Pavia, le spoglie di S. Agostino sono tornate nell'arca

Video Sono state riposte nell’arca, le reliquie di Sant’Agostino. Ieri, al termine del solenne Pontificale, presieduto dal cardinale Robert Prevost, prefetto del dicastero dei vescovi, l’urna contenente le spoglie del massimo pensatore cristiano del primo millennio, padre e dottore della Chiesa, è stata riposta all’interno del prezioso monumento di epoca gotica, realizzato con i marmi di Carrara e di Candoglia. Nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro erano presenti, oltre al sindaco Fabrizio Fracassi e alla prefetta Francesca De Carlini, anche il deputato Alessandro Cattaneo (Fi), il vicepresidente della Provincia Amedeo Quaroni, le forze dell’ordine, il consigliere comunale e candidato sindaco del centrosinistra Michele Lissia, la già presidente della Provincia Milena D’Imperio, l’ex rettore Fabio Rugge. Hanno voluto partecipare al pontificale che segna la conclusione delle celebrazioni religiose in occasione dei 1.300 anni dell’arrivo a Pavia delle spoglie del vescovo di Ippona. Video Garbi

Giornata del Ricordo in prefettura a Pavia

Video «Basta poco perché l’essere umano si trasformi in un mostro, e la Giornata del Ricordo ce lo rammenta ogni anno»: ha detto così la prefetta Francesca De Carlini nell’introdurre la celebrazione organizzata nella sala Oro di palazzo Malaspina (sede della prefettura) per commemorare l’eccidio delle foibe in cui morirono circa 5 mila italiani e l’esodo giuliano-dalmata che coinvolse circa 350mila persone. Presenti all’evento il sindaco Fabrizio Fracassi, il vicepresidente della Provincia Amedeo Quaroni, il presidente della consulta degli studenti Thomas Grecchi, il vescovo Sanguineti e il rettore Svelto. I loro interventi sono stati inframezzati dalle esibizioni degli studenti del liceo musicale Cairoli. Nel pubblico anche alcune classi delle scuole medie cittadine e dell’istituto comprensivo di Siziano. Tra i relatori anche Gianna Palin, arrivata nel 1947 a Pavia da Pola: aveva sei anni quando, insieme ai genitori, ha dovuto lasciare la propria casa e i propri nonni per sfuggire alle persecuzioni perpetrate dal regime di Tito ai danni degli italiani. Un viaggio affrontato in piroscafo e poi su un treno merci, conclusosi tra connazionali che, però, guardavano con sospetto i profughi in arrivo dall’Est. «Ci lasciarono oltre un mese in un rifugio di fortuna, una grande camerata con brandine militari. A lungo abbiamo avuto timore di dire da dove arrivavamo, c’era grande diffidenza nei nostri confronti». Video Garbi