«I leoni di Allah che sono in tutto il mondo, e che qualcuno chiama lupi solitari, devono sapere che sono il peggior incubo dell’Occidente», ed è ora che passino all’azione: l’esortazione, esplicita, arriva da al Qaeda nella Penisola Araba (Aqap), che fornisce anche una lista di obiettivi
ROMA Sono morti mentre stavano andando a scuola come ogni giorno a bordo di uno sgangherato pullmino a Rada nella provincia yemenita di Baida, nelle stesse ore in cui in Pakistan si consumava la strage di Peshawar. Sono saltati in aria, senza alcuna possibilità di salvezza, quando un’autob
ROMA Sono morti mentre stavano andando a scuola come ogni giorno a bordo di uno sgangherato pullmino a Rada nella provincia yemenita di Baida, nelle stesse ore in cui in Pakistan si consumava la strage di Peshawar. Sono saltati in aria, senza alcuna possibilità di salvezza, quando un’autob
ROMA Sono morti mentre stavano andando a scuola come ogni giorno a bordo di uno sgangherato pullmino a Rada nella provincia yemenita di Baida, nelle stesse ore in cui in Pakistan si consumava la strage di Peshawar. Sono saltati in aria, senza alcuna possibilità di salvezza, quando un’autob
di Andrea Visconti wNEW YORK Un tragico epilogo dopo un anno e mezzo di prigionia. Quando mancavano ventiquattr’ore alla sua liberazione, Pierre Korkie è stato ucciso. L’insegnante sudafricano che dal maggio 2013 era ostaggio del ramo di al Qaeda in Yemen avrebbe dovuto tornare in libertà
di Andrea Visconti wNEW YORK Un tragico epilogo dopo un anno e mezzo di prigionia. Quando mancavano ventiquattr’ore alla sua liberazione, Pierre Korkie è stato ucciso. L’insegnante sudafricano che dal maggio 2013 era ostaggio del ramo di al Qaeda in Yemen avrebbe dovuto tornare in libertà
di Andrea Visconti wNEW YORK Un tragico epilogo dopo un anno e mezzo di prigionia. Quando mancavano ventiquattr’ore alla sua liberazione, Pierre Korkie è stato ucciso. L’insegnante sudafricano che dal maggio 2013 era ostaggio del ramo di al Qaeda in Yemen avrebbe dovuto tornare in libertà
di Andrea Visconti wNEW YORK Una bufala. Quel messaggio su Twitter che confermerebbe la morte del leader dello Stato Islamico Abu al Baghdadi non è attendibile. All’apparenza è stato scritto dal ministro degli Esteri iracheno. Ma Icrahim al-Jaafari, il ministro stesso, ha negato di avere a
di Andrea Visconti wNEW YORK Una bufala. Quel messaggio su Twitter che confermerebbe la morte del leader dello Stato Islamico Abu al Baghdadi non è attendibile. All’apparenza è stato scritto dal ministro degli Esteri iracheno. Ma Icrahim al-Jaafari, il ministro stesso, ha negato di avere a
di Andrea Visconti wNEW YORK Una bufala. Quel messaggio su Twitter che confermerebbe la morte del leader dello Stato Islamico Abu al Baghdadi non è attendibile. All’apparenza è stato scritto dal ministro degli Esteri iracheno. Ma Icrahim al-Jaafari, il ministro stesso, ha negato di avere a
NEW YORK «Mi chiamo Rob O’Neill e ho ucciso Osama Bin Laden». Il Navy Seal che afferma di aver finito «con tre colpi alla fronte» il capo di Al Qaeda nel raid al compound di Abbottabad è uscito allo scoperto con una storia che ha ispirato non uno, ma ben tre film di Hollywood. Trentotto an
NEW YORK «Mi chiamo Rob O’Neill e ho ucciso Osama Bin Laden». Il Navy Seal che afferma di aver finito «con tre colpi alla fronte» il capo di Al Qaeda nel raid al compound di Abbottabad è uscito allo scoperto con una storia che ha ispirato non uno, ma ben tre film di Hollywood. Trentotto an
NEW YORK «Mi chiamo Rob O’Neill e ho ucciso Osama Bin Laden». Il Navy Seal che afferma di aver finito «con tre colpi alla fronte» il capo di Al Qaeda nel raid al compound di Abbottabad è uscito allo scoperto con una storia che ha ispirato non uno, ma ben tre film di Hollywood. Trentotto an
LONDRA Un’allarmante “distorsione” nell’uso dei social network ha fatto di Facebook, Twitter e altre simili piattaforme online «centri di comando e controllo» per gli jihadisti dell’Is. È ormai un fatto appurato, secondo Robert Hannigan, il nuovo capo dell’agenzia di sorveglianza britannic
di RENZO GUOLO L’era della globalizzazione è anche quella della globalizzazione del terrore. Nel mondo attuale diventa sempre più difficile distinguere globale e locale. Così, se prima 2001 il conflitto tra l’islam radicale e i suoi dichiarati nemici si svolgeva lontano dalle metropoli occ
LONDRA Un’allarmante “distorsione” nell’uso dei social network ha fatto di Facebook, Twitter e altre simili piattaforme online «centri di comando e controllo» per gli jihadisti dell’Is. È ormai un fatto appurato, secondo Robert Hannigan, il nuovo capo dell’agenzia di sorveglianza britannic
di RENZO GUOLO L’era della globalizzazione è anche quella della globalizzazione del terrore. Nel mondo attuale diventa sempre più difficile distinguere globale e locale. Così, se prima 2001 il conflitto tra l’islam radicale e i suoi dichiarati nemici si svolgeva lontano dalle metropoli occ
LONDRA Un’allarmante “distorsione” nell’uso dei social network ha fatto di Facebook, Twitter e altre simili piattaforme online «centri di comando e controllo» per gli jihadisti dell’Is. È ormai un fatto appurato, secondo Robert Hannigan, il nuovo capo dell’agenzia di sorveglianza britannic
di RENZO GUOLO L’era della globalizzazione è anche quella della globalizzazione del terrore. Nel mondo attuale diventa sempre più difficile distinguere globale e locale. Così, se prima 2001 il conflitto tra l’islam radicale e i suoi dichiarati nemici si svolgeva lontano dalle metropoli occ
Una donna è stata lapidata nel sud della Somalia dai fondamentalisti Shabaab perché «rea confessa» di avere segretamente quattro mariti. La vittima, 33 anni, era accusata di “poliandria” ed è stata uccisa in una regione controllata dal gruppo estremista affiliato ai terroristi di al Qaeda.