Nel quartiere Lac1 di Tunisi, dove i migranti stanno ammassati in un edificio abbandonato. In attesa di ripartire

Video Sulle rive della laguna, Lac 1 è il sogno abortito di una Dubai lontana (una delle tante illusioni infrante a Tunisi). Palazzi moderni, dall’intonaco bianco, già sporco e vecchio, si alternano a rari edifici tecnologici e scintillanti e a terreni ancora da costruire, discariche di plastica colorata. Mogli annoiate di “expat” del Golfo si aggirano in strada tra fiotti di giovani tunisini sottopagati, che lavorano nei call center, concentrati nella zona, a disposizione di clienti scocciati, in linea al telefono dalla Francia. Poi, dietro un angolo, inatteso, si materializza il relitto di un palazzo enorme mai finito: panni stesi al sole ai piani più alti e, nel giardino pubblico sotto, pentole annerite dal fuoco, dove cuoce pasta col concentrato di pomodoro. Sarebbero almeno 1.200 a vivere qui, tutti uomini e tutti migranti subsahariani, nella puzza di piscio e un unico bagno intasato per tutti. In attesa. Se qualcuno a Roma (Giorgia Meloni compresa) pensa che Kais Saied, il presidente tunisino, abbia bloccato l’arrivo dei migranti dall’Africa subsahariana, s’illude. Soprattutto il confine con l’Algeria resta poroso, passa chi vuole. E se i migranti non partono, semplicemente si ammassano qui, in attesa. A nord di Sfax, la città più a sud, principale base di partenza per i viaggi della speranza, sarebbero già 15mila ad aspettare. (VAI ALL'ARTICOLO)