Video Anche la guerra psicologica adesso è affidata ai robot. Questo filmato è stato girato dalla propaganda di Mosca: mostra l'ultima innovazione introdotta dai russi. È un piccolo mezzo ruotato, dotato di guida autonoma: il drone terrestre agisce in simbiosi con un drone volante che sorveglia il terreno dall'alto e segnala mine o ostacoli. L'intelligenza artificiale pilota il robottino lungo il percorso più sicuro. Due grandi altoparlanti diffondono messaggi ai soldati ucraini asserragliati nel bosco: "Siete chiusi in una sacca. Kurakhove cadrà come è accaduto ad Avdiivka: è inutile combattere. Pensate a salvarvi prima che sia troppo tardi". Contemporaneamente quadrireattori teleguidati lanciano volantini, con lasciapassare per i disertori. Sono strumenti antichi, gestiti però con le tecnologie più avanzate. Il filmato fa vedere la risposta di una mitragliatrice ucraina mimetizzata nella macchia: apre il fuoco contro il robot. Una scelta che svela la posizione, subito distrutta da un missile anti-tank. Nelle immagini finali ci sono tre fanti con le mani alzate ripresi da una telecamera all'infrarosso, una conclusione che appare posticcia o comunque non legata all'azione dello psycho-robot. Il video è stato geolocalizzato in una foresta del settore di Kurakhove: le truppe ucraine hanno alle spalle un lago e sono effettivamente circondate. Si tratta dell'epicentro dell'offensiva russa nel Donetsk meridionale, dove le linee difensive sono in grande difficoltà.
di Gianluca Di Feo
Video Il video mostra l’abbattimento di un caccia russo durante la battaglia notturna in cui gli ucraini martedì hanno cercato di conquistare alcune piattaforme petrolifere sul Mar Nero. Il potente Sukhoi 30 è stato colpito da un missile terra-aria portatile lanciato da uno dei motoscafi d’assalto ucraini. di Gianluca Di Feo
Video Il conto alla rovescia per la nuova offensiva israeliana contro Gaza prosegue. Il governo Netanyahu ha dichiarato che intende occupare vaste zone della Striscia e per questo sta mobilitando oltre 60 mila riservisti. Un'ulteriore escalation nella campagna militare decisa dopo i massacri jihadisti del 7 ottobre 2023 che finora - stando alle fonti palestinesi - ha provocato 51 mila morti e colpito 170 mila edifici. L'esercito israeliano intende separare la popolazione da Hamas, obbligandola a trasferirsi in aree dove verrà infine garantita la distribuzione di cibo, eliminando la più importante sorgente di potere delle milizie. L'ennesimo piano dimostra il fallimento delle azioni messe in campo finora per sdradicare Hamas, che è stato amputato dagli attacchi ma mantiene una rete di comando e nella devastazione di Gaza recluta migliaia di giovanissimi combattenti. La manovra per l'occupazione di Gaza comincerà nel giro di dieci giorni e renderà ancora più drammatiche le condizioni terribili della popolazione. E anche tra i militari israeliani cresce il malcontento per le scelte del governo Netanyahu, con una dura protesta dei riservisti chiamati di nuovo a portare la guerra contro Hamas tra le case e le famiglie palestinesi.
I “Sentieri di guerra” in video di Gianluca Di Feo per Metropolis. Montaggio di Lorenzo Urbani.
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Video L’addio alle armi trumpiano potrebbe costare caro all’Europa. La Casa Bianca ha manifestato la volontà di ridurre le truppe schierate nel Vecchio Continente e si parla della possibile partenza di 10 mila uomini e donne entro l’estate: oggi ne sono presenti 100 mila mentre prima dell’invasione russa dell’Ucraina erano 65 mila. E il ritiro è già diventato concreto all’aeroporto polacco Rzeszów-Jasionka, l’hub dove confluiscono gli aiuti bellici per Kiev distante pochi chilometri dal confine ucraino: la gestione del ponte aereo e la protezione delle piste sono passati nelle mani di britannici, tedeschi, norvegesi e polacchi. Uno studio del think tank Bruegel e il Kiel Institute for the World Economy sostiene che rendere l’Ue e la Gran Bretagna capaci di affrontare autonomamente un potenziale conflitto con Mosca richiederebbe investimenti di 250 miliardi l’anno per comprare 1400 tank, 2000 cingolati da combattimento, 700 cannoni, un milione di proiettili d’artiglieria. Resta poi la questione dell’ombrello nucleare: l’unico deterrente alternativo agli Usa sarebbe quello francese. Tanti elementi che dovrebbero accelerare la formazione di una difesa europea, che invece resta soltanto uno slogan. I “Sentieri di guerra” in video di Gianluca Di Feo per Metropolis. Montaggio di Lorenzo Urbani.
Video Le forze di terra e aeree russe hanno impedito all’esercito ucraino di avanzare ulteriormente verso Kursk, secondo quanto riferisce il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate russe Valery Gerasimov, aggiungendo che l’operazione dell’esercito russo a Kursk terminerà dopo aver sconfitto l’esercito ucraino e raggiunto il confine. Le squadre di incursori ucraine si erano infiltrate nei boschi oltre la frontiera nella notte tra lunedì e martedì, mentre uno sciame di droni colpiva le basi del Cremlino del distretto di Kursk. LEGGI ANCHE - Controffensiva Ucraina in Russia: così Zelensky ha sorpreso lo Zar di Gianluca Di Feo
Video L’ultima invenzione bellica degli ucraini è il drone-lupara. Un velivolo telecomandato dotato di un doppio fucile a canna liscia, estremamente simile all’arma tradizionale della mafia siciliana. La sua missione è quella di intercettare i droni russi, frantumandoli con una scarica di pallettoni.
I primi prototipi di questo modello sono stati sperimentati alla fine del 2024 dalla Lesia, una società noprofit ucraina che raccoglie donazioni e progetta sistemi militari: ora vengono distribuiti ai reparti di Kiev, come la 30ma brigata “Dei Gratia” che ha filmato l’azione. L’azienda SkyDefenders invece ha costruito un aeroplanino ad ala fissa, sempre radicomandato, con ben quattro fucili nel muso.
Dalla scorsa estate russi e ucraini hanno cominciato a usare fucili da caccia o a pompa come strumento per affrontare i droni: il raggio d’azione è limitato a pochi metri, ma le cartucce disperdono una rosa di pallini o pallettoni molto ampia.
I quadricotteri killer sono costruiti in plastica: basta un minuscolo colpo a segno sull’elica per farli cadere o deviarli dalla rotta fissata. Inoltre si tratta dell’unica difesa a disposizione dei singoli soldati contro i droni pilotati tramite cavi in fibra ottica, che sono immuni dai disturbatori di frequenze.
Alcune “noprofit belliche” ucraine – come il collettivo Wild Hornet – hanno prodotto quadricotteri armati di kalashnikov o di lanciarazzi rpg, ma si trattava di apparecchi destinati ad assaltare obiettivi a terra. Ora invece la priorità è liberare il cielo dalle macchine volanti nemiche.
Di Gianluca Di Feo
Video La Stena Immaculate, petroliera del Pentagono, è stata colpita nel Mare del Nord dalla nave cargo Solong, aprendo un’enorme voragine nello scafo. Le autorità escludono, per ora, un attacco deliberato, ma la dinamica anomala dell’incidente solleva interrogativi, tra cui l’ipotesi di un guasto tecnico o di un cyberattacco ai sistemi di navigazione. Intanto, emergono sospetti sull’origine del carico: il carburante era stato imbarcato in Grecia in un terminal accusato di traffici di petrolio russo contrabbandato. Mentre i media britannici parlano di “catastrofe” e “fuoco infernale”, cresce la preoccupazione per un possibile eco-disastro nel Mare del Nord. L'analisi di Gianluca Di Feo su Repubblica
Video Intorno all’ipotesi di una missione militare in Ucraina a garanzia di un futuro accordo di pace si e? acceso un forte dibattito politico. Una discussione che potrebbe essere anche l’occasione per riflettere sul senso delle operazioni condotte all’estero dalle nostre forze armate. Perche? le facciamo? E quali risultati hanno conseguito? Dal 1991 i nostri reparti sono stati impegnati in spedizioni un po’ ovunque: dal Kurdistan alla guerra per la liberazione del Kuwait, dalla Somalia al Mozambico, dalla Bosnia all’Albania, dal Kosovo a Timor Est, dall’Iraq all’Afghanistan, dal Libano dalla campagna aerea contro Gheddafi in Libia, infine il Sahel. Sono attivita? rischiose – solo in Afghanistan abbiamo avuto 53 caduti – e molto costose: in media dal 2010 hanno richiesto circa 1,2 miliardi l’anno. Alcune hanno avuto motivazioni umanitarie; molte hanno accolto richieste degli Usa o della Nato; poche hanno riguardato direttamente la tutela del nostro “interesse nazionale”. Tutte hanno dimostrato la capacita? operativa dei nostri militari, ma resta il dubbio su quanto abbiano contribuito al “sistema Paese” in termini di ricadute commerciali e di crescita della nostra influenza internazionale. Di Gianluca Di Feo. Montaggio Lorenzo Urbani
Video Le migliori divisioni dell'esercito del regime di Bashar al-Assad, compresa quella del fratello del presidente, non hanno retto all'attacco dei combattenti della jihad isalmica che già hanno militato per Al Qaeda e per l'Isis. Dopo Aleppo, sono cadute Hama e Homs. E si sono viste fughe precipitose dei migliori comandanti siriani, anche in elicottero. Perché Russia e Iran. che nel 2016 erano intervenuti per sedare la rivolta e proteggere l'amico Assad, ora paiono incapaci di fronteggiare la situazione? Le forze di Hezbollah sono impegnate su altri fronti, Putin ha ordinato bombardamenti che hanno colpito moltissimi civili. E la Turchia? I Sentieri di guerra in video di Gianluca Di Feo per Metropolis. Montaggio Elena Rosiello Metropolis è la nostra striscia di politica, attualità e societò che va in streaming tutti i giorni alle 18 dal lunedì al venerdì con i protagonisti della politica, del giornalismo e della cultura GUARDA TUTTE LE PUNTATE E LE CLIP
Video Il 23 marzo 1983 Ronald Reagan ha annunciato il piano per costruire una rete difensiva anti-missile nello spazio: le sue Star Wars hanno rappresentato il momento più cupo della Guerra Fredda, ma paradossalmente hanno contribuito a determinare la lunga stagione di pace e disarmo. Ora Donald Trump lancia un’iniziativa simile: Golden Dome, la cupola satellitare che proteggerà gli Stati Uniti da qualsiasi aggressione condotta con armi balistiche, missili ipersonici e droni. Trump sostiene che sarà completata in tre anni, con una spesa di 175 miliardi di dollari: stime che paiono pura propaganda perché finora i preventivi ipotizzavano almeno otto anni per renderla operativa con un costo superiore a 500 miliardi di dollari. A beneficiare dei contratti saranno i nuovi protagonisti dell’industria militare hi-tech: Elon Musk e Peter Thiel, animatore di Anduril e Palantir.
L’aspetto più preoccupante è quello psicologico: chi dispone di uno scudo, è più tentato di usare la spada. Se il Golden Dome un giorno proteggerà l’America da qualsiasi minaccia nucleare russa, cinese, nordcoreana, allora la Casa Bianca potrebbe essere incentivata a usare l’arma atomica. E’ la stessa considerazione che portò a limitare negli anni Settanta lo schieramento dei primi sistemi antimissile con un accordo tra Washington e Mosca. E che torna a riproporsi oggi, mentre sempre più spesso viene evocato l’impiego di testate tattiche: quelle che mirano a ottenere risultati sul campo di battaglia ma che hanno una potenza distruttiva superiore alla bomba di Hiroshima.
I “Sentieri di guerra” in video di Gianluca Di Feo per Metropolis.
Montaggio di Lorenzo Urbani.
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