Martedì 12 maggio alle 11, nell’aula VI della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pavia, una lezione aperta dal titolo “La tutela dei rifugiati nell’attuale contesto internazionale”
Alessandro Dowlatshahi
Si tratta del terzo incidente di questo tipo in una settimana, dopo l'uccisione di tre indonesiani e il missile alla base di Shama
Gli effetti della guerra di Usa e Israele in Iran, il racconto delle studentesse di Pavia: come ci si sente a non poter andare via, il sollievo del ritorno
Vittoria Izzo
Nella casa circondariale va in scena lo spettacolo teatrale tappa del Festival dei diritti «Vogliamo rompere lo stigma e il pregiudizio verso i detenuti»
Francesco Stati
Uso della forza non autorizzato da parte delle Potenze, ingerenze negli affari interni degli Stati: la pace mondiale è minacciata
Sara Grignani
Visita istituzionale del Rettore Alessandro Reali e di una delegazione dell'Università di Pavia a Buenos Aires. Il viaggio è servito a consolidare una serie di progetti e iniziative che confermano come l’università di Pavia sia protagonista della cooperazione scientifica...
Video "Ho un amico che lavora a Gaza per le Nazioni Unite. In questi giorni ha postato un appello, chiedendomi di leggerlo". Così inizia il post su Instagram di Enzo Iacchetti: un appello a non dimenticare chi a Gaza soffre. "La gente qui ha fame", recita il post, "75 giorni senza cibo, senza aiuti, solo bombe. Basta per favore con questa sofferenza: stanno provando a silenziarci, fate girare, fate rumore". "Proviamo a essere più tanti possibile", chiede il comico e presentatore tv
Video A Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, i bambini si accavallano nella mensa dell’ultimo centro che distribuisce cibo, cercando di arrivare agli ultimi resti rimasti nel vaso. Non ci sono più farina né pasta: anche lenticchie e noodles, il loro unico pasto quotidiano, stanno per finire. La carestia avanza, come mostrano le immagini del blogger Waseem Saad, mentre gli aiuti umanitari restano bloccati. Le Nazioni Unite avvertono: centinaia di migliaia di persone sono a rischio fame. Leggi anche Leone XIV, prima udienza: “Gaza situazione straziante, fermare ostilità e consentire aiuti”
Video "Sara non è morta, l’hanno uccisa": con questo grido, centinaia di persone sono scese in piazza a Bello, in Colombia, per chiedere giustizia per Sara Millerey González Borja, donna transgender di 32 anni brutalmente aggredita, con braccia e gambe fratturate, e gettata viva in un torrente. È morta il giorno dopo in ospedale, senza ricevere soccorso. Un video girato da un passante mostra i suoi ultimi istanti: per rispetto, abbiamo oscurato il volto e mostriamo solo pochi secondi del filmato, per evitare ogni spettacolarizzazione del dolore. In rete circola anche un’illustrazione simbolica in stile anime, che la raffigura come una sirena nel fango: un omaggio rispettoso, pensato per denunciare la violenza senza mostrarla.
La Procura generale colombiana ha aperto un’indagine, in collaborazione con il gruppo nazionale contro la violenza fondata su orientamento e identità di genere. Il delitto è stato condannato dal presidente Gustavo Petro, dalle Nazioni Unite e da diverse autorità. La sindaca di Bello, Lorena González, ha definito l’atto “atroce e odioso” e offerto una ricompensa di circa 11.600 dollari per chi fornirà informazioni utili, ma nessun arresto è stato ancora effettuato.
Nel 2025, almeno 15 persone trans sono state uccise in Colombia, segno di una transfobia sistemica che continua a persistere nonostante la presenza di leggi considerate tra le più avanzate della regione. Anche dopo la morte, Sara Millerey González Borja è stata cancellata: nei documenti ufficiali, le autorità non hanno riconosciuto né il suo nome né la sua identità di genere femminile. La sua vicenda è diventata un simbolo doloroso e necessario della lotta contro la disumanizzazione e l’invisibilizzazione delle persone trans.
Video Paolo Mattei, del WFP (World food program), insieme ai suoi colleghi, è riuscito ad abbandonare pochi istanti dopo l'inizio del sisma, gli uffici delle Nazioni Unite a Naypyidaw, la capitale del Myanmar. Le immagini che ha girato sono quelle delle abitazioni di due sue colleghe a poche centinaia di metri dal luogo in cui lavora.