Vicenza, Giulio Regeni: a Fiumicello la cerimonia in ricordo del ricercatore rapito nove anni fa

Video Un lungo telo giallo, simbolo dell'energia in movimento, è stato srotolato durante un flash mob in un affollato piazzale dei Tigli a Fiumicello, dove la famiglia di Giulio Regeni si è riunita assieme alla cittadinanza per ricordare il giovane ricercatore a 9 anni dalla scomparsa dal Cairo. Il telo, che rappresenta l'onda gialla, ovvero la comunità viva e pulsante che negli anni ha sostenuto la famiglia Regeni nella battaglia per la verità, ha prima avvolto un gruppo di persone per poi arrivare fino ai familiari.  I genitori, Paola e Claudio, la sorella Irene e l'avvocata Alessandra Ballerini indossavano tutti una t-shirt nera su cui è raffigurata un'onda gialla.

Flash mob per Giulio Regeni, tutti i nodi vengono al pettine

Video Da un lato una fila di pettini, dall'altro una fila di gomitoli. Tutti del colore di Giulio Regeni e del popolo che chiede verità sulla sua morte: il giallo. Una volta dato il via, filati e pettini, movimentati da un gruppo di volontari, hanno costruito un telaio al centro del piazzale dei Tigli a Fiumicello (Udine) come a voler sciogliere i nodi. È il flash mob promosso ieri sera dalla famiglia di Giulio Regeni, per sottolineare che "tutti i nodi vengono al pettine". Il riferimento è all'inizio del processo, il prossimo 20 febbraio, a carico dei quattro 007 egiziani rinviati a giudizio per la morte di Giulio. A otto anni esatti dalla scomparsa del giovane ricercatore friulano dal Cairo, dopo il flash mob con i genitori e la sorella Irene, è stato osservato un minuto di silenzio alle 19:41, la stessa ora in cui Giulio inviò il suo ultimo messaggio il 25 gennaio 2016. In piazza sono state disposte 36 fiaccole, tante quanti gli anni che avrebbe avuto oggi.

I genitori di Giulio Regeni: "Il processo ci fa rivivere il nostro dolore, ma ci darà giustizia"

Video A nove anni dall'assassinio del figlio, Paola e Claudio Regeni parlano a Repubblica dalla loro Fiumicello, dove ogni 25 gennaio si ricorda il sequestro, la tortura e la morte del ricercatore italiano in Egitto nel 2016. “Ci dicevano non si arriverà a nulla, e invece siamo qui, in quello che sarà un anno importantissimo: l’anno della verità e della speranza”, spiegano il loro stato d'animo. Insieme "la fatica per il processo, che ogni giorno di fa ritornare ai giorni in cui abbiamo preso la batosta", ma anche "la speranza e la vicinanza di tanti". La stessa che i genitori Regeni mandano alla famiglia di Alberto Trentini, il cooperante scomparso in Venezuela da due mesi: "Lo aspettiamo a casa, sano e salvo". di Matteo Macor