Video Una cinquantina di militanti delle associazioni Memento, Lealtà e Azione, Continuità hanno presenziato all'annuale commemorazione del Campo 10 al cimitero Maggiore di Milano, dove sono sepolti circa 900 defunti della Repubblica Sociale Italiana. La cerimonia, come già in altre occasioni, non si è conclusa con il classico "saluto romano", sebbene tra i militanti il modo tradizionale di salutarsi rimanga il saluto del legionario. Giornalisti, anche questo secondo tradizione, tenuti al di fuori del campo durante lo svolgimento dell'iniziativa. "Noi vogliamo la pacificazione, sì, ma soprattutto - ha detto il celebrante Gabriele Leccisi dell'associazione Continuità - vogliamo che questi caduti siano onorati dal popolo italiano". In questo senso, al termine della cerimonia, più di un militante ha esaltato la decisione del presidente del Senato Ignazio La Russa di non presenziare ai festeggiamenti della Liberazione il prossimo 25 aprile: "Questo è un gesto di pacificazione perché - spiega Mario, figlio di un tenente Rsi - ormai è una festa di sinistra. Non è una festa di vittoria o sconfitta, si deve cambiare mentalità ed è un bene che lui non festeggi". "Fra cent'anni siamo ancora a parlare di questa cosa se non la facciamo finita e - dice invece un altro militante, elettore di Fratelli d'Italia - mi auguro che questo governo faccia cose concrete. Ci vogliono ordine e disciplina".
di Andrea Lattanzi
Video "Avevamo previsto 250 persone ma al secondo giorno di prenotazioni eravamo già oltre. Abbiamo riaperto per un po' e stasera siamo tra i 350 e i 380, dei quali 180 italiani e 200 musulmani". Mohamed Taidi è il portavoce dell'associazione La Pace, raggruppamento di persone di fede musulmana che nel comune di Renate (MB) ha organizzato nell'oratorio Don Bosco, grazie all'assenso del parroco Claudio Borghi, la cena con cui gli islamici interrompono il digiuno giornaliero durante il ramadan. Mentre parla, nel piazzale cominciano ad affluire pietanze tipiche del mondo arabo (cous cous, falafel, tajine) e una musica dalla melodia mediorientale riempie il cortile dell'oratorio. Sullo sfondo, il campanile della chiesa dei Santi Donato e Carpoforo, in primo piano, invece, donne col velo che orchestrano i preparativi. Le polemiche - alimentate dalle dichiarazioni del capogruppo leghista in Regione Lombardia, Alessandro Corbetta - non toccano don Claudio che tira dritto: "Una tempesta in un bicchier d'acqua, non hanno di meglio di cui occuparsi? C'è un Consiglio pastorale, se non è d'accordo lo farà sapere". Fuori dalla sua abitazione le bandiere della Palestina e di Israele l'una vicino all'altra: "Noi siamo per la pace", dice orgoglioso. Alla cena arrivano anche il vicesindaco di Fratelli d'Italia Luigi Pelucchi e l'assessore esterno alla Cultura Mario Molteni. "È una bella iniziativa ma - dice quest'ultimo - la diatriba è cominciata dal niente perché a noi non è mai arrivata una richiesta ufficiale per gli spazi comunali". Manca proprio solo il primo cittadino. "Questa è una cena (gratuita, ndr) per tutti e - conclude Taidi - non è una celebrazione religiosa. Qualcuno non lo aveva capito...".
Di Andrea Lattanzi
Video La prima giornata italiana di Patrick Zaki da uomo libero. L'atterraggio a Milano e poi la lunga serata bolognese raccontata con le sue parole e quelle delle persone a lui più care. "Mentre lo aspettavamo di fronte all'ateneo - racconta Nour, suo amico egiziano - un'ora è sembrata lunga come un anno". "Patrick è l'amico che ti aiuta sempre nel momento di crisi e adesso voglio solo abbracciarlo", dice invece Amr, che in Egitto aveva cominciato l'attività politica con Zaki durante la rivoluzione del 2011. E così fra flash di fotografi e domande dei giornalisti, lo studente egiziano ha potuto finalmente ricevere dal rettore dell'Università di Bologna Giovanni Molari e dalla sua docente e mentore Rita Monticelli la tanto sospirata pergamena di laurea. Fuori dall'ateneo, intanto, la folla acclama Zaki che non si sottrae ad abbracci e battute. Poi il trasferimento in piazza maggiore per il saluto alla città: "Vorrei poter bussare a tutte le porte di Bologna da quanto vi sono grato e - ha detto dal palco - adesso è il mio turno di fare qualcosa per voi e per i diritti umani anche in Italia".
Di Andrea Lattanzi
Video Nelle immagini la pergamena di laurea del Master Erasmus'Mundus Gemma - Women's and Gender Studies' dell'Università di Bologna conseguita il 5 luglio con proclamazione avvenuta da remoto da Patrick Zaki e che che questa sera riceverà in occasione dell'incontro con la stampa in rettorato di Andrea Lattanzi
Video "Vorrei un figlio perché la vita è fatta per essere proseguita e non per morire con noi". Le parole di Debora Lucani, consulente fiscale di 37 anni, quasi commuovono il marito, Michele Belloli, consulente bancario di 48 anni. Sposati in chiesa da ormai 12 anni, sono originari di Parma ma vivono a Marina di Carrara. "Dopo il matrimonio mi è stata diagnosticata un'endometriosi al quarto stadio", spiega Debora, "e mi è stata fortemente sconsigliata una gravidanza". Di qui l'idea di provare con l'adozione che fra burocrazia e gli intoppi dovuti alla pandemia si è rivelata un percorso a ostacoli.
"Abbiamo cominciato a informarci negli Stati Uniti e Canada sulla gestazione per altri solidale,", dice Michele, "in cui deve esserci la massima volontà della gestante a donare il proprio utero a una coppia, senza alcuna commercializzazione". Le uniche spese ammesse all'interno di questa pratica sarebbero quelle per eventuali costi sanitari sulla gestante ed eventuali rimborsi per mancati introiti lavorativi. "Ecco perché ci rifiutiamo di parlare di utero in affitto e troviamo che vietare senza normare una cosa che farebbe il bene di tante coppie sia un atto populistico".
L'inizio dell'iter per riconoscere la gpa come reato universale alla Camera fa riflettere la coppia. "Il nostro desiderio di un figlio resta inalterato ma vedremo come fare", dice Debora, che rincara: "Questa pratica è svolta per lo più da coppie eterosessuali ma qui la si affianca agli omosessuali per colpirli ancora di più. Non mi spiego come sia possibile. Con questa legge se facessimo nostro figlio all'estero rischieremmo due anni di carcere. Vogliono proteggere i bambini ma alla fine gli complicano la vita".
Di Andrea Lattanzi
Video Dalle dimissioni dello scorso 19 maggio, avvenute dopo 45 giorni di ricovero, fino all'uscita del feretro dal Duomo di Milano per i suoi funerali. L'ultimo mese di vita di Silvio Berlusconi visto con gli occhi di chi apparteneva (e appartiene) al suo popolo. Un popolo eterogeneo e contraddittorio, fatto di imprenditori e banchieri, ultras ed eterni devoti. Un lungo commiato che, idealmente, era iniziato il 6 maggio scorso, quando l'ex-presidente del Consiglio parlava per l'ultima volta alla platea della convention di Forza Italia da una stanza dell'ospedale al San Raffaele. "È la prima volta dopo un mese che sono con camicia e giacca, ma qui - aveva detto - ho lavorato alla riorganizzazione del partito". Poi però, in coincidenza di un controllo di routine, l'ultimo ricovero e la morte. Significativa, prima di tornare in ospedale, una passeggiata nella sua Milano 2, dove Berlusconi ha scattato quelle che si ritengono a oggi le sue ultime fotografie, in vita con alcuni ammiratori. Il resto è cronaca, con la riservatissima camera ardente e i pellegrinaggi dei suoi 'fedeli' per lasciare un fiore di fronte alla resistenza si villa San Martino. E poi ancora il funerale, dove il popolo di Berlusconi si è ritrovato per un'ultima volta tra cori, bandiere e striscioni di fronte al suo leader. Con una domanda su tutte: riuscirà quella che per molti è una fede, per tanti altri un'appartenenza, a sopravvivere alla dipartita del suo stesso fondatore?
Di Daniele Alberti, Edoardo Bianchi, Andrea Lattanzi
Video "Chiamatemi Silvia" ha detto ai cronisti che le chiedevano il nome: una donna, madre di due figli, è entrata in piazza Duomo a Milano con una maglietta che recava la scritta "Io non sono in lutto". La contestatrice che aveva anche in mano il libro "Per questo mi chiamo Giovanni" dedicato alle indagini di Falcone. La sua presenza ha provocato forti momenti di tensione quando le persone accorse in piazza Duomo per l'ultimo saluto a Berlusconi si sono accorti di lei (che stava in piedi in silenzio) ."Berlusconi è un pregiudicato e - ha replicato la donna - per questo non merita il lutto nazionale. Ecco perché sono qui".
Di Daniele Alberti, Edoardo Bianchi e Andrea Lattanzi
Video "Silvio per me era come un padre". Così, l'ex olgettina Barbara Guerra ricorda Silvio Berlusconi, morto a 86 anni. "L'avevo visto qualche mese fa a Villa San Martino ed era molto affaticato. Mi ha regalato un quadro della Madonna che conservo ancora qui. Eravamo rimasti d'accordo che avremmo fatto una passeggiata insieme nel parco a villa Gernetto", racconta in lacrime Guerra. "Con la sua scomparsa si chiude quella fase del processo Ruby? Con l'assoluzione del caso si è chiuso quel momento della mia vita, ora voglio solo ricordarlo per la bella persona che era".
Di Andrea Lattanzi e Daniele Alberti
Video "L'unica soddisfazione è che la casa di Erba non era un luogo di spaccio, come hanno sempre fatto credere". Lo ha detto Azouz Marzouk, uscendo dal palazzo di giustizia di Brescia, in occasione dell'udienza sulla richiesta di revisione del processo sulla strage di Erba, nella quale furono uccisi sua moglie Raffaella Castagna e il loro bimbo di 2 anni, Youssef Marzouk. Per la strage sono stati condannati in via definitiva all'ergastolo Olindo Romano e Rosa Bazzi, loro vicini di casa."Lo ha detto anche il procuratore generale di Brescia che in quello che è accaduto non c'entra niente il mondo dello spaccio", ha affermato. "L'importante è fare chiarezza e avere giustizia, che finora non è stata fatta". Ai cronisti che gli hanno chiesto che effetto abbiano avuto su di lui le immagini della casa dell'eccidio mostrate in aula, Marzouk ha risposto: "Le ho sul telefono quelle foto, non è cambiato niente".
Di Edoardo Bianchi e Andrea Lattanzi
Video "Olindo e Rosa sono colpevoli, almeno oggi si ponga fine a questa vergogna". L'esortazione rivolta alla Corte d'Appello arriva da Massimo Campa, legale di Pietro e Beppe Castagna. Il legale ha chiesto che sia dichiarata l'inammissibilità o il rigetto dell'istanza di revisione. “Non c’è Leonardo Di Caprio che mette L’inception nel cervello di Leonardo Frigerio perché non ci sono le condizioni scientifiche per poter dire che la sua memoria fosse viziata” ha rimarcato il legale della famiglia Castagna.
Di Edoardo Bianchi e Andrea Lattanzi