Avellino, preso il piromane di Caposele: il video che mostra il lancio dell'innesco

Video Un altro piromane è finito in trappola in Irpinia. Lo hanno arrestato i carabinieri del gruppo forestale di Avellino e della Compagnia di Montella. Si tratta di un 66enne di Caposele, incastrato grazie un video nel quale si vede l'uomo mentre lancia un innesco dalla sua auto causando un incendio boschivo. Stamane i carabinieri hanno eseguito l'ordinanza di misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal gip del tribunale di Avellino su richiesta del pm della Procura della Repubblica che aveva aperto un'inchiesta sul caso. Il 66enne di Caposele è accusato di incendio boschivo doloso. I fatti si erano verificati in una località montana "Buoninventre" nel comune di Caposele il 2 agosto scorso. Proprio grazie alle immagini acquisite dagli investigatori è stato possibile confermare che il 66enne mentre transitava alla guida della sua auto lungo una strada comunale aveva lanciato un innesco provocando l'incendio di circa un ettaro di area incolta e parzialmente boscata. Solo grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco di Lioni e degli operatori della Sma Campania di Conza fu possibile limitare i danni causati dal rogo. Poche settimane fa sempre grazie alle immagini della videosorveglianza era stato arrestato in Irpinia un 58enne di Montefalcione, che aveva provocato uno spaventoso incendio nel territorio del comune di Montemiletto. In fumo diversi ettari di bosco ma le fiamme distrussero anche circa 130 piante di un uliveto secolare privato. Il proprietario dell'uliveto, che partecipò alle operazioni di spegnimento, sconfortato dai gravi danni subiti, quando tornò a casa si sentì male e fu stroncato da un malore. (Pierluigi Melillo)

Violenza di genere, a Bari uno smartwatch per proteggere le potenziali vittime: "Non sono sole"

Video Sensori di movimento che gli permettono di rilevare movimenti bruschi o repentini di chi lo indossa: funziona così lo smartwatch, dotato di geolocalizzatore, di cui saranno dotate 25 vittime di violenze di genere, nell’ambito del progetto “Mobile angel”. Il protocollo che ne consente la realizzazione è stato siglato da Procura della Repubblica, Arma dei carabinieri, Regione, Soroptimist international Italia e Centri antiviolenza. A spiegare il funzionamento dell’orologio intelligente è stato il tenente Daniele Lanna, comandante del Nucleo operativo della Compagnia di Bari Centro. “Lo smartwatch è un oggetto concreto di prevenzione – ha detto il procuratore di Bari, Roberto Rossi – che permettere un intervento immediato e aiuta la persona offesa a capire che lo Stato è presente” - L'articolo di Chiara Spagnolo

Colpo fallito alla Deutsche Bank di Caserta: la banda, la cassa smurata, la fuga

Video Nelle immagini della Polizia di Stato, alcuni momenti della notte del 22 marzo 2025, quando una banda forzò l’ingresso della filiale Deutsche Bank di via G. M. Bosco a Caserta e asportò la cassa continua. Durante la fuga, l'auto dei malviventi venne intercettata da una volante, che fu speronata e andò completamente distrutta. Due agenti rimasero feriti, ma un poliziotto riuscì a strappare il passamontagna a uno dei malviventi e a vederne il volto. Il gruppo riuscì comunque a dileguarsi ma la cassa rubata venne abbandonata durante la fuga. Le indagini permisero di identificare i sei soggetti coinvolti: tutti di origine rom, residenti nei campi nomadi della provincia di Napoli e già noti alle forze dell’ordine per reati contro la persona e il patrimonio. Sono stati tutti arrestati. Uno lo scorso 15 luglio, bloccato al confine italiano con documenti falsi. Gli altri cinque sabato scorso, 23 agosto, in Bosnia-Erzegovina, a conclusione di una complessa indagine condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Caserta, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e il supporto operativo del Servizio Centrale per la Cooperazione Internazionale di Polizia. Fondamentale il contributo della Sipa, la polizia investigativa bosniaca, che ha eseguito materialmente gli ultimi cinque arresti. L'articolo

Lavoratori cinesi sfruttati, Loro Piana commissariata: "Non ha impedito il sistema nei subappalti"

Video L'accusa è di non essere stati capaci "di prevenire e arginare fenomeni di sfruttamento lavorativo nell'ambito del ciclo produttivo" della merce destinata al mercato, "non avendo verificato le condizioni di lavoro delle persone impiegate nè le effettive capacità tecniche delle aziende appaltatrici" "tanto da agevolare colposamente" condotte ascrivibili al reato di caporalato. La Procura della Repubblica di Milano ha chiesto l'amministrazione giudiziaria per la casa di alta moda Loro Piana, attualmente presieduta dal figlio del magnate francese Bernard Arnault, Antoine. Sono stati arrestati 2 cittadini cinesi titolari di aziende inserite nella catena di sfruttamento, 7 lavoratori non in regola con la permanenza e il soggiorno sul territorio italiano, 2 titolari di un'azienda sub-affidataria, composta da cittadini italiani, per gravi violazioni della normativa in materia di sicurezza e per utilizzo di lavoro nero. Loro Piana avrebbe affidato la realizzazione di capi molto costosi, tra cui giacche in cashmere, a una società che esternalizzava la produzione a opifici cinesi attivi in provincia di Milano. Le attività di controllo del Nucleo Ispettorato del Lavoro del Comando dei Carabinieri di Milano, legate a una indagine del pm Paolo Storari, presso opifici a conduzione cinese, hanno permesso di riscontrare ricorrenti utilizzi e sfruttamento di manodopera irregolare e clandestina - Leggi l'articolo

Bergamo, pubblicava reel e post di propaganda jihadista: la polizia perquisisce un 24enne

Video Aveva postato sui social media numerosi reel e post che richiamavano la propaganda jihadista tipica di organizzazione terroristiche come l'Isis. Tra questi, numerosi canti e video e altri contenuti multimediali che richiamano, tra l’altro, gesta di mujaheddin dello Stato Islamico, autori di azioni suicide in nome e per conto di tale organizzazione terroristica, o richiami al jihad armato. Per questo motivo, un 24enne di origini marocchine, domiciliato in provincia di Bergamo, è stato individuato e sottoposto a perquisizione personale e informatica dalla Polizia di Bologna per il reato di istigazione a delinquere commessa attraverso strumenti. L'indagine è stata condotta dalla Direzione Distrettuale Antiterrorismo della Procura della Repubblica di Bologna. Il giovane era seguito da oltre 5.000 follower