalla segreteria. Seguono dieci votazioni inutili, con balletto di vari candidati sconfitti in partenza. Poi arriva il pomeriggio del 23 maggio con la strage di Capaci. I partiti sbandano, Andreotti fa sapere che rinuncia. In brevi, concitate trattative si decide di votare subito un presidente: Oscar Luigi Scalfaro, presidente della Camera, o il repubblicano Giovanni Spadolini, presidente del Senato. Dopo una notte di conciliaboli, spinte e controspinte, prevale Scalfaro, sponsorizzato da Marco Pannella, da Massimo D'Alema ma soprattutto da Craxi, che vuole un Dc al Colle per poter andare a palazzo Chigi. Ironia della sorte: proprio Scalfaro gli dirà che, esplosa tangentopoli, l'incarico non è proprio possibile. ©RIPRODUZIONE RISERVATA