La famiglia del cooperante chiede rassicurazioni per il figlio, trattenuto in carcere da novembre. Il vice premier: «Una dozzina di italiani detenuti, stiamo lavorando al massimo per proteggerli»
Il governo incassa dalla Casa Bianca il rinvio al 2027 delle tariffe sui mobili. Carabinieri in Giordania per Gaza. La leader: sul Donbass decida l’Ucraina
Video "Caro Babbo Natale occhi spaccanti, enorme Crosetto vestito di pannolenci, supremo corriere Amazon, Frecciarossa dei cieli che mai in ritardo è". Inizia così la lunga letterina di fine anno che Luciana Littizzetto indirizza a Babbo Natale, "l'unico più rosso dei bilanci di Stellantis". Un monologo che parte dalla politica estera ("dona un neurone a Trump e a Putin un po' di cuore") e arriva all'Italia: "Dona salute e gioia a Mattarella, preservalo se no ci tocca La Russa". Ci sono doni anche per i ministri. "A Salvini hai già donato l'assoluzione, ma lui vorrebbe una Corte dei conti che non sa contare". "A Giuli qualche vestito non uscito dall'armadio di Galeazzo Ciano". Per Roccella: "Ripetizioni di educazione sessuale a scuola per scoprire che non sono gay pride con i bidelli". Per Bernini: "Una carie fra dieci anni, quando uno studente del semestre filtro sarà dentista". E l'opposizione? "A Schlein un biglietto per la Patagonia di sola andata". Per Alberto Trentini "un bel biglietto di ritorno". In chiusura, commovente, il ricordo dei tanti amici perduti, compresi Vanoni e Beppe Vessicchio.
Il cooperante è stato arrestato il 15 novembre 2024 durante una missione umanitaria con l’ong Humanity & Inclusion, impegnata nell’assistenza alle persone con disabilità
Il rilascio (dopo quattro mesi e mezzo di detenzione) è stato annunciato dal presidente Emmanuel Macron su X. Il suo caso richiama quello del cooperante 46enne italiano Alberto Trentini, detenuto senza incriminazione in Venezuela da un anno
A CURA DELLA REDAZIONE
Armanda Colusso in conferenza stampa a Milano sul figlio cooperante detenuto in Venezuela: «Fino ad agosto nessun contatto da parte dell’esecutivo»
Il giovane è detenuto in Venezuela da 10 mesi
Il ministro Tajani: «Questo è un segnale positivo, vuol dire che anche il regime di detenzione si è leggermente alleggerito»
Riprende il processo Regeni. A Piazzale Clodio il sit in insieme alla madre di Alberto Trentini. La legale delle due famiglie: «Bisognerebbe fare per Alberto quello che è stato fatto per Cecilia Sala»
SOFIA PEGORARO
Il cooperante di 46 anni è in cella dal 15 novembre ma il Venezuela ancora non gli ha formalizzato nessuna accusa. La disperazione della madre: “Portatelo a casa, parlatene come avete fatto con altri italiani”
LAURA BERLINGHIERI
Video Si è tenuta alla Casa degli Autori, uno degli spazi della Mostra del cinema di Venezia, l'iniziativa per chiedere la scarcerazione del cooperante veneziano Alberto Trentini, detenuto a Caracas da oltre 300 giorni senza un'accusa precisa. Il luogo scelto non è casuale: proprio sopra lo stand si affaccia il terrazzino della casa dove il giovane è cresciuto. Nel corso del'’evento ha preso la parola Armanda Colusso, madre di Alberto, che ha letto una lettera per spiegare il dramma della detenzione e dell'attesa per la scarcerazione del figlio. “Esigiamo che il nostro governo concretizzi gli sforzi per riportare Alberto a casa", ha dichiarato. "Ogni giorno in più di detenzione e di attesa produce un’intollerabile sofferenza. Mi chiedo spesso cosa penserà questo ragazzo del suo Paese che per mesi lo ha abbandonato?". Nel suo intervento, Colusso ha rivolto un appello diretto anche agli artisti, ai giornalisti e al pubblico presente: "Scrivete, parlatene, passate voce. L'attenzione e la solidarietà possono fare la differenza. Mi auguro che servano a spronare chi ancora tentenna".
Video I genitori di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso al Cairo nel 2016, parlano per la prima volta del rapporto con la famiglia di Alberto Trentini, il cooperante detenuto in Venezuela da dieci mesi. "Sanno che loro figlio è vivo, ma noi sentiamo il loro dolore e il dovere di fare qualcosa per loro, ci mettiamo al servizio della loro causa perché sia liberato: - dicono Paola e Claudio Regeni da Gradisca d'Isonzo, ospiti del festival dedicato al figlio Giulio - Facciamo tutti il nome di Alberto, tutti quelli che possono fare qualcosa facciano qualcosa". A dieci anni dall'"ultima estate passata con nostro figlio", raccontano Paola e Claudio Regeni, entro la fine dell'anno si dovrebbe concludere il processo per la morte del ricercatore. "Per noi sarà un punto di arrivo, poi continueremo a impegnarci per le cause che lo richiedono".di Matteo Macor
Lo sfogo della donna fuori dal tribunale di Roma dove è in programma una nuova udienza del processo Regeni
LAURA BERLINGHIERI
Video Armanda Colusso, madre di Alberto Trentini, a margine di un sit-un a Roma ha chiesto l'intervento delle istituzioni per la liberazione del figlio in carcere in Venezuela. "Oggi sono otto mesi esatti che è in prigione, ma tutto tace e tace anche la nostra presidente del Consiglio - ha spiegato ai giornalisti -. Questo silenzio per me e la mia famiglia è insostenibile, il nostro governo deve attivarsi come ha fatto il governo svizzero con il compagno di prigionia di mio figlio che è stato liberato da poco e ha raccontato alla stampa le terribili condizioni di detenzione in cui si trova ancora Alberto". LEGGI
Video "Voglio che la mia voce arrivi fino in fondo. Questa volta sarete voi giornalisti ad aiutare a far liberare Alberto in prigione da quasi sette mesi". A parlare è Armanda Trentini, madre di Alberto, il cooperante arrestato in Venezuela il 15 novembre 2024, durante una conferenza stampa convocata presso la sede dell'Ordine dei giornalisti a Roma. "Si deve parlare di mio figlio come si è fatto per altri italiani che, grazie anche al clamore mediatico, hanno fatto ritorno a casa. Vi prego non stancatevi di parlare di Alberto. Sono certa che chi ha il potere di far liberare mio figlio con una forte pressione mediatica si adopererà senza più tentennamenti".
Appelli, petizioni e cortei. Ma il cooperante veneziano, accusato di cospirazione, resta detenuto nel carcere alla periferie di Caracas
LAURA BERLINGHIERI
Schiavo liberato in Venezuela dopo 5 anni: «Pensavo di non uscire mai». Cruciale la mediazione di Sant’Egidio: «Speranza anche per Trentini»
Il trentatreenne era stato trovato morto nel 2020 nella sua abitazione a San Vicente del Caguàn, dove lavorava per le Nazioni Unite. Oggi l’udienza di opposizione contro l’archiviazione sollecitata per la seconda volta dalla procura di Roma
Il cooperante italiano è detenuto da oltre 100 giorni in Venezuela con generiche accuse di terrorismo. La madre: «Un dolore enorme». Il sottosegretario Mantovano: «Stiamo facendo tutto il possibile»
LAURA BERLINGHIERI
Video A nove anni dall'assassinio del figlio, Paola e Claudio Regeni parlano a Repubblica dalla loro Fiumicello, dove ogni 25 gennaio si ricorda il sequestro, la tortura e la morte del ricercatore italiano in Egitto nel 2016. “Ci dicevano non si arriverà a nulla, e invece siamo qui, in quello che sarà un anno importantissimo: l’anno della verità e della speranza”, spiegano il loro stato d'animo. Insieme "la fatica per il processo, che ogni giorno di fa ritornare ai giorni in cui abbiamo preso la batosta", ma anche "la speranza e la vicinanza di tanti". La stessa che i genitori Regeni mandano alla famiglia di Alberto Trentini, il cooperante scomparso in Venezuela da due mesi: "Lo aspettiamo a casa, sano e salvo".
di Matteo Macor