Il sottosegretario Mantovano alla Casa del Giovane di Pavia

Video È dal 1968 che la Casa del Giovane intercetta il disagio. Ed è dal 1971 che la struttura, nata da un’intuizione di don Enzo Boschetti, diventa ufficialmente comunità di accoglienza di chi ha perso speranza e ha trovato risposte nella droga o in qualche altra sostanza che dà dipendenza. Una comunità che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha definito «una splendida realtà» durante la visita di giovedì alla struttura che ora, a 53 anni di distanza, ospita 167 persone che qui lottano quotidianamente per uscire dal tunnel della droga, dell’alcol, del gioco d’azzardo. Una realtà, spiega Simone Feder, psicologo, che sa dare affetto, amicizia, fiducia, sicurezza. Che fa recupero, accompagna all’autonomia attraverso percorsi di studio e lavoro. Che accoglie un numero sempre maggiore di giovanissimi. Ed è per questo, aggiunge Feder, che bisogna stingere i tempi tra presa in carico e avvio del percorso in comunità: «Tre mesi per entrarvi sono troppi». Un appello accolto dal sottosegretario Mantovano che dice: «il governo sta lavorando per accorciare i tempi di inserimento nelle strutture di recupero». Video Garbi