Emanuela Orlandi, il fratello Pietro: "Qualcuno non vuole la commissione parlamentare. Mi auguro non sia il Papa"

Video "Io faccio un appello ai senatori che in questi giorni devono votare la commissione. Io mi auguro che abbiano capito il senso della stessa perché gli italiani vogliono giustizia, mi appello per questo a loro perché con questa la possiamo ottenere". Così Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, a margine della conferenza stampa tenutasi nell'Associazione della Stampa Estera a Roma. "C'è sempre la volontà da parte di qualcuno di nascondere la verità. Questa fa male a qualcuno e non è mio zio il problema perché questa verità fa male solo alla famiglia. Quarant'anni di silenzio non sono serviti a nulla e sono convinto che Papa Francesco abbia detto: basta. Metta in atto in atto gli insegnamenti di Cristo – ha continuato -. Diddi va avanti da solo? No, non credo. Lui non ha la personalità di prendere iniziative personali. C'è comunque qualcuno dietro che non vuole la commissione e mi auguro che non sia il Santo Padre".

MeToo, gli abusi sulle attrici italiane, Spanò (Amleta): "223 denunce, ma il fenomeno è più ampio"

Video Le associazioni Differenza Donna e Amleta hanno promosso un incontro presso l'Associazione della Stampa Estera per raccontare le storie del MeToo italiano. I racconti e le testimonianze di attrici, rimaste anonime, che hanno subito abusi nel mondo dello spettacolo, hanno riaperto un dibattito sull'esigenza di un intervento e di un cambio di marcia culturale nella lotta per la parità di genere. "In questi due anni di lavoro di Amleta sono emerse spontaneamente 223 denunce - racconta Cinzia Spanò, attrice e presidente di Amleta - Crediamo che il fenomeno sia molto più ampio. Si tratta solamente di una parte di un problema che troppo spesso, quando si parla di violenza sulle donne, resta sommerso. Bisogna creare un clima di consapevolezza e assumersi la responsabilità di contrasto alla violenza in maniera collettiva".
Di Luca Pellegrini

La rivolta in Rai, Bortone: “Dall’azienda nessuna spiegazione sul caso Scurati”. Ranucci: “Meloni non crede nel servizio pubblico”. Tg1, Tg2 e Tg3 serali in onda in forma ridotta

In una conferenza stampa all’Associazione della Stampa Estera le motivazioni dell’Usigrai dello sciopero: «Non siamo un sindacato di sinistra, rivendichiamo l’indipendenza del giornalismo». Di Trapani (Fnsi): «Siamo come l’Ungheria di Orbán»

Roberto Pavanello