Video "Voglio dire solo due parole. Grazie a tutti quelli che ci stanno guardando e supportando, io ho perso mio padre, ma alcuni hanno perso una persona che li ha ispirati. Tuttavia, voglio ribadire ciò che mio padre diceva sempre, di non arrendersi, di continuare a combattere e che queste persone ci stanno sovrastando semplicemente perché non comprendiamo quanta forza abbiamo. E voglio essere io oggi a ispirarvi a lottare per ciò in cui credete e per ciò che è giusto. E la Russia sarà libera, grazie". Queste le parole di Daria Navalnaya, figlia di Aleksei Navalny, l'attivista e politico russo tra i più noti oppositori del presidente Putin che è morto in carcere il 16 febbraio 2024, a margine della cerimonia di svelamento di una targa in ricordo del padre a Milano, presso i giardini dedicati ad Anna Politkovskaja accanto a corso Como.
Esce in libreria per Effigie. La presentazione mercoledì 11 (alle 17.30) alla libreria Feltrinelli di Pavia
Maria Grazia Piccaluga
La giornalista rivela al sito Meduza il tentativo di ucciderla. Lavorava per il giornale indipendente che fu di Anna Politkovskaja, chiuso dalle autorità russe nel marzo 2022
Video "Mi hanno puntato una pistola alla testa". La giornalista di Novaja Gazeta, Elena Milashina, erede di Anna Politkovskaja, è stata aggredita in Cecenia insieme all’avvocato Aleksandr Nemov. Appena fuori dall’aeroporto di Groznyj, diverse automobili li hanno circondati. Un gruppo di uomini armati dal volto coperto li hanno picchiati violentemente a calci, anche in faccia, hanno sequestrato e distrutto le loro attrezzature e hanno minacciato di ucciderli puntando loro una pistola alla tempia: “Vi abbiamo avvertiti. Andate via e non scrivete niente”. Sono finiti entrambi in ospedale: Milashina con diverse dita delle mani rotte, una lesione cerebrale, la testa rasata e il volto ricoperto di “zeljonka”, un antisettico di colore verde usato spesso contro gli oppositori per “marchiarli”. Nemov, invece, “parla e si muove a malapena” riferisce l’ong russa per i diritti umani Memorial. È stato accoltellato a una gamba.
Manifestazione in piazza del Campidoglio con maggioranza e opposizione contro la repressione in Russia. Il capogruppo del Carroccio Romeo: «Le nostre posizioni sono cambiate, abbiamo preso le distanze dal passato»
Federico Capurso
Video "L'attuale regime in Russia è fatto così: le persone come mia madre devono essere dimenticate". Così Vera Politkovskaja, figlia della celebre giornalista Anna Politkovskaja uccisa in Russia nel 2006, ha presentato a Roma il suo libro "Una madre", scritto insieme alla giornalista italiana Sara Giudice. "Il lavoro di mia madre sulla guerra in Cecenia è riuscito a toccare dei nervi scoperti delle persone che ancora guidano il Paese", ha raccontato Vera, che negli anni ha raccolto il testimone della madre diventando giornalista e
attivista. "Il giornalismo libero in Russia non esiste più. Il 2022 è stato uno degli anni più difficili della mia vita. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina la mia vita e quella della mia famiglia sono cambiate per sempre: ci siamo dovuti nuovamente dividere, così come era successo dopo l'omicidio di mia madre", ha spiegato. Vera infatti attualmente vive in un luogo protetto in Europa, per sfuggire a eventuali ritorsioni del regime russo. "Il sacrificio di mia madre? Non ne è valsa la pena - ha concluso con amarezza la donna -. Possiamo parlare ore di quello che ha fatto mia madre, ma per la sua famiglia, per me, per mia figlia, per sua sorella, la cosa più cara e importante di tutte era la sua vita"
Lo scrittore: questa destra xenofoba ha bisogno del suo spazio
L’Ordine al merito fu conferito nel 2017, ministro Alfano e premier Gentiloni, dall’allora ambasciatore a Mosca Ragaglini. Con una motivazione ufficiale che oggi suona imbarazzante per l’Italia
jacopo iacoboni
Le nuove foto di Elena Milashina, la giornalista russa picchiata e torturata in Cecenia, sono spaventose. Le ha pubblicate Novaya Gazeta e sono state scattate dalla fotoreporter Anna Artemyeva, documento terribile di cosa sono Russia e Cecenia oggi. E perciò abbiamo deciso di mostrarvele, nonosta...
jacopo iacoboni
Il testo del post pubblicato sui profili social dello scrittore
roberto saviano