Metropolis - A bordo della Geobarents bloccata a Genova: "I libici minacciavano di sparare. Ma il governo punisce noi che salviamo vite"

Video È bloccata a Genova per sessanta giorni, la nave di ricerca e soccorso di Medici senza frontiere: da quando, lunedì 23 settembre, ha portato in salvo 206 migranti sbarcando nel porto più lontano di tutti. Le autorità italiane – secondo il nuovo corso del ministro Matteo Piantedosi – ha imposto infatti un blocco amministrativo alla Geobarents per non aver obbedito agli ordini della Guardia costiera libica: ma gli operatori di Msf mostrano a Repubblica i video dove si sentono le autorità libiche intimare alla nave della ong di fermarsi, minacciando addirittura di sparare. “Eravamo in zona Sar libica, in acque internazionali, a sud di Lampedusa – racconta Fulvia Conte, coordinatrice ricerca e soccorso di Medici senza Frontiere – autorizzati dalle autorità italiane stavamo procedendo verso un secondo barchino in difficoltà, quando a soccorso quasi finito una imbarcazione della Guardia costiera libica, peraltro donata dall’Italia, ha iniziato a compiere manovre abbastanza aggressive. Non è la prima volta: a volte sparano in aria o in acqua, e sono ancora più violenti verso le barche con migranti a bordo. Questa ennesima misura punitiva ci impedisce di salvare vite in mare: è la venticinquesima volta che le autorità italiane puniscono le navi delle ong. Mentre in mare sempre più barchini spariscono nel silenzio”. Di Erica Manna

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La premier aveva provato a negare la notizia de La Stampa: “Solo uno spostamento”. Ma il Silp-Cgil: “Abbiamo verificato. Vuole solo la scorta al piano”. Le opposizioni attaccano. Borghi: “Sindrome da bunker”. Serracchiani: “Non si fida dei poliziotti? Cosa nasconde”. Avs: “Intervenga Piantedosi”. M5S: “Basta complottismo”

I. Lomb.