La Corte costituzionale ha deciso che il processo Regeni può andare avanti. Si era fermato perché manca la notifica formale agli imputati egiziani
Chiusa l’udienza preliminare. In piazzale Clodio sit in con distribuzione di rose gialle. Schlein: «Attendiamo verità e giustizia per Giulio»
GRAZIA LONGO
Video C’è anche Italo De Witt, il «tedesco», tra gli arrestati nell’operazione ‘Pascià’ che ha smantellato la “banda del buco” degli uffici postali. Sono in tutto sei le persone coinvolte a vario titolo. Tre, su disposizione del gip Roberto Ranazzi dopo un’indagine della squadra Mobile e del servizio centrale operativo della Questura, sono finite in carcere mentre alle altre è stato applicato l’obbligo di presentarsi alla polizia. Hanno tutti un’età che va dai 51 ai 76 anni.
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Il regime di Al-Sisi non ha mai collaborato, ben sei esecutivi di seguito non l’hanno pressato. Se questo crimine non finisce nell’oblio è merito della famiglia e del procuratore Colaiocco
LUIGI MANCONI
Il processo Regeni si potrà svolgere anche senza la presenza degli imputati? Secondo l'Avvocatura dello Stato sì, grazie alla nuova Riforma Cartabia. Per questo motivo ha consegnato al gup Roberto Ranazzi una memoria. L'obiettivo è convincerlo a mettere alla sbarra i quattro 007 egiziani accusati de
il casoGrazia Longo / ROMAS'incomincia a intravedere la luce in fondo al tunnel del processo ai quattro 007 egiziani accusati di aver sequestrato, torturato e ucciso Giulio Regeni tra il gennaio e il febbraio del 2016 al Cairo. Il gup di Roma Roberto Ranazzi ha infatti inviato gli atti alla Corte Co
RomaGiulio Regeni è rimasto vittima della rivalità tra gli apparati dell'intelligence del Cairo. L'indiscrezione, che rilancia l'ipotesi del coinvolgimento dei servizi segreti dietro le torture e l'uccisione del ricercatore friulano in Egitto, spunta da una serie di documenti riservati pubblicati in
Oggi a Roma la nuova udienza davanti al gup del procedimento che vede imputati quattro 007 egiziani
Il gup di Roma convoca la premier e il ministro degli Esteri il 3 aprile per riferire del loro incontro con il presidente egiziano Al Sisi
Grazia Longo
il casoGrazia Longo / Roma La circostanza è a dir poco clamorosa. La premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani sono stati convocati dal gup di Roma Roberto Ranazzi in merito alle promesse ricevute dal presidente egiziano Al Sisi sulla soluzione del caso del sequestro, delle to