Video "Quanti di voi si ricordano di questo posto?" chiede Lino Banfi costeggiando e poi indicando la villa di Poggio Fiorito, a Roma, casa della famiglia protagonista della serie tv 'Un medico in famiglia'. ll breve video è stato postato dall'attore sui social
Video Con Lo ricordo io per te, Michele Bravi dà vita a un progetto artistico intimo e insieme universale, un omaggio delicato ai suoi nonni, Graziella e Luigi. È una narrazione densa di affetto che attraversa le stagioni della vita e le sue fragilità, intrecciando tre linguaggi: musica, cinema e parola scritta.
Il cortometraggio, che segna il debutto alla regia di Bravi, vede Lino Banfi nei panni del nonno Luigi e Lucia Zotti in quelli di Graziella. Le scene prendono forma nei luoghi autentici della loro storia, a Città di Castello, lì dove tutto ha avuto inizio. L’idea nasce dal desiderio profondo di conservare una memoria d’amore, attraversata anche dall’esperienza dell’Alzheimer, ma salda nella luce dei legami familiari.
“È un luogo dove i miei nonni possono ancora passeggiare insieme, sussurrarsi un ultimo bacio”, racconta Bravi. Il progetto è disponibile in pre-order da oggi e sarà online dal 4 aprile su tutte le piattaforme. Un’opera che accarezza i ricordi, onora le radici e celebra l’amore che resiste, anche quando il tempo sfuma i contorni, ma non la tenerezza di certi legami.
Video “Questo annuncio fa male al cuore”. Lino Banfi ricorda la ex collega Nadia Cassini, morta ieri, martedì 18 marzo, all’età di 76 anni dopo una lunga malattia. “Mi è venuto in mente come un flash la sua bella carriera — racconta Banfi nel video pubblicato sul suo profilo Instagram — era una brava donna, una brava ragazza”. Banfi ha condiviso il set con l’attrice italo-americana diverse volte, come nel caso del film La dottoressa ci sta col colonnello, del 1980, di cui Banfi ricorda la nascita dell’iconica battuta. “La sua mamma, una nobildonna americana, venne a trovarla a Livorno, dove cominciavamo un film in cui io facevo il colonnello. Lei non sapeva dire quella parola e diceva coglionello. L’abbiamo tenuta come battuta fissa nel film. La mamma si meravigliò del fatto che portai un’orchidea a lei e una a Nadia, e le spiegai che era una mia abitudine comportarmi così con le mie colleghe e le mie amiche”. E poi, con occhi commossi e lucidi, Banfi saluta la vecchia amica: “Ciao Nadia”
di Erika Cuscito
Video Dopo la sconfitta subita per mano del Bologna e il conseguente esonero di Ivan Juric, sono tante le reazioni all'interno del mondo della Roma, e molte di esse riguardano appassionati di tutte le categorie, non solo dello sport. Tra queste, spicca il video pubblicato da Lino Banfi sui suoi canali social, nella quale ha rievocato il suo celebre personaggio, Oronzo Canà. Il comico, con la sua consueta ironia, ha simulato una telefonata con i Friedkin e dice: "I'm ready. Vado a Trigoria".
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Video Lino Banfi come i super atleti delle Olimpiadi. Quello delle medaglie conquistate dall’Italia a Parigi è stato un tormentone che ha accompagnato titti nelle ultime due settimane, tra successi indimenticabili come l’oro del volley femminile contro gli Usa e delusioni, o quantomeno risultati disattesi, dalla pugliese Palmisano nella marcia a Tamberi e Jacobs, rispettivamente nella finale del salto in alto e dei 100 metri. C’è chi però riesce sempre a trovare uno spunto divertente, almeno per regalare un sorriso ai fan sui social network: stiamo parlando di Lino Banfi, l’attore comico 88enne simbolo della Puglia, che per qualche secondo sogna di essere a Parigi 2024. Ma nel suo caso sotto i cinque cerchi c’è una località diversa, Canosa di Puglia, sua città d’origine. Guarda nel mirino della pistola, come fosse nella gara del tiro a segno imitando la posa e l'atteggiamento del tiratore turco Yusuf Dikec, che alle Olimpiadi ha sparato con la mano in tasca e senza protezioni. Invece si trova davanti a un tirassegno tipico delle feste patronali pugliesi. "Complimenti ai raghezzi" italiani a Parigi, scrive Banfi, chiedendo se scendesse in campo "per vincere qualche medaglia in quale disciplina potrei vincere l'oro?". "Campione mondiale di salto in alto dell'umore", risponde un utente.
Video "Lo sport è importante perché significa inclusione. Siamo qui per dare un segnale siamo qui per una buona causa". Così la segretaria del Pd Elly Schlein poco prima di scendere in campo per la Partita del Cuore politici-cantanti all'Aquila. In campo anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che cita Oronzo Canà, protagonista della commedia di Lino Banfi "L'allenatore nel pallone". Il ministro dell'Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti gioca in porta e ironizza: "Meglio fare il portiere che il ministro". L'articolo di Baldolini e Veltri è su Repubblica
Video "Il termine 'frocio' è storicamente un insulto verso gli omosessuali. Un linguaggio da film di Lino Banfi degli anni Settanta. Il fatto che lo abbia usato il capo di una delle confessioni più importanti al mondo fa persino sorridere. Ma non siamo al bar e, se il virgolettato è confermato, siamo di fronte a un uomo che non ha contezza delle sue parole".
Luca Paladini, consigliere regionale lombardo (con Patto Civico) e storico rappresentante della comunità Lgbtq+, non usa mezzi termini per commentare le parole attribuite a Papa Bergoglio, che avrebbe liquidato i seminaristi omosessuali dicendo che in giro "c'è troppa frociaggine". In una nota, Paladini aveva detto che il Papa "immagina un numero chiuso per gli omosessuali in servizio presso la Santa Sede, tipo il privé di una discoteca". Ora aggiunge: "Cosa vuol dire che i gay sarebbero troppi? Tra l'altro ci sono tanti preti omosessuali che da oggi vivranno peggio la loro condizione". "In generale - ha concluso Paladini - c'è sempre ingerenza e influenza di queste parole sulla politica italiana e lombarda. L'Ufficio di presidenza della Regione Lombardia, anche quest'anno, ha negato il patrocinio al Pride. Ma noi continueremo a combattere l'omofobia nelle istituzioni".
Di Andrea Lattanzi
Papa Francesco si scusa: “Non volevo offendere nessuno. Nella Chiesa c’è spazio per tutti, così come siamo”
L’attore: «I miei film erano zozzetti ma il limite era la buona educazione»
Maria corbi
Dalle scuse in tv di Sangiuliano, all’apparizione di Giambruno su Rete4: nelle parole degli uomini di destra si legge più interesse al potere che alla parità. E una protezione che sa di sopraffazione
«Io il nonno d'Italia? No, da stamattina è Draghi ad essere il nonno d'Italia». A scherzare, ospite di Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, è Lino Banfi (in tv nonno Libero), che ha commentato così le parole del premier che si è definito un «nonno al servizio delle istituzioni». --