Maradona, show a Napoli «Io per il dopo Mazzarri»

NAPOLI Lo ripete due volte: «Non ho ammazzato nessuno, non ho ammazzato nessuno». Poi, aggiunge: «Voglio giustizia». Diego Armando Maradona, lo dice subito: «Sono venuto a Napoli a metterci la faccia». Arriva in sala stampa dopo che i suoi tifosi bloccano la strada, pur di vederlo. Non ci sta a passare davanti agli occhi del mondo come l'evasore, lui che al fisco italiano deve dare circa 40 milioni di euro. Punta il dito contro i suoi manager «che hanno firmato i contratti», quei contratti per i quali è nei guai con le agenzie delle entrate, «firmati mentre non ero in stanza, mentre mi allenavo». Chiama in causa il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, con il quale si dice pronto a parlare della sua vicenda «pur non volendo forzare nessuno». E quasi gli pare incredibile che proprio lui che ha dato «felicità ai napoletani», ora per quella felicità data debba «pagare». Il "re di Napoli" quando arriva in sala stampa quasi non si vede, tanto la scorta è più grande di lui. Giacca scura, occhiali da sole scuri, lo dice da subito che ha «di nuovo l'aria di Napoli in tutto il corpo». Oggi Dieguito ha firmato un atto di autotutela «per estendere gli effetti di nullità del presunto accertamento fiscale» anche nei suoi confronti, come già fatto per la «fallita società sportiva Calcio Napoli». Intanto, Maradona a Napoli dice questo: «Dicono che molte volte la giustizia non esiste, voglio credere che per me la giustizia esiste. Sono una vittima, anche se ho guadagnato molto». E, intanto che si risolva il contenzioso con il fisco che per i legali non «è affatto una guerra», Maradona, nella sua Napoli, parla del Napoli, calcio. Certo, dice, che gli piacerebbe vedere una partita della squadra che lo ha visto re «ma non ho mai ricevuto un invito da de Laurentiis». Beh, poi, ammette, «quando Mazzarri andrà via... io ci sono. Mi piacerebbe stare sulla panchina del Napoli, ma dobbiamo rispettare Mazzarri». Parla di Messi, «un grandissimo giocatore, ma il migliore sono io», parla di Cavani, «mi piacerebbe giocare dietro di lui per mettere palle gol come facevo con Careca», e parla del suo eterno rivale, Pelè, «quando prende le pillole buone, parla bene altrimenti dice stupidaggini». Alla vigilia del big match, Napoli-Juve, incita gli azzurri, «Non abbiate paura di vincere». E lo dice uno che quella partita la «vorrebbe vedere dallo spogliatoio». Bacia la maglia numero dieci, Diego, prima di andare via. «Voglio tornare in Italia senza avere la Guardia di Finanza dietro», ripete quasi come un mantra. I tifosi, che per tutto il tempo lo hanno aspettato, alla sua uscita invadono di nuovo la strada. Lo accompagnano, quasi lo blindano. Una bolgia vera.